Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

LALEBBRADELLACORRUZIONE lA NIGERIADICHINUAACHEBE PaoloBertinetti Chinua Achebe. Nigeriano, di etnia igbo, nato a Ogidi nel 1930. È il maggior romanziere africano di lingua inglese. Per lui, come per quasi tutti gli scrittori della sua generazione, ma con una sottolineatura ancora più marcata, il compito dello scrittore africano è quello di educatore, di organizzatore, nel1 'opera letteraria, dei miti, delle leggende, delle espressioni culturali della propria gente. Per ritrovare la propria identità, confusa e sfilacciata dal dominio coloniale, per aiutare a costruire una base da cui partire per superare un presente postcoloniale tragicamente lacerato e spesso infame. Non per offrire soluzioni, ma, come ha scritto nel saggio La verità della finzione, pubblicato in Italia da "Linea d'ombra", per offrire, in una situazione in cui i problemi della vita quotidiana e della politica rimangono insolubili, la possibilità attraverso la scrittura di vedere al di là della cortina di nubi che acèeca il presente. Lo scrittore, però, potrà ricoprire questo ruolo non obbedendo ai dettami delle ideologie, ma ascoltando la propria voce interiore, liberando la propria creatività, "che sola può parlarci con l'apocalittica chiarezza e con l'autorevolezza del libro della Rivelazione: Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo". Questa citazione dal!' Apocalisse di Giovanni compariva nel discorso che Achebe tenne una decina d'anni fa al convegno dell'Associazione degli Scrittori Nigeriani di cui era presidente. All'epoca erano passati circa vent'anni dall'uscita del suo ultimo romanzo (nel 1987, però, quasi a sorpresa, fu pubblicato I vagabondi della storia, un nuovo romanzo di notevole interesse sia da un punto di vista tematico che linguistico), ma la fama e il prestigio procuratogli dai suoi ormai lontani lavori erano rimasti intatti, facendone una delle figure di maggior peso culturale dell'Africa nera. li suo esordio letterario era avvenuto nel 1958 con Il crollo a cui erano seguiti altri due romanzi, Ormai a disagio (1960) e La freccia di Dio (1964), che insieme formavano una trilogia sul mondo nigeriano dall'arrivo dell'uomo bianco alla decolonizzazione. E nel 1966 era uscito Un uomo del popolo, un clamoroso best-seller che nei paesi di lingua inglese ha venduto più di un milione di copie. La fama italiana di Achebe è invece pressoché inesistente. I quattro romanzi erano stati pubblicati dalla Jaca Book nella seconda metà degli anni Settanta; poi c'era stata la riproposta, quasi clandestina, negli Oscar Mondadori. Qualche mese fa, in concomitanza con il conferimentoadAchebedel PremioNonino, i suoi romanzi sono stati ripubblicati da Jaca, in una collana realizzata insieme all'Università di Bergamo (che tra gli altri propone anche il brasiliano Antonio Olinto e l'haitiano René Depestre del "magico" Albero della cuccagna). Una nuova riproposta che può rappresentare, per il lettore italiano, l'occasione ideale per accostarsi ad alcuni dei romanzi che hanno "creato" la letteratura africana di lingua inglese. Fotodi Giovanni Giovannetti. Magari incominciando dall'inizio, da Il crollo, che rimane probabilmente il più bello. La vicenda si svolge in territorio igbo, nella parte orientale dell'attuale Nigeria, agli inizi del periodo coloniale. Ne è protagonista Okonkwo, grande lottatore e rispettato combattente, ricco, forte, potente, l'incarnazione dei valori guerrieri della comunità. Okonkwo si è costruito in questo modo, per reazione alla figura del padre, che amava il canto e la danza, che apprezzava la lotta e i I lavoro nei campi e che, segno divino, era morto di una malattia infamante, che gli aveva precluso un' onorata sepoltura. Okonkwo interpreta in modo rigido e violento le regole del clan, che lo rispetta e lo teme. Ma la sua visione ha un che di fanatico, che lo porta al di là di quella della comunità, che sa temperare le proprie norme con una flessibilità a lui sconosciuta. Avendo ucciso non intenzionalmente un componente del clan, Okonkwo è costretto all'esilio (che naturalmente accetta con coerente disciplina); ma nel frattempo arrivano i missionari cristiani, che col permesso della comunità fondano una chiesa e fanno i primi proseliti, soprattutto tra i più diseredati. Anche il figlio di Okonkwo, Nwoye, si fa cristiano: "Perché, gridava dentro di sé, proprio a lui doveva toccare la disgrazia di avere un figlio del genere[ ...] Ora che aveva tempo di pensarci, il crimine del figlio gli appariva in tutta la sua enormità. Lasciare gli dei del padre e andare in giro con degli uomini effemminati che chiocciavano come vecchie galline era il massimo della vergogna". L'uomo bianco ha portato non

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