~aputo andare ben oltre la denuncia. Il fascino delle pagine di Salamov sulla Kolyma derivano dal salto oltre la contingenza storica e politica, questo nonostante gli accenni occasionali a una specularità che fa vacillare la mente: quella fra i lager delle due [orze nemiche, nazista e comunista. Nota Kapuscinki che in Salamov i lager "appartengono all'ordine naturale, non a quello umano. Può forse l'uomo ribellarsi al grande gelo o a una catastrofica alluvione? Se all'arrivo di un'alluvione reagiamo minacciandola a pugni tesi, la gente ci prende per matti scappati dal manicomio. All'arrivo di un'alluvione, l'unica è arrampicarsi sul l'albero più alto e aspettare pazientemente che l'acqua cali. Ecco la vera razionalità, l'unico comportamento logico. Se si finisce in un lager, tutto quello che si ottiene a ribellarsi è di farsi fucilare: l'unica saggezza è cercare di sopravvivere. Chissà che un giorno l'acqua non cali, chissà che un giorno non ti rilascino. Non c'è assolutamente altro da fare, anzi l'essenziale è non fare niente" . Ma pensare molto: fino a formulare una concezione nuova della prosa, come in La cravatta: "È una verità di un genere particolare, la verità della realtà. Ma questo è un racconto, non un saggio. Come trasformarlo in qualcosa che sia la prosa del futuro, qualcosa di simile ai racconti di Saint-Exupéry, che ci ha aperto lo spazio?" "In passato, come anche oggi, per avere successo uno scrittore doveva essere straniero nel paese del quale scriveva. In modo da scrivere dal punto di vista, secondo gli interessi - l'orizzonte - della gente tra la quale era cresciuto e di cui aveva acquisito le abitudini, i gusti, le opinioni. Lo scrittore scrive nella lingua di coloro a nome dei quali parla. E nulla più. Se conosce troppo bene il soggetto, la gente per la quale scrive non lo capirà. In questo caso lo scrittore avrà tradito, sarà passato dalla parte del proprio soggetto." "Non bisogna conoscere troppo bene l'argomento di cui si scrive. Così hanno fatto tutti gli scrittori del passato e del presente, ma la prosa del futuro esige altro. Non saranno più gli scrittori a prendere la parola, ma degli specialisti con il dono della scrittura. E racconteranno soltanto quello che conoscono e che hanno visto. L'autenticità - questa sarà la forza della letteratura del futuro". O, come ebbe a dire altrove, l'artista è "Plutone che ascende dal]' Ade, non Orfeo che vi discende". Quindi, non creazione, ma ascolto della realtà e scelta del materiale. Secondo un procedimento che richiama le considerazioni salamoviane sulla rima, ma anche il senso di quella ricerca sulla natura ultima delle cose favorita dalle sottrazioni imposte dal lager, con quella scarnificazione progressiva del- !' anima: 'Tutti i sentimenti umani - l'amore, l'amicizia, l'invidia, l'umanità, la carità, iI desiderio di gloria, l'onestà - li avevamo persi insieme alla carne di cui il lungo periodo di fame ci aveva privati Nell'insignificante strato muscolare che ancora ricopriva le nostre ossa[ ...] non si trova ormai altro che rabbia, il più durevole dei sentimenti umani" (Rancio secco). A un certo punto, nel logorio di quei due decenni, anche la rabbia deve essere svaporata, perché altrove emerge iI senso di una straordinaria pace interiore, accompagnata talvolta da una specie di ebbrezza di fronte a squarci di verità che i santi asceti del _passato ottenevano attraverso privazioni liberamente scelte. Salamov si stupisce della sua sopravvivenza: scopre la forza straordinaria dell'uomo, superiore a quella di qualsiasi animale, si emoziona di toccare in sé la sorgente della forza vitale, quella che gli impedisce, nonostante tutto, il suicidio. In Memorie da una casa di morti Dostoevskij si interrogava sulla forza generata dalla speranza nelle condizioni di vita sue e dei suoi compagni di prigionia. Nella speranza quotidiana, egoistica, concentrata sulla possibilità di ottenere nell'immediato condizioni di vita anche solo un poco migliori, Salamov vede l'origine di ogni comportamento abietto, mentre la forza di resistere gli sembra appannaggio esclusivo di chi ha una fede: che si tratti di una religione nel senso comune del termine o di una fede, come quella di Salamov, di più modeste proporzioni, confinata alla coscienza della propria anima, dei doveri che questa comporta e che impongono di trascendere i confini della prigione. La volontà di non mollare si rafforza anche con il sale di una contorta ironia, come in Pioggia: "La grigia riva sassosa, le montagne grigie, la pioggia grigia, il cielo grigio, gli uomini grigi in abiti laceri: tutto era molto dolce, tra ogni cosa c'era un reciproco accordo. In tutto c'era una sorta di armonica unità di colori -un'armonia diabolica". Una volta Salarnov chiese a Pasternak perché non avesse tradotto Heine; si sentì rispondere "Non apprezzo affatto l'ironia romantica. La poesia, come la vita, è una cosa troppo seria per scherzarci sopra". Questione di punti di vista, perché a Peredelkino, nel giugno del '56, Salamov rimase colpito dall'atmosfera falsa della casa di Pasternak. Tanto cognac e troppa deferenza per un poeta quasi settantenne che gli pareva trattato da enfant prodige. In tanta insofferenza per il prestigio goduto da Pasternak fra le donne di casa sua sem9rano riaffiorare sentimenti sepolti da tempo, gli stessi dello Salamov quattordicenne che si ribellava alla dittatura paterna e formulava questa sfida: "Sì, vivrò non solo in un modo diverso dal tuo, ma facendo esattamente il contrario di quello che consigli tu. Tu hai creduto in Dio: io non ci crederò affatto, non ci credo più da molto tempo e non imparerò mai a farlo. Tu ami l'attività pubblica; io non mi ci dedicherò affatto, e, se un giorno lo farò, sarà in tutta un 'altra forma. Tu hai fede nel successo, nella carriera: io invece non farò nessuna carriera, io morirò anonimo, da qual-
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