Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

24 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE Foto di EmilianoFiore/ Grazia Neri. segnato il passaggio fra pachi e figli, non ultima quella tormentata unghiata del punk europeo che sembra aver lasciato dietro di sé solo un'altra sequenza di miti (i Sex Pistols davanti a tutti), volentieri inglobati nella svendita ironica. 2. Il risentimento espresso dall'introspezionsmo o psicologismo gnomico va nella direzione opposta a quella dell'ironismo; le forme espressive che produce sono apparentemente più facili, e manifestano una consapevole esigenza d'ordine. Implica serietà e compostezza, e soprattutto porta con sé il miraggio di un ruolo, di una funzione "educativa", e la fiducia nell'applicabilità immediata dell'ordito sentenzioso. Susanna Tamaro, o meglio, il suo romanzo, appartiene a quest'ultimo modello. Dopo la caduta del mito della psicoanalisi (e, soprattutto, del ruolo dell'analista), e prima di una vera e propria restaurazione religiosa, le frontiere dell'introspezione si sono aperte (o chiuse, a seconda del punto di vista) a un "uso" funzionale delle formule delle due tradizioni culturali, un uso laico, difensivo e domestico. Chi legga Va' dove ti porta il cuore, non può fare a meno di trovarsi, via via, dolcemente stretto dentro una sorta di cintura di sicurezza fatta di raccomandazioni, di parabole esemplari, di spicciola saggezza. Il fatto che ci faccia da guida la voce di una nonna, vale a dire di una figura parentale vicaiia attutisce l'eventuale sensazione di invasività. A una nonna si dà retta più volentieri che a una madre o a un padre (o, come dimostra, un altro best se!Ier di stagione, Paula di Isabel Allende, la madre trova leparole giuste solo se la figlia è morta). Quel che conta è comunque l'obiettivo che una nonna siffatta si propone: non lasciare memoria di sé, né intenerirsi sul proprio passato come ha fatto tanta narrativa italiana (nostalgia e ironia sono entrambe bandite dal romanzo), quanto lasciare un testamento morale, un testamento "utilizzabile". La sua "lettera" è in fondo una risposta: non tanto alla nipote quanto - paradossalmente - alle lettere che la nonna vede pubblicate sui "giomalacci" (i periodici di costume) che non riesce a fare a meno di leggere. "Mi rattristo per la vita infelice della principessa di Monaco, mi indigno per gli amori proletari di sua sorella, palpito per qualsiasi notizia strappacuore che mi venga raccontata con abbondanza di particolari. Epoi le lettere!Non smetto di strabiliarmi per quello che la gente ha il coraggio di scrivere! Non sono una vecchia bacchettona, almeno non credo di esserlo, tuttavia non ti nego che certe Libertàmi lasciano piuttosto perplessa." La "nonna" della Taniaro è vittima della cultura della confusione ma vi si oppone 1isentitaedificando una struttura di massime e aforismi che spostano gradualmente l'attenzione del lettore verso un'effettiva percezione di "traducibilità" di messaggi. Le similitudini volutamente domestiche, l'insistenza sulla semplicità de!Je grandi rivelazioni ("È strano, quando ti aspetti di sentire le cose più grandi davanti a te compaiono le piccole."), la difesa del buon senso gentile, e soprattutto la deliberata anestetizzazione della sto1ia creano le premesse di un ascolto totale, partecipe, ai moti del cuore. Al suo ritmo costante, preciso. In realtà, la precisione del cuore corrisponde, nella logica del romanzo, alla messa a punto di un bagaglio di "supporti", di "consigli", di "dritte" che rimandano ali' altrettanto "precisa" perentorietà dei risultati dei test psicologi-

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