Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

38 INCONTRI/ BAUCHAU giungendo in Medio Oriente dove incontra Diotima. Questo per lei è un'incontro decisivo. Anche per me l'Oriente è sempre stato importante, prima attraverso la cultura indiana e poi in particolare grazie a quella cinese. Nella nostra epoca è necessario uscire dalla cultura occidentale. Per me, questo interesse è nato da una curiosità naturale per gli aspetti filosofici e spirituali dell'Oriente che mi sono sembrati particolarmente interessanti. Il Bhagavadgita ad esempio è uno dei grandi testi spirituali dell'umanità, come pure il Tao-te Ching di Lao-tzu. In seguito, mi sono anche interessato a Mao Zedong, cercando di mettere a fuoco leconnessioni nel suo pensiero tra la cultura marxista e il pensiero taoista. Proprio questo connubio mi sembrava il dato essenziale della sua originalità, seppure personalmente penso che egli sia stato maggiormente ispirato dal taoismo che dal marxismo. Nei suoi scritti infatti le citazioni dal taoismo superano quelle dal marxismo. Tutti questi interessi si sono poi fusi con la cultura classica di Sofocle, dando origine ha Edipo sulla strada. Pensa che sia possibile una sintesi tra la cultura occidentale - razionale e tecnologica - e la cultura orientale, più mistica e introspettiva? Fintanto che la cultura occidentale resterà così razionalista ciò non sarà possibile. Troppi elementi ci separanodallecultureorientali. Ad esempio, la nostra cultura mette l'accentosolamentesul successo, lari uscita, l'efficacia. In realtà, nel la cuItura occidentale ci sarebbero anche altre tradizioni, ma per il momento lo spirito ecno-scientifico risulta dominante. Naturalmente questo è efficace sul piano delle realizzazioni tecniche, ma del tutto inefficace per la nostra felisità. Una parte della popolazione occidentale oggi vive meglio, ma non per questo è più felice. Insomma, iI pensiero occidentale non è fatto per la felicità, mentre a questo proposito il pensiero orientale può esserci più utile. Perché? lnnazitutto, esso affronta in maniera diversa il male e il dolore, cercando di minimizzarlo come facevano gli stoici un tempo. D'altra parte esistono situazioni che occorre assumere e di fronte alla quali è necessario resistere. Non si può sempre risolvere tutto, a volte occorre accettare la sofferenza e il dolore. Naturalmente, questo è un tema presente anche nel la tradizione cristiana. In fondo, tra cultura occidentale e orientale ci sono molti punti comuni e di scambio. Purtroppo, solo pochissime persone utilizzano contemporaneamente questi due poli culturali. In Francia, ma probabilmente anche in Italia, si parladell'Oriente in termini politici ed economici, ma mai in termini culturali. Non voglio certo ridurre l'importanza degli aspetti economici, anzi da questo punto di vista sonod' accordo con l'analisi marxiana che sottolineava l'importanza dell'economia per l'evoluzione della società, ma da noi il primato dell'economia è diventato un fenomeno che è degenerato. Ma è possibile utilizzare in maniera complementare le due culture? E difficile. Per il momento va piuttosto segnalato che l'India, il Giappone e laCina- vale a dire i più importanti paesi orientali - sono sempre più sommersi dal pensiero occidentale. Così forse saranno proprio gli orientai i ad essern fagocitati dal pensiero occidentale. Per me però sarebbe bene che si operasse una sintesi tra i due pensieri. In Edipo sulla strada sottolineo che la via della felicità è piuttosto una via spirituale. Grazie alla spiritualità si è meno colpiti dalle asperità della storia e dalle difficoltà materiali. Oggi domina una specie di agitazione permanente, mentre invece sarebbe necessario cercare la pace e e l'equilibrio interiore. Lei pratica qualche forma di meditazione orientale? No, ma per molto tempo mi sono interessato allo zen e questo mi è stato molto utile nella vita, mi ha insegnato molte cose. Tuttavia, non per questo respingo la semplice preghiera cristiana e resto attaccato alla tradizione della mia infanzia, anche se le strutture ecclesiastiche mi sembrano troppo costrittive e vincolanti. Personalmente non ho più voglia di essere prigioniero di tali strutture, nondimeno il Vangelo continua ad essere per me fonte di ispirazione profonda. La scrittura e la psicanalisi, le due attività da lei praticate, vanno considerate come due attività incui la dialettica tra razionale e irrazionale può manifestarsi ed esprimersi al meglio? Penso di sì, le fonti della letteratura e della psicanalisi sono nell'inconscio. Ma nella scrittura occorre evidentemente servirsi anche della razionalità. li processo di scrittura, infatti, si compone di due fasi: prima si trova quello che si vuole dire e poi si inizia un lavoro quasi artigianale per mettere in forma il materiale. In questa seconda fase bisogna cercare di dimenticare ciò che ci piace per valorizzare la lettura dell'altro. D'altra parte, un problema della nostra epoca probabi Imente ancora più nel la pittura che in letteratura - è che l'aspetto artigianale è percepito come una limitazione, mentre secondo me esso è essenziale. Ma, ripeto, questa è solo una fase secondaria che cerca di dare forma ai dati provenienti dal le zone profonde dell'inconscio. L'interesse per la cultura orientale e il mito della ricerca sulla strada ricordano la cultura americana della beat generation. Si tra/Ladi un modello che.fa parte del suo bagaglio culturale? Certamente nella cultura degli anni sessanta c'è qualcosa che mi ha colpito profondamente, poiché allora ha avuto luogo l'ultimo grande tentativo di uscire dal solcoeconomicista in cui ormai siamo entrati. In quegli anni insegnavo ed ero quindi in contatto con il mondo dei giovani e i loro tentativi di rivolta. Anche la rivoluzione culturale cinese, nonostante i suoi eccessi, mi aveva molto impressionato. Per quanto riguarda i testi della beat generation, mi ricordo di averli letti e apprezzati, anche se forse non sono stati così importanti per la mia formazione culturale. E in ogni caso, più di Kerouac, fu Ginsberg ad affascinarmi, perché mi sembrava avere i caratteri di un grande poeta. Per quanto riguarda in particolare il mito della strada non credo che occorra cercare in direzione di Kerouac, ma piuttosto rifarsi direttamente a Sofocle di Edipo a Colono. La strada di Edipo è diversa da quella di Kerouac. Il viaggio reale è come sempre il correlativo oggettivo del viaggio interiore alla ricerca di se stessi. .. Sì, è vero il viaggio è il dato essenziale del romanzo. Le sue peripezie, la sua durata producono il senso del libro. E addirittura, nel l'ultima parte del libro, Edipo non vuole neppure più sapere dove sta andando, fa di tutto per perdere il senso dell'orientamento. Lascia che il viaggio lo conduca e arriva a Colono grazie ad una specie d'ispirazione interiore. Il viaggio conduce Edipo alla pace interiore e alla conquista della libertà. Una libertà che però, come scrive, nasce sempre dalla lotta, poiché «la libertà dolce non esiste». La libertà implica sempre una continua lotta per conservarla. Se non c'è lotta ci si invischia in una quantità di legami più o meno apparenti che limitano la nostra libertà. Ciò non significa che non si debbano avere legami, ma solo che i legami si devono scegliere e accettare coscientemente. La libertà dolce e tranquilla è un mito che non esiste nella realtà. La lotta è il motore della libertà: lotta per

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==