Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

Fotodi lsabelleThys È vero, ma in fondo il senso cambia per ogni lettore, come pure cambia da un'epoca all'altra. Oggi noi non leggiamo più Tolstoj come veniva letto nel XIX secolo, non leggiamo più Madame Bovary come veniva letta dai contemporanei. Certo, ma Flaubert aveva un 'idea della sua Madame Bovary ... Naturalmente. Lo scrittore ha sempre un'idea di quello che vuole fare. lo avevo un'idea del percorso di Edipo tra Tebe e Colono. Ma non avevo un'idea precisa di quello che sarebbe accaduto durante questo tragitto. Ad esempio, non avevo previsto l'irruzione del personaggio di Clios, come pure non avevo previsto che Antigone sarebbe diventata così importante, soprattutto nella seconda parte del libro. Per alcuni i miti sono dei repertori di storie da utilizzare come materiali narrativi, per altri invece rappresentano piuttosto un insieme di valori, una visione del m.ondo. Per lei cosa sono i miti? In mezzo alla gran quantità di storie che il passato ci ha tramandato, ve ne sono alcune che corrispondono particolarmente alle nostre strutture interiori. Sono questi i miti che sopravvivono, indipendentemente dalle civiltà a cui appartengono. In fondo, sopravvivono solo i miti che sono capaci di continuare a parlare agli uomini; questi miti attraversano i secoli perché corrispondono a alcuni bisogni profondi dell'uomo. Nel caso di Edipo, questa storia, in maniera più o meno confusa, ha toccato tutti gli uomini. Dunque è la.forza evocatrice che.fa sopravvivere il mito ... Sì, quando corrisponde a qualche aspirazione rimossa. Ma INCONTRI/ BAUCHAU 37 attenzione, ciò non significa che occorra sempre darne una lettura psicanalitica. lo ad esempio quando scrivo cerco di dimenticare la mia professione. Non cerco spiegazioni psicanalitiche, cerco piuttosto di trasmettere al lettore impressioni vive. In fondo, bisogna sempre guardarsi dalle spiegazioni. Freud ha detto giustamente che dare spiegazioni a chi soffre è come mandare un menu a una persona affamata. I miti parlano alle persone che soffrono, chi non soffre in genere non è particolarmente sensibile a queste storie. Nel!' analisi ciò che conta è che un individuo parla a se stesso ascoltato da un altro. Non è la spiegazione del! 'analista ad essere importante, ma le parole di chi si sottopone all'analisi. Così nel romanzo contano le parole dei personaggi, non le spiegazioni del narratore. Mentre scrivevo Edipo sulla strada ho tenuto un diario che poi ho pubblicato due anni fa. Un giorno ho scritto che ero come costretto a ritirarmi poco a poco dal libro: l'esigenza del libro era che io me ne allontanassi, in modo da non parlare più di ciò che mi interessava o mi piaceva. Si trattava di lasciare andare i personaggi, facendo il minimo di commenti. Ciò può sembrare strano in un'epoca come la nostra che è essenzialmente dominata dai commenti. Tutti fanno commenti alla radio, alla televisione, sui giornali, e tutti questi commenti non servono a molto. L'autore si ritira dal romanza e questo vive la sua vita, segue il suo destino. Questo è proprio uno dei temi di Edipo sulla strada che invita a seguire la propria strada senza troppo domandarsi dove il destino ci porta. Sono temi che si ritrovano nelle .filosofie orientali ... Nel libro Diotima e i leoni appare il personaggio di Lao-tzu, il simbolo della saggezza orientale che ha attraversato tutta l'Asia

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