12 ITALIA'95 riappare ciclicamente come un fantasma nella storia repubblicana, ora additato come archetipo tradito della sinistra democratica, ora indicato come causa del reiterato elitismo dell'intelligenza laica, dell'aristocratico e sdegnoso distacco degli intellettuali dalle masse, dalle passioni faziose della vita collettiva. È un fatto, comunque, che ancor oggi se ne parli o con irritazione o con rammarico. Tutti e quattro gli autori attraversano questa cultura, chi partecipando direttamente e in un ruolo di assoluto protagonista ali' attività del partito, Foa, chi altri lavorando nelle redazioni dei giornali azionisti nel primo dopoguerra, Pampaloni a "Italia libera" di Milano e Bocca a "Giustizia e Libertà" di Torino, chi infine, Giolitti, pur rimanendone estraneo politicamente, ne subisce l'influenza e il fascino culturale, soprattutto attraverso la frequentazione del circolo Einaudi, che riuniva il meglio della cultura azionista. Ma non è tanto l'adesione effettiva e più propriamente politica a un partito il dato comune. Che è invece culturale, ossia un particolare atteggiamento nei confronti della vita e, di conseguenza, della politica stessa. L'intransigenza morale, ossia una concezione della politica in senso profondamente etico, l'impermeabilità alle astrazioni e alle utopie, lo spirito pragmatico, la sacrale autonomia del!' individuo opposta alle ideologie universalistiche e trascendentali imperanti in quei tempi: questi, in stretta sintesi, i tratti prevalenti della mentalità azionista. Una cultura che è poi alta cultura laica, democratica, moderna: una cultura sconfitta dalla storia. L'azionismo esprimeva una grande ansia di rinnovamento, di rinnovamento della mentalità e dei costumi italiani. Riviveva l'illusione di matrice ottocentesca di "fare gli italiani", di trasformare l'Italia in una prospettiva più civile e moderna, di innescare una vera e propria rivoluzione democratioa e civile, che surrogasse l'assenza storica di una rivoluzione politica o religiosa. La fine precoce del Partito d'Azione, e quindi la sconfitta sul fronte politico di questa cultura laica e liberaldemocratica, sarà insieme causa ed effetto della sconfitta di queste speranze, di queste illusioni di rinnovamento. Il sentirsi orfani di questo partito, che rimane nella memoria, per dirla con Foa, come "una metafora della ricerca", si esprime in una sorta di distacco dalla vita politica, o comunque in un sentimento di inappartenenza. Anche chi tra questi autori, come Foa e Giolitti, ha continuato assiduamente a lottare nella politica attiva, non si riconoscerà mai in pieno in nessuno dei partiti a cui aderirà,cercandospazialternativiincuipoterviverelaculturaelapolitica più liberamente. Sintomatico è il fatto che Giolitti, ad esempio, abbia vissuto una sorta di vita parallela a quella con il Pci frequentando casa Einaudi,ocheFoaabbiasceltocometerrenoprivilegiatodellasuaattività politica il sindacato, proprio per i minori vincoli di apparato che questo richiedeva. Con questo comune disagio, con questo spirito vengono vissute tutte le contraddizioni dello sviluppo e della crescita del nostro paese negli ultimi cinquant'anni. Sullo sfondo di questi testi emerge sempre una sorta di insoddisfazione, di crescente difficoltà ad accettare i limiti sempre più cronici del nostro costume, il trasformismo, l'individualismo, lo scarso senso civico, il prevalere della furbizia spicciola sull'onestà. Un'insofferenza che si esprime chiaramente in maniera diversa, a seconda della sensibilità e del carattere di ognuno. Chi malinconico, chi caustico, chi comunque ottimista, chi altro scettico. Ciò che colpisce dalla lettura di queste autobiografie è la valenza esemplare delle testimonianze; memorie che, oltre a vivere per sé, nell'ineliminabile unicità di un'esperienza individuale, si giustificano anche come contributoallacomprensione delJastoriadi una generazione che più di ogni altra ha vissuto in prima persona tutte le tragiche contraddizioni di questo secolo. Non è un caso, e non è solo un artificio retorico, il fatto che tutti più o meno manifestamente confessino il loro disagio nelJoscrivere su se stessi, e confessandolo esp1imano una sorta di stato di necessità: la necessità di mantenere viva la memoria, una memo,ia collettiva più che strettamente individuale. Bianca Guidetti Serra STORIE DI GIUSTIZIA, INGIUSTIZIA E GALERA Cinque casi esemplari che hanno segnato nell'arco di mezzo secolo lamemoria e l'identità dell'autrice: testimonianza dell'impegno politico e sociale di una famosa penalista democratica. pp. 160, Lire 15.000 Cees Nooteboom COME SI DIVENTA EUROPEI? Un grande scrittore si interroga sull'identità e il futuro del vecchio continente in un vivace intreccio di analisi storico-culturali, narrazione autobiografica e ironica riflessione sul nostro presente. pp. 112, Lire 15.000 Amitav Ghosh DANZANDO IN CAMBOGIA L'indagine di uno scrittore indiano su Poi Pote sul suo ambiente, i suoi familiari, i suoi maestri e seguaci. Non una guerra civile, ma una guerra contro la storia. A cura di Anna Nadotti pp. 80, Lire 12.000 NORBERTO BOBBIO ELOGIODELLA MITEZZA E ALT.RI SCRITTI MORALI VERITÀEUBERTÀ • ETICAEPOLITICA • RAGIONDISTATOEDEMOCRAZIA• IA NATURADELPRfGIUDIZIO • RAZZISMOOGGI • EGUALIEDIVERSI • PROE CONTROUN'ETlCALAICA • MORALE RELIGIONE • GU DEI CHEHANNO FALLITO:ALCUNEDOMANDE SUL PROBLEMADELMALE. liiFH+NI ,H'·H·T-U·R·E Norberto Robbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000
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