~~':ii·- ~-'.\iiR:-,:"' ;;e,;;. .. ,., ~..1:--... e' VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 29 ARIELCONTROCALIBANO ILMITOCHEGUEVARA NicolaBottiglieri L'isola di Cuba si può paragonare a un veliero che disalberato dalla fine del comunismo si è incagliato nel mar dei Sargassi delle ideologie. Molti membri dell'equipaggio lo hanno abbandonato, ma il vecchio capitano sembra non curarsi del pericolo. Di fronte a tanta sciagura, la bandiera di un marinaio continua a sventolare alta sul pennone. È quella di Che Guevara che abbandonò la nave alla metà degli anni Sessanta per cercare di morire prima in Congo, poi in Bolivia. Oggi i giovani non sanno molto di lui, ma quel graffito degli anni Sessanta mantiene una sorprendente vitalità: dà il nome a una scatola di sigari, a una marca di jeans, è stato esibito sui seni di Loredana Bertè a un festival di Sanremo, viene indossato nelle discoteche, alle manifestazioni sindacali, nelle occupazioni delle scuole, ed è presente anche negli stadi, come l'Olimpico di Roma, o il Renato Curi di Perugia dove gli ultras "ingrifati" lo esibiscono la domenica. Stadio e discoteca, due luoghi dove avviene la formazione politico-culturale delle giovani generazioni, sostituendo la scuola e la sezione di partito. Se Che Guevara è diventato unmito contemporaneo, converrà chiedersi cosa è un mito e in che modo mantiene la sua attualità. Mythos in greco significa parola, narrazione, ossia forma che diventa racconto. Come ricorda Barthes a proposito dei miti d'oggi, "il mito è una parola scelta dalla storia: esso non può sorgere dalla natura delle cose". È, quindi, un racconto che si fissa nel tempo. In ogni caso, colui che aderisce al mito aiuta a rimodellarlo, a tramandarlo diventandone, in qualche modo, parte integrante. I miti contemporanei non servono a spiegare la nascita del fuoco o l'origine dell'universo, come avveniva con i miti greci, bensì la nascita del mondo moderno. Sono punti di riferimento che servono a rendere parte del mito "mitico" coloro che si riconoscono in esso. Nel passato gli scrittori, gli intellettuali rimodellavano e tramandavano i miti, oggi invece sono le masse e i mezzi di comunicazione. Viene da chiedersi: perché il Che continua a essere popolare, dopo il naufragio della cultura della sinistra? Sono tramontati guerrieri come Giap e Ho Chi Min, i fondatori di imperi come Mao Tse Tung e Lenin che non morì di emorragia cerebrale ma di sifilide, sbiadiscono martiri come Salvador Allende, il prete guerrigliero Camilo Torres e lo stesso Fide! Castro, padre di undici figli sparsi per il mondo. Sono eroi sul viale del tramonto e sembrano seguire il destino inverso del1'esercito di terracotta che gli archeologi stanno riscoprendo a Xi' an, in Cina. I guerrieri, vecchi di duemila anni, vengono alla luce un po' alla volta, i nostri eroi della sinistra, si vanno seppellendo da soli, uno a uno. Il Che, al contrario, continua a guardare, ridere e fumare il suo sigaro spaccone per le strade dell'Europa e dell'America. Perché è successo? Rispondere a queste domande è difficile, ma se non possiamo comprendere per intero il fenomeno, possiamo almeno girarci intorno. Lefoto che illustranoquestepagine sonodi Osvaldo Salas/ Archivio Effigie Questo mito è nato negli anni Sessanta, quando il mondo si vedeva ancora in bianco e nero, la fotografia conservava intatta la sua forza d'urto, e si credeva che potessero esistere forme d'eroi a una dimensione. Si propagò facilmente perché la sua figura rientrava nella tipologia dei miti contemporanei enunciati da Roland Barthes nel libro Miti d'oggi (uscito nel '57), insieme ai corridori del Tour de France visti come eroi di una epopea casalinga, alle fotografie-shock che sono tali quando riescono a riprodurre "il numen ossia il congelamento solenne della posa", al mito dell' Abbé Pierre, costruito, secondo Barthes, a partire dalla foto della sua testa dove sono in evidenza il taglio di capelli, lo sguardo buono, il giubbotto che indossa, la canna missionaria. Tutti elementi che ritornano nella foto numen del Che, anche se il bastone è sostituito dal basco con la stella. Oltre ai canoni indicati, l'immagine del Che poteva essere collocata in una galleria di ritratti dell'inventore della Pop-Art, Andy Wahrol. Sono di quegli anni le opere serigrafiche che celebrano gli dei dell'Olimpo contemporaneo come Elvis Presley, Elvis Triplo (1964), le attrici Marylin Monroe (1964), Liz Taylor (1965), gli uomini politici, Mao Tse Tung (1972) oppure gli oggetti-feticcio del nostro mondo quotidiano, il tappo della Pepsi Cola, Accendere a coperchio chiuso (1962), il cartone d'imballaggio Scatola di imballaggio Brillo (1964), le lattine Minestre in scatola Campbell's (1968), ecc. Tutto questo, in ogni caso, non basta a spiegare la galoppante vitalità che il Che
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