Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

20 MEDIA '95/ FRECCERO FotoAtger/ Grazio Neri. specifico della televisione. Ad esempio, la lottizzazione delle reti da parte dei partiti non ha certo portato fortuna a quei partiti che sono stati spazzati via anche e soprattutto con l'aiuto della tv. Programmi come Samarcanda o Milano Italia hanno aiutato a fare "piazza pulita" di una classe politica. Si potrebbe dire, quindi, che la vecchia classe politica aveva torto e che la tv ha lavorato in favore della verità. Resta il fatto che un certo modo di argomentare in modo razionale, articolato, non passa. Prendiamo ad esempio Tempo reale, la trasmissione di Michele Santoro, uno dei pochi conduttori sopravvissuti all'epurazione della RAI. La trasmissione è accusata di essere sbilanciata in senso progressista. Il meccanismo di rilevamento dell'opinione del pubblico prima e dopo il programma permette di avere un piccolo saggio in diretta del funzionamento del condizionamento televisivo. Premesso che a spostarsi sono sempre gli incerti della fascia "non so- non risponde", alla fine della trasmissione la platea è sempre spostata a destra. È come se la trasmissione, osteggiata dalla destra, funzionasse da autogol per la sinistra. Ne è un esempio il recente dibattito in diretta tra D' Alema e Liguori. Il giorno successivo la destra ha accusato Santoro di parzialità, rimproverandogli di aver discriminato Liguori. Ma il sondaggio a fine trasmissione aveva sancito la vittoria della destra. D' Alema, come al solito, si era espresso facendo appello alla razionalità del pubblico. Liguori, invece, era intervenuto in modo martellante, spesso a sproposito, ripetendo pochi concetti. Come slogan, facendo un'azione di disturbo intenzionale nei confronti del suo interlocutore. II dramma-o meglio- il problema risiede nel fatto che la nuova destra sa usare i mezzi di comunicazione. Non a caso i suoi esponenti vengono spesso dal mondo dello spettacolo. La vecchia DC o il PSI avevano un concetto tradizionale di propaganda. Oggi invece la nuova destra italiana, ma anche quella americana, usano cassette di fiction per screditare gli avversari politici. In questo caso la propaganda anche dichiaratamente falsa, funziona perché utilizza un modo di funzionamento specifico dello spettacolo: la fiction. Il rapporto vero/falso in televisione è sempre più complesso. È possibile su questo terreno ricostruire un rapporto di fiducia con il pubblico? In televisione la verità ral?presenta l'altra faccia della falsificazione. Mi spiego meglio. E evidente che ogni strumento, nel momento in cui mette in scena la realtà, ne modifica in qualche modo la natura. Si tratta di un concetto universalmente accettato. Anche la scienza tiene conto dell'influenza dello sperimentatore sul risultato dell'esperimento. L'inquadratura rappresenta già una selezione e una scelta. Ma la televisione è anche un mezzo d'informazione e come tale è soggetta all'ideologia del giornalista e del commentatore. In questo senso possiamo dire anche per la televisione quello che si dice di solito della stampa: non esiste un'informazione del tutto imparziale. Il famoso sguardo neutro richiesto dal garante e contestato dai conduttori televisivi non esiste. Oltretutto la televisione non è solo informazione. Tra i mezzi di espressione televisiva c'è anche la fiction. In questo senso la tv si avvicina al cinema. Questa mescolanza di fiction e informazione ha fatto sì che molto spesso nei programmi di tvverità, soprattutto nelle reti commerciali, si ritenesse legittimo ricorrere alla fiction senza "informarne" il pubblico. Questo tipo di operazione si presta anche alla propaganda in malafede. Resta comunque il fatto che ogni rappresentazione è un po' una falsificazione, e quindi la tv-verità dovrebbe restare un miraggio o un'utopia. Oppure uno specchietto per le allodole ... A questo proposito, io ho fatto invece un'ipotesi diversa e un

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