e della pubblicità. Invece, questa doppia competenza dovrebbe essere al centro delle nostre preoccupazioni. Ma allora come porsi il problema della "qualità" e del "valore" in televisione? La televisione è ripetizione di stereotipi, ma anche creazione di prototipi. Qual ità in televisione può coincidere con l'originalità di un'idea o con la padronanza dei materiali. In ogni caso il risultato prodotto deve funzionare televisivamente. Non credo, infatti, che in televisione, come accade nella storia dell'arte, possa esistere il capolavoro misconosciuto e poi rivalutato. Perché la televisione non ha memoria, non concede prove d'appello, il prodotto viene bruciato subito con la sua messa in onda. Un programma può anche ritagliarsi un'audience ridotta, ma in questo caso deve avere un valore aggiunto (uso un'espressione pessima, ma utile), deve cioè fare tendenza, conquistare e suscitare la curiosità degli altri media. Se è possibile pensare la cultura anche come trasgressione, come muoversi per trasgredire i codici televisivi dominanti? Mi sembra che la definizione della cultura come trasgressione sia legata all'epoca delle avanguardie storiche, per le quali il lavoro dell'artista è essenzialmente infrazione di codici. Nell'estetica di Adorno, la musica non deve essere armonia ma dissonanza. Tuttavia, per lavorare sui codici occorre avere di fronte un linguaggio codificato da una lunga tradizione. La televisione invece è un mezzo relativamente nuovo, ancora in formazione. Sta ancora passando in rassegna le sue diverse modalità espressive: la fiction, la cronaca, la diretta, il varietà, il talk show. Inoltre, la tv è in qualche modo un mezzo interattivo, richiede una risposta da parte del pubblico. Il cinema può anche essere proiettato in una sala vuota, ma la televisione senza pubblico non ha senso. Inoltre, la televisione lavora sempre sulla propria materialità e ali' interno del proprio discorso. Fare violenza alla televisione è sempre un errore. Non bisogna mai creare fratture e violenze estranee alla logica del mezzo. Blob, e prima ancora Stupidissima su Retequattro, sono stati possibili perché lo spettatore, grazie allo zapping, era ormai capace di operare nuovi assemblaggi di materiali. Insomma le fratture avvengono sempre all'interno del linguaggio televisivo. Significa che comunque occorre mettere in pratica dei processi di semplificazione perché la tv non è capace di trasmettere messaggi complessi? Il linguaggio televisivo è un linguaggio scarsamente articolato. Le immagini si susseguono senza una gerarchia, senza rapporti di subordinazione. La televisione ha un linguaggio paratattico, composto di brevi enunciati, disposti uno accanto all'altro. Un ragionamento complesso, ad esempio un sillogismo, richiede una serie di passaggi in sequenza. Ma le immagini non hanno memoria: al secondo passaggio logico il pubblico ha già cambiato canale. Secondo alcuni studiosi, ad esempio Pierre Bourdieu, il primato della logica economica della televisione finisce per contaminare la cultura, l'arte e la ricerca tradizionalmente estranee (talvolta, al limite del disprezza) al successo economico. È un'ipotesi plausibile? Penso che possa essere vero. La televisione ha diffuso determinati valori o disvalori, facendone un metro per verificare la validità di un prodotto. Questi valori sono il successo economico, o meglio il successo del pubblico. Il meccanismo di rilevamento MEDIA '95/ FRECCERO19 di audience ha reso "naturale" il riscontro immediato del gradimento di un prodotto da parte del pubblico. Questo meccanismo ha aperto la strada ai sondaggi, alla concezione della politica come democrazia diretta. Oggi l'opinione della maggioranza si identifica con la verità. La maggioranza ha sempre ragione: è evidente che il radicarsi di convinzioni di questo tipo non può che portare al la cri si dei fenomeni culturali di élite e delle avanguardie artistiche. Se la televisione è essenzialmente un dispositivo di produzione, perché non contribuisce alla produzione di programmi più elaborati e articolati? Mi sembra evidente. Ogni dispositivo produce in base alle proprie regole di funzionamento. Una macchina programmata per produrre bulloni, non può produrre tappi. La cultura è un' espressione dell'uomo, e nel!' epoca della comunicazione questa cultura deve adeguarsi al funzionamento dei media. La televisione non può produrre qualcosa di diverso da sé. Piuttosto vorrei porre l'accento sui condizionamenti che oggi la tv subisce da parte del potere politico e, soprattutto, da parte della pubblicità. Spesso è la pubblicità a dettare le scelte di programmazione. All'origine delle tv commerciali era l'audience a condizionare le scelte. Gli spot erano semplici inserzioni in un palinsesto costruito per soddisfare il pubblico più ampio. Oggi non è più così, perché sono gli inserzionisti a sostenere i costi della tv. E gli inserzionisti non vogliono raggiungere il "pubblico", ma il "pubblico dei consumatori". E poiché gli inserzionisti televisivi devono promuovere prodotti di base come detersivi, carta igienica, pelati ecc., il pubblico che viene privilegiato nella ricerca di audience è un pubblico basso nella scala del "capitale intellettuale", come lo definisce Bourdieu. Per questo, secondo me, stiamo assistendo ad una progressiva involuzione della televisione che si allontana dalla cultura. Baudrillard sostiene che proprio laforma televisione, con i suoi codici e le sue modalità di funzionamento, vanifica ogni contenuto. Cosa ne pensa? Quando si lavora quotidianamente in televisione si sente dire spesso la formula: "questo non passa". In Baudrillard il cortocircuito della comunicazione televisiva è dovuto non solo al mezzo televisivo, ma anche al pubblico, le masse che fanno resistenza. Le masse fanno massa. A mio parere e secondo la mia esperienza, la tv ha i suoi modi di funzionamento: passa quello che è compatibile con la sua struttura. Non a caso, la comunicazione nell'era postmoderna è condizionata dai mezzi di comunicazione. È quanto ci spiega anche Lyotard. Se il computer è costruito su una logica binaria, continueranno a circolare solo le informazioni riconducibili a una logica binaria. Le altre saranno inevitabilmente scartate. L'ossessione per il contenuto in tv nasce da un desiderio e insieme da una paura. Il desiderio è di utilizzare la tv a fini pedagogici, per diffondere informazioni e cultura. La paura riguarda invece l'uso della tv a fini propagandistici. Questa è stata da sempre l'ossessione del potere, dei partiti politici, dei governi, dei candidati: occupare la televisione per convincere i cittadini, per manipolare la volontà. Baudrillard dice che ciò è impossibile. lo non ne sono così sicuro. Pensa cioè che una qualche forma di manipolazione sia possibile? L'indottrinamento tradizionale come pure l'argomentazione razionale non funzionano. Possono invece funzionare altre forme di condizionamento che si servono del modo di condizionamento
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