Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

né la produzione del presente. Se lo avessero fatto prima, avrebbero contribuito ad avvicinare le due sponde del Mediterraneo da molto più tempo. E, invece, ci hanno sempre ignorato. Sei d'accordo con Edward Sa' id quando sostiene che l'orientalismo ha molte colpe? Io ritengo che questo sia un problema non soltanto di ordine culturale, ma politicoecivile, e soprattutto di civiltà.L'orientalismo ai suoi esordi non aveva come fine la conoscenza per la conoscenza. Non era certo l'interesse per la cultura orientale che spingeva quel genere di studiosi, ma c'erano soprattutto motivazioni politiche. La conoscenza era per il predominio, si doveva conoscere per poter dominare. Così dovevano conoscere l'arabo, e dovevano conoscerlo bene per stabilire su queste popolazioni un controllo con il bastone. Per questo motivo i primi che si accinsero allo studio dell'arabo e lo studiarono seriamente erano uomini che lavoravano per i loro governi. Pensiamo a Lawrence, era bravissimo in arabo. Molti degli orientalisti del primo periodo erano funzionari di vari governi europei che lavoravano nei nostri paesi. L'orientalismo è diventato un lavoro accademico soltanto successivamente. Ritengo che ancora adesso buona pa1te dell'orientalismo sia soggetto a una sorta di complesso da un punto di vista politico. Ci sono pochissimi orientalisti che si avvicinano al mondo arabo e studiano la letteratura araba, per esempio, senza preconcetti. La maggior patte di loro ani va da noi con un'immagine già formata. Ci vedono lontani e questa diversità diventa per loro il metro di giudizio. Da questo punto di vista ritengo che gli orientalisti abbiano delle grandi responsabilità per aver dato un'immagine delJ'oriente estremamente monolitica, mentre la nostra è una società in grande fennento. Quegli orientalisti che pattono da un'idea preconcetta si precludono la possibilità di comprendere a fondo la società nei suoi aspetti. Ma bisogna anche ammettere che oggi tutta una nuova generazione di 01ientalistiè cainbiata ,i spetto al passato, nel senso che la loro scelta di avvicinarsi allo studio della lingua ai·aba e della cultura ai11baè indipendente, e se scelgono di studiare la civiltà ai·aba oggi lo fanno liberamente, con coraggio ed entusiasmo. È un avvicinai·si senza preconcetti e con sincerità. A volte è la curiosità ad averli spinti a chiedersi chi sono gli arabi e a conoscerli, e, pattendo da questa domanda, hanno scope1to che dietro l'ai·abo c'era una grande civiltà e un grande popolo. Tutto grazie a una curiosità intellettuale che, però, non tutti possiedono. E a questo tipo di orientalisti che hanno fatto uno sforzo così importante e con tanta pazienza, noi non possiamo che dire grazie perché per noi è un'opera impo1tante non sol tanto su I piano culturale, ma anche su quello umano. Ma secondo te qual è la più grande colpa dell'orientalismo? Quello che rimprovero maggiormente alla vecchia generazione di studiosi, è di aver contribuito a creare in Occidente l'immagine del musulmano fanatico e integralista e a diffondere l'idea, assolutamente errata, che tutti i musulmani debbano essere fanatici. Mentre io, per esempio, appartengono a un'intera generazione che ha sempre combattuto l'estremismo in campo religioso. Abbiamo sempre creduto che la religione sia un'esigenza unicamente dello spirito e come tale debba essere considerata un fattore personale. Partendo da questa convinzione, non c'è quindi nessuna differenza tra un cristiano, un musulmano e un ebreo. Apropositodi religione,quandoentroinunacasasirianami rendo subito conto se mi trovo in un ambiente cristianoo musulmano,dai quadriequadrettidiMadonneecroc(fissioda/leartistichescritteincui sono riportatiinbe/lacalligrcifiaversellio interesuredel Corano.Non chequestosiamoltoimportante,ma notochenel tuo studiounquadro dellaMadonna è accantoa una sura del Corano. INCONTRI/ BAGHDAD! 