Linea d'ombra - anno XIII - n. 102 - marzo 1995

8 ITALIA'95 operatore Miran Hrovatin perché stava indagando su un traffico di armi, una delle figure belle del libro e dell'Italia di questi anni. Deaglio ha appena saputo del vero contesto e delle vere ragioni di quel delitto, le ha riassunte, ha descritto le forti e straordinarie figure dei genitori di Ilaria, e anche dei colleghi che non hanno mollato la presa delle sue inchieste e le stanno continuando. "Ci vuole energia e tenacia, in queste inchieste" scrive, "Non bisogna lasciarsi scoraggiare. Bisogna sapere aspettare. Ma, non so bene perché, io ero piuttosto demoralizzato (...) Ripensavo a Roma, che in quei giorni di inizio novembre- i giorni dei santi e dei morti - si crogiolava ancora nel sole. Uscito da casa Alpi ero andato a godermelo anch'io, in piazza del Popolo. Quanta gente a passeggio: masse di persone che, se siete tristi, vi possono apparire persino paurose, perii loro languore e la loro volubilità". Ecco, c'è l'Italia, ci sono il sole e le piazze italiane, elementi classici del paesaggio, magari un poco acciaccati e inquinati ma quelli di sempre, rassicuranti, accoglienti. E c'è la gente - la folla spesso volubile e ignava, che s'intuisce pronta a seguire anche i cattivi sentimenti e le ambizioni più sbagliate, a farsi sedurre da quell'omino di burro che promette di condurla nel Paese dei Balocchi di cui parla Deaglio, traendo l'immagine da Pinocchio (secondo un suggerimento di Alfonso Berardinelli). Nel libro di Deaglio viene colto il momento in cui questa folla si fa elettorato, schieramento, e trova in Berlusconi e nella sua azienda-partito un leader e un'organizzazione. Ma ne viene narrata anche la formazione in quanto opinione pubblica~ nel modificarsi degli atteggiamenti, dei valori, delle attese. È un'Italia esacerbata, a volte incattivita quella che esce .da queste pagine. Ci sono i bambini che si sfottono a vicenda chiamandosi "mongolo, mongoloide". Ci sono coloro che gioiscono perché finalmente a quelli del pool Mani Pulite si sta mettendo la mordacchia (il giorno in cui esce sulla Gazzetta Ufficiale il decreto Biondi, venerdì 15 luglio, Deaglio è a Catania e descrive la gioia di chi difende gli inquisiti eccellenti: "Hanno tanti clienti che stanno per uscire e quindi sono venuti alla Procura a 'incassare'. Hanno fretta, un po' di malizia negli occhi. È girato il vento finalmente"). C'è la politica, tra la barzelletta e lo psicodramma: "È vero che siamo diversi. La tragedia rimane limitata, spesso si stempera in farsa. Da noi è tutto un circo equestre, in questo settembre 1994, Bossi gioca a fare il Popolo. Fini a fare il fascista buono. Irene Pivetti si sforza di essere integralista, ma subito la chiamano Vandea Osiris. Il giudice Di Pietro ha parlato all 'UniversitàStatale di Milano, dicendo che siamo sull'orlo del baratro. Non è successo niente". Ci sono ragazzi normali del profondo nord, i coetanei di Pietro Maso, quelli che tirano le pietre dai viadotti - e le loro vittime innocenti, come MonicaZanotti che passava per caso sotto uno di quei viadotti col fidanzato. C'è la loro provincia ricca e ottusa, velleitaria ed egoista, terra ingrata per gli immigrati e supermarket del sesso (miraggio e inferno di viados, trans e ordinarie prostitute di ogni latitudine alle quali il formarsi di una nuova domanda di "trasgressori", una nuova voracità sessuale, garantisce clienti e papponi). C'è il Nord che lavora troppo e il Sud disoccupato o occupato nei rami illeciti, e c'è lo strano equilibrio del centroltalia,edonistico senza trivialità, egoista e solidale a un tempo, forse la vera zona in cui si combatterà la battaglia decisiva per il prevalere delle priorità e degli orientamenti di fondo dei prossimi anni. E ci sono le angosce e le inquietudini di chi non si sente troppo bene, e anzi a volte sta decisamente male, in questa Italia, come la famiglia che