E più degli altri autori confessa le sue debolezze, le sue contraddizioni, le sue incoerenze, le sue idiosincrasie. Spesso le ostenta in toni compiaciuti. La ricerca ossessiva della verità, con la vista sempre al primo posto tra i diversi strumenti di osservazione e di analisi, iIgusto dell'inchiesta, del reportage sono il vero scheletro che sostiene il corpo della narrazione. Ma che cos'è che ci permette di assimilare le esperienze di vita di intellettuali così diversi sia per sensibilità, che per appartenenza ad aree ideologiche e culturali? Innanzitutto il dato anagrafico, vale a dire l'appartenenza a una generazione che ha vissuto tutte le laceranti contraddizioni di questo secolo, dal fascismo alla Resistenza, "il punto alto", come direbbe Foa, di questa generazione, dal dopoguerra carico di tensioni politiche al prepotente boom economico degli anni Sessanta, dalla stagione delle proteste agli anni di piombo, fino ali' edonismo consumistico straripante degli anni Ottanta, con il consolidamento del regime partitocratico di marca democ1istianosocialista. In secondo luogo il fatto che tutti e quattro gli autori, sia pure con sfumature e profili diversi, siano delle figure in controtendenza, in qualche modo ereticali, guardati spesso con sospetto da chiese e funzionari di partito. Le carte d'identità sotto questo aspetto sono inequivocabili: chi da un punto di vista più strettamente politico, Foa e Giolitti, chi altro da osservatore acuto della realtà, Bocca, chi ancora dal versante letterario, Pampaloni, tutti e quattro questi intellettuali hanno cercato di custodire gelosamente nel tempo la propria autonomia, la prop1ia indipendenza intellettuale, negandosi a qualsiasi legarne fideistico o strumentale. Da una parte un comunista eterodosso che combatte la sua impossibile battaglia riformista ali' interno di un partito centralista e massimalista (chi non si ricorda lo scontro Giolitti-Togliatti nel congresso del '56 per i fatti di Ungheria, con la conseguente uscita di Giolitti stesso dal paitito?), dall'altro un azionista perennemente irrequieto, Foa, alla continua ricerca, mai conclusa, di un'entità politica che mantenesse in vita in qualche modo quegli ideali liberalsocialisti che avevano alimentato la breve e sfortunata attività del Paitito d'Azione, nonché due giornalisti anch'essi abbeveratisi alla fonte azionista, e rifugiatisi poi in nicchie elitarie o comunque sottrattisi alla fazione politica, alla frenetica e fideistica militanza che le religioni di partito richiedevano. Il parallelo non può comunque andare molto oltre se ci si sofferma ad osservare i diversi scenari che ognuna di queste opere disegna e le diverse angolazioni dalle quali vengono osservati, analizzati e giudicati i vari passaggi della nostra storia. Una cosa infatti sono, ad esempio, i racconti introspettivi e crepuscolari, le impressioni frammentai·ie ma esemplari attraverso iquali Pampaloni ridisegna mirabilmente il profilo morale e sentimentale della provincia italiana, dell "'Italietta", di uomini e donne che si misurano giorno per giorno con gli stenti e le privazioni di una vita non ancora sfiorata dal benessere e violentata dalle astruse e feroci manie di grandezza di un potere, quale quello fascista, delinquenzialmente farsesco; un'altra cosa sgno le disquisizioni teoriche e le analisi squisitamente politiche con cui Foa demolisce tutte le certezze, tutti i dogmi e gli stereotipi della sinistra italiana, la sua appassionata, inesausta e mai paga ricerca di ipotesi diverse nel rifiuto di qualsiasi concezione deterministica della vita. Come difficilmenteassimi labili risultano le ricostruzioni puntuali, le cronache vive e fedeli con cui Giolitti incolla i tasselli della storia e l'irresistibile, nel bene e nel male, la parzialità e l'Ìlrnenza con le quali Bocca irrompe nel reale, indugiando, alle volte con eccessivo virtuosismo, nella contraddizione, in atteggiamenti di un anticonformismo insieme genuino e di maniera. Sommando gli esiti che queste diverse disposizioni d'animo ed intellettuali sortiscono si ricava un affresco complessivo a strati sovrapposti della storia del nostro paese, con tutti gli ingredienti delle grandi naiTazioni: una folla immensa di personaggi, illustri e