Vietnam. Fotodi Giles Coron/ Grazio Neri. è minima e non si sa come utilizzarli diversamente. L'inizio fu con la CNN a Panama, la sanzione definitiva con la guerra del Golfo. Sin già dall'agosto, e poi ovviamente durante la guerra. Quando tornai trovai nell'ufficio del direttore (o vice-direttore, non ricordo esattamente) un'intera parete coperta di schermi televisivi, 1°, 2°, 3° CNN e così via. È pur vero che qui in televisione non vedevamo quasi niente. In realtà laprima guerra televisiva è una guerra che non si è vista, se non negli ultimissimi giorni, dopo la disfatta. Sì, certamente; però quando sono tornato ho scoperto che qui tutti avevano fatto la guerra. Si mettevano l'elmetto, si piazzavano in poltrona e stavano davanti allo schermo fino a notte fonda. Non importa se si vedeva poco. Gli ufficiali di collegamento americani furono chiarissimi sul fatto che non volevano che si raccontasse la guerra degli uomini (di nuovo l'effetto Vietnam); solo macchine e elettronica. Mentre invece raccontare gli uomini fu quello che fecero alcuni di noi. Ma poi la percezione che se ne ebbe è che la guerra, anche se noi, 1000 inviati di tutto il mondo, l'avevamo raccontata in decine di pagine di giornale, era quella vista in TV. D'altronde c'è un'inchiesta del "Guardian" che non lascia dubbi. Stando ai dati del giornale inglese la conoscenza della guerra del Golfo, la sua storia, la sua lezione, per il 76% della popolazione veniva dalla televisione , altri ancora ne avevano un'immagine mista e MEDIA '95/ CÀNDITO 1S soltanto il 6% diceva che si era fatto un'idea della guerra attraverso il giornale. In casi meno "clamorosi", Mandela, i negoziati di pace tra Israele e Olp, le elezioni in Polonia, dove non c'è la spettacolarità delle immagini belliche, l'inviato speciale ha ancora spazio? Sempre meno; comunque. Un po' tutti i direttori di giornale sostengono che il sistema di comunicazione egemonico è quello televisivo (intendendo non solo il modo di trasmissione dell'informazione, ma anche il linguaggio). Dicono che ciò che è accettabile dal lettore è l'informazione usa e getta; che la rapidità dell'informazione televisiva ha talmente abituato la gente a immaginare che l'informazione passi soltanto attraverso i moduli espressivi della televisione; e che tutto deve essere riportato a quei moduli lì. Nella stessa giornata puoi avere le cento sfaccettature dello stesso fatto. Il giornale cerca di recuperare una propria dimensione operando una segmentazione del fatto. Te lo racconta, poi ti dice come lo vede Arbore, come lo vede la cameriera di De Crescenzo, come lo vede la portinaia della casa di fronte al giornale, te lo illustra in cento modi, ma te lo esaurisce in un giorno. Il giorno dopo non ne parla più, quel fatto è bruciato, ci sarà un altro fatto da consumare. Ora, come dicevo prima, il lavoro dell'inviato era un racconto che penetrava sotto la cronaca e ne riportava nel tempo, lentamente, tutte le componenti, ciò che aveva provocato un certo fatto e ciò che ne sarebbe conseguito. Questo non è più possibile, è una dimensione temporale non più accettata. Ho l'impressione che i
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==