Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

10 ITALIA '95 FotoGrazia Neri. che restituisce in presa diretta tutte le esperienze pubbliche, esterne vissute dall'autore. Lo spazio intimo del protagonista rimane, così, pressoché inviolato. Un'opera, quindi, che si giustifica quasi esclusivamente in quanto contributo alla riflessione storica e politica sul recente passato e sul presente. Foa e Bocca, continuando in questa sommaria suddivisione, si collocano rispetto ai primi in una posizione mediana. Dei quattro, questi testi sono i più, se così si può dire, contaminati. Foa, infatti, come Giolitti, utilizza una prosa saggistica, adatta alla riflessione politica e storica. Allo stesso tempo, però, alterna passi di autentica confessione intima, aprendo dei varchi nel suo universo privato. Quindi c'è un maggiore intreccio di piani narrativi e, conseguentemente, di registri stilistici. Un effetto derivante in qualche misura anche dalla particolare genesi avuta dall'opera, che nasce da dei dialoghi svolti su temi specifici distinti, che hanno visto come protagonisti l'autore stesso e Carlo Ginzburg, con la partecipazione saltuaria di altri intellettuali: Claudio Pavone, Vittorio Rieser, Giovanni De Luna, Bruno Trentin, Pietro Marcenaro. L'autore, e nella Premessa lo confessa apertamente, non aveva alcuna intenzione di seri vere un' autobiografia, preferendo pubblicare i dialoghi così com'erano. Poi su insistenza e sollecitazione di Carlo Ginzburg si è deciso a scrivere su se stesso. Il libro, dicevamo, risulta fortemente caratterizzato da questo antefatto, in quanto la narrazione procede a temi distinti, strettamente delimitati (l'antifascismo, la Resistenza, il sindacato, il Psi, la riflessione sul tempo, ecc.). L'autore non interviene, se non di rado, autobiograficamente in queste che sono del le vere e proprie riflessioni saggistiche autonome. La memoria agisce da collante, nel senso che riempie gli spazi vuoti tra i vari temi analizzati, introducendo e aggiungendo elementi nuovi alla narrazione necessari per rendere intelligibile il suo ritratto, la sua figura. Quindi il dato autobiografico è un'istanza di rinforzo, di supporto, più che una dimensione esclusiva del racconto. Ne risulta un contrasto a tinte forti: pagine di pura riflessione teorica interrotte da passi più intimamente biografici, aneddotici. Il libro di Bocca, infine, è forse, tra tutti, il più composito da un punto di vista formale e stilistico, ma anche per quanto riguarda i contenuti stessi della narrazione. Se da un lato Foa e Giolitti si interessano pressoché esclusivamente alla storia ufficiale e dall'altro Pampaloni dipinge il ritratto dimesso e malinconico di un popolo colto in situazioni marginali e bozzettistiche, Bocca si muove in entrambe le direzioni. Anche il suo libro si struttura in capitoli distinti, ognuno dei quali è dedicato a una particolare fase storica del nostro paese. Compare una serie innumerevole di personaggi, siano essi politici, magistrati, industriali o terroristi, che hanno fatto il nostro presente. Quindi l'interesse per la storia ufficiale con i suoi interpreti principali è centrale. Parallelamente, però, è sempre vivo il gusto di descrivere i comportamenti sociali, con un'attenzione particolare per i segnali che vengono dal basso, dal ventre popolare della società. Eattentoalle tradizioni, ai costumi, alla mentalità del popolo italiano: le rivoluzioni, le tragedie, i profondi mutamenti della storia li misura attraverso gli effetti che essi producono nella società, nella realtà viva della gente comune. La sua prosa è insieme saggistica, descrittiva, giornalistica, con notevoli aperture letterarie. La battuta fulminante, l'aforisma stringente si alternano a lunghe e meditate riflessioni sui più disparati fatti storici.

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