Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

Henry Bauchau LASTRADA,ILMITO, LOZEN IncontroconFabioGambaro La carriera letteraria di Henry Bauçhau - insegnante, educatore e psicanalista nato in Belgio nel 1913, ma oggi residente a Parigi è cominciata solamente alla fine negli anni cinquanta, quando pubblicò una taccolta di poesie da Gallimard, Céologie. Da allora, ha alternato le raccolte di poesie (recentemente raccolte in Poésies 1950-1986), le opere teatrali (Cengis Khan e La machination) e i romanzi: La déchirure ( 1966), Le Régiment noir ( 1972) e Edipo sulla strada ( 1990; Giunti 1993), opera che lo ha imposto ali' attenzione internazionale. Da segnalare anche una singolare biografia di Mao Zedong, Essai sur la vie de Mao Zedong ( 1982), il racconto lungo Diotima e i leoni ( 1991; Giunti, 1993) e Jour aprèsjour ( 1992), il diario tenuto dal 1983 al 1989, nel periodo della composizione di Edipo sulla strada. e Il ragazzo di Salamina. (Giunti, 1994). Henry Bauchau, come è nata l'idea di scrivere un romanza come Edipo sulla strada? Il tema di Edipo mi ha sempre interessato. Ho fatto due analisi, sono psicanalista, quindi fatalmente questo problema nii è familiare. Il libro però è nato abbastanza spontaneamente: un giorno ho iniziato a prendere qualche appunto sul l'argomento, la cosa è continua e così sono andato avanti per cinque anni finché il libro non era concluso. Ma dal!' interesse teorico alla serillura di un romanza il passo non è evidente ... Mi ha sempre colpito il vuoto esistente tra la fine di Edipo re, che si conclude con una catastrofe, e l'inizio di Edipo a Colono, dove Edipo è un uomo in gran parte trasformato, seppure mantenga alcuni dei suoi difetti, come ad esempio la propensione alla collera. Mi sono domandato come fosse possibile questa trasformazione, e a poco a poco mi è venuta l'idea di provare a raccontare le vicende intercorse tra questi due momenti. La cosa era particolarmente interessante perché in fondo il mito di Edipo, attraverso Freud e i suoi successori, è forse il solo mito del passato che sia stato riattivato in modo importante nel nostro secolo. E non aveva paura di confrontarsi con un mito di questa portata? Si ha sempre paura, quando ci si confronta con qualcuno del calibro di Sofocle. Ma nel la vita ci vuole anche una certa arditezza. Io forse mi sono lanciato in questa impresa senza pensare troppo alle implicazioni che poi sono emerse nel lavoro. Come hafàtto per ricreare quest'epoca mitologica modellata sulla cultura greca? In realtà, ho ricreato assai poco il mondo classico. Certo, ho cercato le strade percorse da Edipo, Antigone e Clios, ma non volevo assolutamente fare un romanzo storico, né un romanzo archeologico. Pur riprendendo il tema di Edipo e lasciandolo situato in un'epoca lontana, volevo tuttavia fare un libro attuale. Il mito di Edipo è una struttura che utilizzo per fare un romanzo moderno. In passato ho scritto un romanzo storico, Il reggimento nero, che si collocava sullo sfondo della guerra civile americana: in quel caso in effetti ho seguito molto attentamente l'evoluzione delle vicende storiche. Per Edipo sulla strada invece mi sono servito molto liberamente dei materiali del passato. Rinunciando all'aspetto storico e archeologico non aveva paura di esser criticato come l'autore di un passato inattendibile, specie dopo lapubblicazione delle opere di Margue rite Yourcenar? In effetti, Marguerite Yourcenar ricostruisce accuratamente i I passato classico. Io però mi sono piuttosto ispirato a Sofocle, che a sua volta aveva recuperato un mito molto antico collocandolo in una civiltà simile a quella ateniese, senza preoccuparsi di rendere l'aspetto arcaico della vicenda. Dunque si può recuperare la struttura narrativa del mito classico senza preoccuparsi dei dettagli.filologici e archeologici? Sì, anche perché non è mai possibile ricostruire interamente il passato. Anche i libri di Marguerite Yourcenar, che sono molto ben documentati, non è detto che rappresentino fedelmente la realtà del passato evocato sulla pagina: la scrittrice ci propone un mondo ricostruito e verosimile, ma non necessariamente reale. A me poi interessavano soprattutto la struttura del mito e i caratteri dei personaggi, che per altro, una volta definiti, ho lasciato agire liberamente. Vuol dire che lo scrittore non domina i suoi personaggi? Dipende dai romanzi e dalla scrittura. Tolstoj ad esempio scrisse nel suo diario che Anna Karenina gli era scappata di mano. Egli voleva fare un romanzo a sfondo morale sull'adulterio, ma i I personaggio principale alla fine era molto diverso da quello che aveva progettato all'inizio: Anna Karenina era diventata un personaggio molto simpatico. Certo, è possibile scrivere un romanzo molto pensato e definito fin dall'inizio, ma non è questo il mio modo di lavorare. Credo, come già Giono, che talvolta i personaggi si rendano protagonisti di atti non previsti dallo scrittore. E di solito hanno ragione. I personaggi che sfuggono al controllo dello scrittore sono una manifestazione del suo inconscio? Certamente. Nei miti, e nei personaggi nati dai miti, resiste sempre una parte di mistero, che resta tale anche per lo scrittore. Non tutto è spiegabile. Ogni spiegazione è una risposta a una domanda, ma la risposta è la disgrazia della domanda. Nel mio romanzo cerco di restare nella domanda, piuttosto che proporre una risposta. Non propongo soluzioni. Costruisco un clima, indico alcuni segni. Ma sei lei mi chiedesse cosa ho voluto dire con questo romanzo, non sarei capace di rispondere. Ciò non signifìca sottrarsi allapropria responsabilità cl' autore lasciando il lettore da solo diji·onte al compito di trovare un senso?

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