41 In realtà anch'io non do molta impo1tanza a questo fattore, né mi considero un'eccezione, qui in Si,ia per lo meno, dove il problema del fanatismo religioso è pressoché inesistente. Ci sono dei casi eccezionali ma non fanno patte della sto1iadel nostro paese. Prendiaino ad esempio la lotta tra drusi e maroniti del secolo scorso, che è stata erroneamente considerata una lottadi religione, mentre si doveva considerare una lotta di Liberazionedal dominio ottomano. Il fanatismo non ci è fan1iliai·ee tutte quelle volte che nelle nostre regioni ci sono stati casi di guerre, appai·entemente a carattere religioso, in realtà erai10dovute soprattutto all'ingerenza di forze straniere, che avevano motivi tutt'altro che religiosi. Pensiamo poi alla guerra civile libanese. Ci sono stati grnndi interessi che hanno cercato di distruggere il Libano e la democrazia. li Libano, infatti, rappresentava una sortadi eccezione nel panorainaarabo per iJsistema democratico a cui facevano rife1imento gli altri movimenti democratici dei paesi ai·abi, e per questo si è cercato di annientai-lo. Era una vera oasi di democrazia e ciò che è successo in Libano è una dura lezione per tutti i paesi vicini. Ti faccio un altro esempio, io avevo un ainico, Tawfiq, e questo è un nome usato sia dai cristiani che dai musulmani. Eravamo compagni di universitàeperdueanninonabbiamomaisaputoqualefosselareligione dell'altro. Una volta che Tawfiq si an1malò e lo andai a trovai·e, mi accorsi, entrando in casa sua, che era c1istiano per un quadretto deLla Madonna appeso ali' ingresso. A quel!' epoca non davaino assolutamente impo1tanza al fattore religioso. A casa mia - siaino musulmani - si osservavano, per esempio, anche le tradizioni cristiane per il Natale, e mi risulta che molti cristiani festeggiassero il mawlid (la nascita) del profeta. E oggi? Oggi tutto questo sta cambiando. Si sta venendo a creai·e una situazione di intoLleranzapaiticolai·mente diffusa, e non so a chi o a che cosa aruibuirne la responsabilità. Forse è la conseguenza di quel vuoto politico che si è manifestato in tutta la sua evidenza dopo la caduta dei regimi comunisti, lamai1canzadi qualunque ideologia,odi qualcosa che sostituisse questi valori. Tutto questo ha po1tato la gente ad avvicinarsi alla religione inmodo non giusto, attraverso la violenza e l'intolleranza. E questo è il grave problema che ci aflligge oggi. Per questo accostare i I quadro della Madonna a quello di un versetto del Corano non solo mi dà molta serenità, personalmente, ma sta lì ai1cheperché alt:Jilo vedano. Voglio che mia moglie lo veda, che mio figlio si abitui a pensai·la ape1tainente. Io ho tanti di quegli amici cristiani che la pensano proprio come me, come losc1ittorelbrahim Samuel cheèanchefigliodi unprete ortodosso. Anche lui quando stava in prigione, ad esempio, pregava insieme ai musulmani. lo penso che non sia impo1tante da che patte uno si dirige per pregare. Per il credente Dio si trova in ogni posto, perché allora per pregare uno si deve 1ivolgere a Sud, a Nord, a Oriente o a Occidente? La sfidache noi ora ci troviamo ad affrontare è proprioqueLla di combattere su tutti i fronti.L'intolleranza e questa ondata di stupidità che sta travolgendo iJ mondo ce1tamente non permettono questo dialogo. Equelli che si lasciano t:J·aspo1tat·edaquest'ondata, secondo me, non sono ve,i credenti, perché usano la fede come un'arma. Qual è il messaggioche vuoi nwndarequi in Occidente? Come letterato vorrei fai·capire a!J'Occidente che la letteratura è la nost:J·alingua, lapoesia è lanost:J·at:J·adizioneeil racconto è il nostro modo di vita. Come uomo chiedo di non consentire a una propaganda subdola di diffondere un'immagine deLl'arabo diversa da quella reale. Noi non possiamo e non vogliamo essere rappresentati da certi individui. È come se uno guardasse la schiuma spumeggiante sulla cresta delle onde e ignorasse che leonde sono profonde e sotto si agita I a tempesta, una ana tempesta.

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