Deaglio incontra in treno - una coppia con una figlia: sono loro che cantano Besame mucho: è la donna, una signora matura ma giovanile, a sentirsi depressa, a essere appena uscita da un consulto presso un Grande Clinico che cura i pazienti col Prozac (uno psicofarmaco vendutissimo, "una specie di Berlusconi chimico" nota Deaglio). È un'Italia triste e impasticcata gran consumatrice di sogni a buon mercato e di farmaci carissimi. Ne parlava già Paolo Volponi, in una pagina di Le mosche del capitale, descrivendone il sonno sedato, artificialmente prodotto dalle pillole. In alcune pagine del libro di Deaglio c'è appunto la forza di certe visioni letterarie evocate solo da pochi scrittori di questi anni (e più di tutti forse proprio da Volponi). Deaglio indica spesso tra i propri modelli alcuni scrittori, o giornalisti-scrittori, non italiani, a cominciare da Truman Capote. Ma nelle sue pagine in realtà scorre tanta prosa, compaiono tante immagini e vive una sensibilità, che hanno contraddistinto alcuni tra i migliori narratori, senza distinzione di genere, del nostro paese. Besame mucho, ma come già il precedente Raccolto rosso e ancora altri testi più direttamente narrativi di Deaglio, è un libro di forte presa narrativa, un libro di fatti e di personaggi, di spiccata fisionomia politica. Ma anche di alta qualità di scrittura. Si dice che la sinistra sia morta, lo si dice alludendo alla sua scarsa forza, alla scarsa qualità, anche, dei suoi prodotti politici e non. Besame mucho, allora, va controcorrente. È un libro di sinistra, azzardo. Ed è un libro di qualità. Perché aggredisce la demagogia e la cialtronaggine come si deve. Perché rispetta i diversi e i lontani (nel pensiero, nelle opinioni). Perché, narrando, denuncia ingiustizie e sopraffazioni, esclusioni e solitudini vecchie e nuove. Perché, infine, elabora questa materia in un discorso, in una tela che unisce inchiesta e ragionamento, tensione politica e sforzo di scrittura, come si fa nei lavori ben fatti. Azzardo anche che il libro di Deaglio non nasca isolato, eccentrico, nel panorama attuale, che vi siano invece esperienze e iniziative che insistono a cercare, a progettare. Se questo è vero, allora, malgrado le formidabili difficoltà, la sinistra (per un momento tralasciamo le dispute lessicali e andiamo alla sostanza della cosa) non è morta e in campo non c'è solo la destra, come sembra. La destra vive più facilmente nel deserto di elaborazioni e di mediazioni, poiché confida soprattutto nell'egoismo, nella legge della forza, della proprietà e della ricchezza, che è facile ad affermarsi. Una destra rispettabile costruirebbe, su queste basi, un progetto di società, di Stato. Ma questa destra oggi non c'è. Quella che vediamo risorgere e divampare in Italia è la destra degli egoismi non mediati. È viva, sì, ma è questa roba qua. La sinistra, quanto a lei, vive in molti percorsi di solidarietà, di dialogo, di rielaborazioneàelleesperienzeedei riferimenti culturali e politici. Ma, minoritaria nella società, lo è ancor più fra le élite politicoculturali che delle esperienze e dei sentimenti di base hanno perfino smarrito l'indirizzo e la percezione. Questo è il suo limite maggiore. La destra è banale, come il male. Perciò vive e si vede più facilmente. La sinistra, per esistere e contare, deve fare uno sforzo di qualità, deve saper farsi progetto, saper unire progetto ed esperienza. Saper trarre dalle proprie stesse sconfitte e tristezze la forza e la voglia di cantare le proprie vive ragioni. Non lo fa ancora abbastanza, purtroppo. Lo fa Enrico Deaglio in questo libro, lo fanno molti personaggi di cui parla, dalla giovane e coraggiosa Ilaria Alpi al vecchio professore antifascista fino alla signora depressa che erompe d'improvviso nella canzone: "Bèsame bèsame mucho ... Como si .fìiera esta noche la ultima vez ...".

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