anoniITALIA '95 11 mi, finissimi ritratti caratteriali e psicologici, intreccio tra Storia e storie dei singoli, guerre, tragedie collettive vicende familiari e amori, considerazioni di ordine etico-politico. Sono quattro percorsi che ci accompagnano dentro i vizi e le virtù di un popolo, ma che soprattutto ci fanno riflettere sulle occasioni mancate, sulle eventualità non percorse della nostra storia. Un tratto, questo, che cai·atterizza, seppur in maniera diversa, tutti e quattro i libri, e che ci obbliga per forza di cose nuovamente a ricercare quale sia il terreno più elementaimente e profondamente comune di questi autori; un terreno che è ideale, inequivocabilmente rappresentato dal!' antifascismo. Un antifascismo spoglio di qualsiasi orpello retorico, discriminante pregiudiziale, linea di demarcazione profondissima che separa la civiltà dalla barbarie. Un atteggiamento intransigentemente netto nei confronti della vita, un abito mentale, una posizione etica prima ancora che politica, radice di un'identità in cui si rispecchiano tutta una se1iedi ideali e di valori morali in cui una generazione ha finito per riconoscersi. Un traguardo comune in cui si incontrano tragitti diversi. Da questo punto di vista i percorsi esistenziali di questi autori risultano in qualche modo esemplari, poiché rappresentano due diversi modi di abbracciare l'antifascismo. Infatti, mentre Foa e Giolitti, appartenendo entrambi a famiglie dell'alta borghesia piemontese di tradizione liberale o liberalsocialista, crescono in un ambiente refrattario per cultura, tradizioni e costumi allo scomposto e autoritario attivismo di regime che permette loro di maturare con il tempo una consapevole opposizione antifascista, Bocca e Pampaloni, viceversa, appartengono a quella piccola borghesia provinciale sulle cui insoddisfazioni e frustrazioni il regime aveva fatto leva fin dal suo primo apparire. Quindi mentre i primi fanno parte di quella ristretta élite, di quell'avanguardia politico-intellettuale che per anni aveva cospirato nella clandestinità, i secondi crescono e si formano nelle istituzioni del regime, abbracciando quei falsi miti rigenerativi e "1ivoluzionari" che il fascismo propagandava fin dai primi anni di scuola. Percorrono, in sostanza, quel lungo viaggio attraverso il fascismo ben descritto da Ruggero Zangrandi nel suo libro, intitolato, per l'appunto, Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Un viaggio carico di illusioni e di promesse che alla fine si risolve in una tragica farsa, in una deriva. Il convergere di percorsi così radicalmente diversi in un'unica direzione dà la misura dell'eccezionalità e, in qualche modo, dell'unicità degli eventi in cui si trovarono coinvolti questi uomini. La Resistenza rappresenterà poi il culmine, la rapida ed intensissima ascesa di quest'esperienza collettiva e solidale, la breve illusione di poter comunemente liberare con una azione rifondati va l'Italia dai suoi antichi vizi. Ed è proprio la sconfitta parziale, eppure sostanziale, di tanti di quei sogni e di quelle speranze coltivati nella guerra di Liberazione, l'infrangersi nel muro livido della gue1Tafredda, nella via senza uscite dello scontro ideologico frontale del dopoguerra di quell'idea di democrazia integrale e compiuta per la quale tanto sangue era stato versato a ricondurci a quel tratto comune a cui avevamo precedentemente accennato. Ossia al fatto che tutti e quattro gli autori riflettano sulle occasioni perse, sul tragitto incompiuto, sulle strade non battute dalla Repubblica democratica uscita dalla Resistenza. Riflessioni che partono da un fondo di amarezza e disillusione, da una crescente insofferenza per la mediocrità cronica della nostra storia politica, per l'incapacità atavica del nostro paese di darsi delle regole civili, dei diritti e dei dove1i certi e rispettati, di fai· crescere, insomma, un senso civico diffuso. In questa comune riflessione si leggono delle inconfondibili tracce della cultura azionista, di tutte quelle idee e quei valori democratici che avevano caratterizzato la breve stagione di uno dei partiti più significativi ed anomal idel laResistenza. Un paitito i I quale, legittimamente o meno,
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