Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

che parte nella Siberia orientale. A te piace vestirti bene: io non porterò altro che stracci, quello che potrò comprarmi con un semplice salario." "[ ...] Tu volevi vedermi diventare una personalità pubblica: io non sarò che un negatore. [...] Tu non potevi soffrire l'amore disinteressato per i libri: io li amerò senza riserve. Tu volevi delle conoscenze utili: io le rifiuterò. Tu detestavi la poesia: io l'amerò. "Farò ogni cosa all'incontrario. E se adesso tu ti vanti della tua felicità familiare, io farò propaganda per i falansteri di Fourier dove è Io Stato ad allevare i bambini che così non rischiano di finire in mano a un despota come te." · "Tu vuoi farti conoscere: io preferisco finire nella mediocrità. Tu ami l'economia domestica: io non l'amerò. Tu vuoi che io diventi un cacciatore: io non prenderò mai un fucile in mano e non sgozzerò mai nessun animale". Una sfida che rivela quanto il rapporto con il padre sia stato centrale, sia pure in negativo, '!ella formazione dello scrittore. La prosa autobiografica di Salamov, La quatrième Vologda (Fayard, 1986), è tutta percorsa dal difficile sentimento che univa Varlam Tichonovic a Tichon Salamov, un pope di Vologda (Russia settentrionale) che, come era costume nel clero russo, aveva ereditato dal padre, che a sua volta l'aveva ereditato dal nonno, la professione ecclesiastica. Varlam, il suo ottavo figlio, Io ricorda come una delle creature più laiche, terrestri, aridamente positivistiche e pratiche da lui mai incontrate. Ne detestava di cuore la massima preferita: unire l'utile al dilettevole. Tichon Salamov sarebbe stato il pope ideale per zar riformatori come Pietro I o Caterina li: riteneva che il clero bianco, con la sua presenza capillare nella società russa, potesse svolgere un compito cruciale: indirizzare, consigliare, illuminare il popolo, non in senso spirituale, ma illuministico: per diffondere conoscenze agricole, mediche, scolastiche, sradicare la superstizione, promuovere insomma il progresso. Tichon Salamov non era però un pope dei più comuni: discendente di sciamani, come testimoniato dal cognome, aveva vissuto per quasi venti anni negli Stati Uniti, come missionario ortodosso, e lì il suo zelo pratico si era rafforzato di quello che il figlio chiama sprezzantemente il senso pubblico della vita caratteristico degli americani, la passione per risolvere le cose con i propri mezzi soltanto, ricorrendo se necessario a manuali. Oppure a cataloghi: quando morì il prediletto figlio maggiore, Sergej, la bara fu scelta così. Tichon Salamov non aveva proprio nulla della spiritualità ortodossa, al punto che come icona si era scelto la riproduzione di un Cristo di Rubens, questo nella città che nel Seicento era stata una delle tappe d'esilio dell'arciprete Avvakum, nemico acerrimo di qualsiasi influenza occidentale nella pittura sacra come in ogni altro vaspettodella fede. Vologda, oggi sede di un museo Salamov, era una città di provincia tutta particolare: il fatto che ali' inizio del secolo ministri liberali l'avessero scelta come luogo di deportazione per detenuti politici (deportazione mite, visto che una sola notte di treno la separava da Mosca~ da Pietroburgo) l'aveva resa un vivace centro culturale. Gli Salamov vivevano in una casa a ridosso della cattedrale di Santa Sofia, detta la Cattedrale Fredda perché priva di riscaldamento e utilizzabile solo d'estate. L'interno della cattedrale era decorato da affreschi di Andrej Rublev, sulla volta del soffitto grandi angeli suonavano le trombe del giudizio; al posto del piede sinistro di uno di questi si vedeva ancora il buco lasciato da una pietra cascata addosso a Ivan il Terribile, maciullandogli un alluce: fatto questo che aveva dissuaso lo zar dal proposito di traferire da ~fosca a Vologda la capitale della Russia. A Vologda Tichon Salamov aveva trascinato la famiglia dalla isole Aleutine, eccitato dalle notizie della rivoluzione del 1905, e "attirato dalla libertà di stampa, dalla tolleranza religiosa e dalla libertà di parola". Anche questo ritorno gli rimprovera il figlio: accusa il padre di non avere saputo presentire nulla di quanto stava per accadere in Russia, questo perché, estraneo alle letture dostoevskiane del figlio, era «positivista fino al midollo dell'osso, non credeva in nessuna profezia. Al contrario, i profeti offendevano la sua ragione: mio padre non sapeva che farsene delle profezie. Ecco perché non ha presentito nulla del futuro... Non ba fatto che formare il suo gusto, le sue idee e tentare di vivere in armonia con esse, e più o meno di educare gli altri ». Sin da piccolo Varlam ha odiato le incursioni paterne nella sua vita privata. Lo giudicava un egoista soddisfatto di sé, che era riuscito a trasformare la moglie nella sua "vittima privata": il padre decideva della loro vita fin nei più piccoli dettagli, in base alle sue idee, e la madre, una donna di cui Salamov lamenta di non avere fatto in tempo a vedere la bellezza, stava sempre in cucina, a trascinarsi su gambe gonfie come quelle di un elefante, sfinita dalle otto gravidanze, criticata nel suo amore per la poesia di Puskin e di Lermontov, abbrutita dalla fatica di preparare quattro pasti al giorno per i cinque figli sopravvissuti e per il marito, e badare anche ai numerosi animali domestici imposti dal marito, in particolare le capre considerate "i bovini dei poveri", e i cani utilizzati nelle frequenti spedizioni di caccia. Tichon Salamov e i due figli maggiori tornavano sempre con carichi di selvaggina che ricadevano sulle spalle della madre, che doveva ripulirli e riporli nella ghiacciaia. "II gatto è il solo animale domestico che non sia mai stato tenuto in famiglia. Mio padre non ne apprezzava il carattere indipendente". Del resto nemmeno permetteva che nell'orto si coltivassero fiori: non ne vedeva l'utilità. In tanto astio, frutto del l'attrito quotidiano con una personalità invadente e volitiva, ogni tanto trapela un barlume di stima. Tichon Salamov aveva se non altro il merito di disprezzare l'antisemitismo, questo in una città che aveva visto la creazione delle famigerat~ Centurie Nere. Durante un'orazione nella cattedrale Tichon Salamov aveva condannato senza mezzi termini i pogrom, e quando un deputato ebreo alla Duma, Herzenstein, fu ucciso a Pietroburgo, celebrò in sua memoria una messa che gli costò la rimozione a una chiesa inferiore e la persecuzione da parte dei vescovi. Deciso a impedire che i figli potessero crescere antisemiti, aveva ordinato di invitare a casa i compagni di scuola ebrei. Una volta aveva portato Varlam alla sinagoga: "Guarda, ecco il tempio dove alcuni uomini hanno trovato Dio prima di noi. La verità, è la sete di verità". Non era abbastanza per placare il disgusto morale suscitato nel figlio dal vanesio amore paterno per l'eleganza: "D'inverno andava a spasso con in testa un berretto di castoro molto costoso e una pelliccia di puzzola, un colletto di topo muschiato e sotto un'elegante sottana di seta. Tutti i suoi abiti erano disegnati dai sarti alla moda delle due capitali ..". Sua moglie invece non possedeva nulla di bello, e certo faceva poco per attenuare l'astio per il padre di Varlam, anzi, rimasta vedova gli raccontò che con la sua presunzione e il suo egocentrismo suo marito aveva distrutto tutti i suoi sogni, e comunque, come aveva sco-

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