ILCOLOREDELLEPAROLE Marisa Caramella Nelle università americane, durante gli anni Cinquanta, non ci si limitava a mettere in posa gli studenti di entrambi i sessi, in costume adamitico, per fotografarli, misurarli in lungo e in largo e classificarli in base ai criteri della fisiognomica o di altre pseudoscienze, come si è scoperto di recente. Si conducevano anche altri esperimenti di dubbio gusto, magari meno carichi di significati razzisti ma non certo meno umilianti per le "cavie" umane prescelte. Al corso propedeutico di psicologia, per esempio, gli studenti del primo anno, freschi di provincia, odorosi di buona volontà e di fiducia in un sistema democratico che nel frattempo esperimentava il nucleare su cavie umane, venivano invitati a fare un giochetto in apparenza innocuo. L'insegnante sceglieva una dozzina di ragazzi, ai quali mostrava alternatamente una matita rossa e una blu, invitandoli apronunciarsi ripetutamente sul colore dell'oggetto in questione. Per qualche giro, tutti dichiaravano senza esitazione il vero colore della matita. Poi, all'improvviso, undici ragazzi, precedentemente imbeccati dall'insegnante,cominciavanoadichiarare blu lamatita rossa e rossa la matita blu con grande disinvoltura e sicurez a. E a guardare sorpresi, sgomenti, irridenti, il dodicesimo, che insisteva nel dichiarare il vero colore dell'oggetto. L'esperimento durn:va abbastanza perché la "cavia" cominciasse a dubitare dei propri occhi, fino a l. scoppiare in lacrime 2. uniformarsi alla menzogna collettiva 3. ribellarsi al trattamento e dare dei pazzi a tutti gli altri. La reazione 3 era molto rara, la l e la 2 frequentissime. Conclusioni deU' insegnante: l'uomo è "per natura" restio a esprimere la propria corretta opinione, quando l'ambiente sociale che lo circonda è di opinione contraria. Messaggio latente: è facile manipolare l'opinione pubblica. Naturalmente la futura classe dirigente faceva tesoro dell'insegnamento ricevuto, e sarebbe interessante sapere quanti di quegli studenti siano poi entrati nel mondo delle comunicazioni di massa che allora muoveva i primi passi verso il boom che dagli anni Settanta in poi ha portato alla situazione attuale. A quarant'anni di distanza, gli "esperti" di psicologia di massa, i discendenti del professore, stanno ancora facendo il giochetto delle matite colorate: questa volta fuori dalle aule, usando come cavia l'intera nazione e avvalendosi della complicità di pochi iniziati. Frank Luntz - già sondaggista e stratega della comunicazione per Ross Perot e ora consulente del partito repubblicano e di Newt Gingrich - sta cercando di cambiare il colore di uno dei simboli più potenti dell'immaginario della nazione, sta cioè tentando di portare sotto la bandiera del Grand Old Party addirittura il Sogno Americano: quello del Successo, della Famiglia Unita; ma anche quello della Libertà, dell'Uguaglianza, della Felicità per Tutti. Come impedire che l'elettorato continui a identificarlo con le istanze politiche di Roosevelt, di Kennedy, di Clinton, che se ne sono "impadroniti" per parecchi decenni, dominando quel Congresso che solo da pochi mesi è stato riconquistato dalla destra? Per quanto riguarda l'aspetto materiale del sogno - dato lo scetticismo diffuso sulla favola delle "infinite possibilità", alla quale credono ormai soltanto gli immigrati più recenti, o quelli appartenenti a etnie culturalmente propense a identificare il "sogno" con il duro lavoro, come i coreani o i cinesi - la destra di Gingrich tenta di concretizzarlo proponendo alla nazione un "contratto" da sottoscrivere, ma impegnandosi in realtà solo a po11areavanti una serie di iniziative politiche ed economiche che continuino a creare un'illusione di potenza e prosperità per le classi medie. L'aspetto ideale del Sogno nazionale, invece, quella promessa di felicità garantita dallo stato che il partito democratico ha costantemente rinnovato assicurandosi l'adesione di gran parte dell'elettorato, e che si dimostra sempre più irreale e irrazionale, viene affrontato dai repubblicani con un'operazione di spostamento temporale: la strategia di Luntz che il Sogno diventi una promessa per il futuro, per "i figli dell'America di oggi", praticamente una promessa di miglior vita nell'aldilà, di Paradiso, non molto diversa, nella sostanza, da quella che da sempre le chiese cristiane usano per assicurarsi proseliti. Per sapere quanto lungimirante sia questa strategia non si possono che aspettare i prossimi appuntamenti politici USA. Nel frattempo si può notare che una strategia analoga è stata messa in atto dalla nostra destra al governo per far ingoiare ai lavoratori i tagli alle pensioni; "state divorando il futuro dei vostri figli" era la minaccia implicita nell'invito al consenso rivolto qualche mese fa all'Italia che remava contro; e che l'ha bellamente ignorato, forse perché le promesse di vita eterna, paradisi e affini la nostra nazione cattolica ha imparato a prenderle per quello che valgono da tempo. E anche la formula del "contratto" da firmare con il paese è stata immediatamente ripresa dalla destra italiana. È stato cioè improvvisamente annullato l'intervallo di tempo che divideva le trasformazioni politiche e sociali americane da quelle italiane. Se finora era possibile prevedere il verificarsi di alcuni fenomeni in Italia osservando le tendenze d'oltreoceano e aspettando che si propagassero fin qui, grazie alla dipendenza politica ed economica del nostro paese dagli USA, da qualche tempo la "trasmissione" avviene in diretta invece che in differita. In apparenza, è da poco che anche da noi i politici tentano il giochetto delle matite colorate: parole come rivoluzione, resistenza, tolleranza, solidarietà, fino alle ultime elezioni erano, se non proprio prerogativa della sinistra, anche cattolica, almeno "visibili" per lo più sotto i vessilli della medesima. Ora vengono sventolate indifferentemente da ogni parte, verniciate di colore Newt Gingrich, foto di David Burnett/Grazia Neri
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