poco paradossale che fa riferimento al termine falsificazione, ma nel senso in cui questo termine è utilizzato da Popper. Tradizionalmente una teoria deve essere verificata dall'esperimento. Per Popper, al contrario, una teoria resta vera fintanto che l'esperienza non la falsifica, cioè ne denuncia la falsità. Tra i media, la tv è l'unico in grado di falsificare un messaggio: nel senso che in televisione può sempre verificarsi l'evento improvviso che smentisce l'impaginazione e il commento del programma, l'incidente che falsifica la tesi di fondo. È una potenzialità rara, ma possibile, che la tv conserva attraverso la diretta e attraverso le contraddizioni potenziali tra immagine e testo. In televisione è vero l'evento che non conferma la tesi di fondo del programma, ma che, al contrario, lo scavalca e lo demistifica. In questo senso la tv può svolgere un ruolo veramente democratico nei confronti dell'opinione pubblica, falsificando quelle stesse ideologie che vorrebbero condizionarla. Non a caso la tv di "regime" tende a privilegiare l'intrattenimento al posto dell'informazione e della diretta. Inoltre, considerando le cose a livello di palinsesto - e la cultura tv è sempre prodotto di un palinsesto - il programma originale è quello che demistifica il palinsesto. È il prototipo che poi genera programmi fotocopia, anche se inizialmente è sempre criticato ferocemente. La novità poi si impone, viene consumata e fotocopiata perdendo poco a poco i suoi connotati innovativi. Oggi in televisione, ma non solo, la credibilità sembra prendere il posto della verità... In effetti, la nostra è una società in cui la verità sta progressivamente scomparendo a favore dell'opinione, la quale viene costantemente rilevata attraverso i sondaggi. In un certo senso oggi l'opinione fa testo, perché è su di essa che si costruiscono i programmi politici, le strategie economiche, le scelte di carattere sociale. In questo contesto non è essenziale dire la verità, ma risultare credibili. Ci ritroviamo, fatte le debite distinzioni, in un contesto analogo a quello della polis greca, in cui la competizione democratica ha aperto la strada a tecniche retoriche di convincimento dell'uditorio come la sofistica. I sofisti non si preoccupavano della verità, ma insegnavano a pagamento ad essere convincenti. Oltretutto la tv è ormai stabilmente al centro del nostro sistema culturale sempre più postmoderno, virtuale e sfuggente, all'interno del quale tutto si mescola e si brucia istantaneamente, producendo nuove modalità di fruizione e memoria ... La condizione postmoderna e la subordinazione del sapere ai media sono ormai un fatto acquisito. Perquantoriguardalamemotia della televisione vorrei dire due cose. Da un lato, la tv non ha memoria, perché ogni immagine cancella la precedente.Dall'altro, nessuna epoca ha mai potuto vivere il suo passato così da vicino come fa la nostra grazie alla televisione. L'ideologia postmoderna che accosta senza soluzione di continuità elementi passati e presenti nasce proprio dalla consuetudine con lo schermo che ci propone a getto continuo storie e schegge temporali di ogni provenienza. Insomma, la televisione ci insegna a non percepire il presente in successione rispetto al passato, è il passato che attraverso la tv viene a far parte del nostro presente. La tv è un grande archivio di immagini. Prima della televisione, il passato si poteva solamente immaginare. Oggi la sua immagine ci giunge con la stessa presenza ed evidenza del mondo che ci circonda. Oltretutto la presenza televisiva domina la vita politica e culturale. La selezione dei materiali da essa proposta agisce su tutto il contesto informativo, orientando le scelte degli altri mezzi MEDIA '9S/ FRECCERO21 d'informazione e gerarchizzando la realtà. E l'effetto "agenda" della tv. La teoria dell'Agenda Setting non entra nel merito dei contenuti della programmazione dei media, ma si limita ad affermare che, indipendentemente dalle ideologie, i media selezionano gli argomenti sui quali si appunterà l'attenzione del dibattito sociale. La gente tende a includere o escludere dalla propria conoscenza ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Si crea quindi una situazione irreale per cui ciò che non appare in tv è come se non esistesse. L'influenza dei media non risiede pertanto nei contenuti, ma nell'opera di preselezione del discorso. La vera censura in televisione è l'omissione. Oggi la tv è al centro cieli' interesse degli altri media e pertanto detta di fatto l'agenda a tutti. Forse è proprio questa la sua più importante forma di influenza. Secondo alcuni studiosi, ad esempio Wolton, la tv rafforza il legame sociale tra individuo e società; secondo altri, ad esempio Baudrillard, essa invece ci isola dal mondo. Lei cosa ne pensa? Baudrillard riprende la formula di McLuhan: "il medium è il messaggio". Ciò significa che è il mezzo stesso -cinema, radio, tv - a produrre significato, indipendentemente dal messaggio trasmesso. Per la tv non è importante il contenuto dei programmi, ma il fatto che imponga un nuovo modo di relazione nella vita sociale e familiare. Non è necessario pensare ad un potere televisivo che eserciti il suo controllo attraverso il piccolo schermo. La televisione rappresenta di per se stessa una forma di controllo sociale a domicilio. Non c'è bisogno di pensare ad un Grande Fratello che scruti la nostra vita privata. È il mezzo stesso che organizza la nostra vita familiare, impedendo di fatto il dialogo. La televisione è sottomessa ad un codice unilaterale che va dall'emittente ali' ascoltatore senza reciprocità. E la moltiplicazione delle emittenti televisive non modifica questo schema di trasmissione a senso unico. Naturalmente, ci può essere reversibilità dei messaggi (l'ascoltatore che va in trasmissione e diventa oggetto d'ascolto), ma non reciprocità. I media, quindi, contrariamente alle apparenze e alla loro definizione, inibiscono di fatto la comunicazione. Essi hanno inoltre un'altra funzione fondamentale: trasformano gli eventi reali in segni. Non si tratta di una manipolazione di contenuti, ma di un modo di funzionamento per cui il reale è svuotato di significato per diventare segno all'interno di un sistema di segni. Nell'universo televisivo si equivalgono eventi drammatici e spettacolo, sport e informazione, guerra e pubblicità. Insomma per Baudrillard, la televisione inibisce il dialogo tra individui. Ciò non significa, secondo me, che non possa promuovere altre forme di coesione, che però sono tutte da verificare e da pensare. La formazione di quelle masse a cui Baudrillard affida un posto fondamentale nelle sue analisi, forse ha il suo primo impulso nella televisione. Ma perché nonostante tutte le critiche la tv continua a restare al centro delle attese del pubblico? Innanzitutto la televisione è diventata insostituibile all'interno delle nostre modalità di fruizione della realtà. Ma vorrei fare anche un'altra ipotesi da verificare in seguito. La marmellata creata dalla televisione diventa per il pubblico la complessità del mondo, che attraverso la tv diventa irreale. Tanto più questa marmellata appare confusa e contraddittoria, tanto più sembra dare un senso ali' irrealtà della gente. La marmellata tanto deprecata, in realtà non scredita la televisione, al contrario la rende ancora più importante. Inoltre, il legarne sociale con le altre persone nasce proprio da ciò che si è visto in televisione. Nei bar e in metropolitana si parla di televisione. Insomma ci riconosciamo perché guardiamo tutti la stessa televisione.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==