6 IRLANDADELNORD quegli irlandesi che il lunedì di Pasqua del 1916 erano insorti a Dublino contro gli inglesi (Easter Rising). Sebbene violentemente repressa, l'insurrezione aveva rappresentato una pietra miliare nella storia dell'indipendenza del Paese. Solo all'inizio degli anni Settanta, a seguito di una scissione verificatasi all'interno dell'Esercito Repubblicano Irlandese, i'IRA decise di cambiare la propria strategia militare, passando da azioni di tipo puramente difensivo ad una vera e propria guerra, condotta contro le forze inglesi anche in Gran Bretagna. Dal 1969 ad oggi la violenza dell'IRA e di altri gruppi paramilitari repubblicani ha causato quasi 2.000 morti. Dall'arrivo dei soldati inglesi, tuttavia, la strategia perseguita dal Governo inglese per cercare di vincere la guerra contro i'IRA ha trasformato l'Irlanda del Nord in uno Stato dove si registra una violazione dei diritti umani che non ha eguali in Europa. Ciò ha finito per rafforzare il sistema sociale di apartheid che, per sua natura, da sempre ha discriminato una parte dei suoi cittadini. Numerosi sono i documenti di prestigiosi organismi internazionali per i diritti umani, quali Amnesty International ed Helsinki Watch, nei quali tali violazioni sono denunciate. Una lunga lista di orrori quotidiani, che nulla hanno da invidiare alle peggiori dittature latino-americane. A renderli "legali" sono state due leggi anti-terrorismo, I' Emergency Provision Act (1973) ed il Prevention ofTerrorism Act (1974), nonché le Diplock Courts, tribunali speciali presieduti da un solo giudice e privi di giuria, in grado di accettare come prova di•· colpevolezza la semplice parola di un membro delle forze di sicurezza o un'autoaccusa firmata dall'indiziato. In questi anni si sono così moltiplicati all'ennesima potenza i casi analoghi a quello raccontato nel film In nome del padre del regista Jim Sheridan. Nel novembre 1991 il Regno Unito ha dovuto render conto alla "Commissione delle Nazioni Unite contro la tortura" di gravi casi di maltrattamenti avvenuti nel centro di interrogatorio di Castlereigh, a Belfast, come documentato in rapporti di Amnesty International e del Committee on the Administration of Justice, prestigioso organismo di Belfast che da anni lavora per la difesa delle libertà civili. I poteri eccezionali che le leggi per il terrorismo hanno conferito a soldati inglesi e polizia hanno avallato un uso della forza a pura discrezione di soldati e polizia. Dal 1976 al 1989 i plastic bullets ("proiettili di plastica", un'arma letale della lunghezza di 10 cm e del peso di oltre 100 g) hanno causato la morte di 14 persone, in maggioranza bambini, sebbene il loro uso sia stato condannato dal Parlamento Europeo. Le forze di sicurezza sono state inoltre accusate di praticare in Irlanda del Nord lo shoot-to-kill, ovvero una precisa politica, deliberata ed illegittima, mirante all'eliminazione fisica, in alternativa ali' arresto, di sospetti oppositori o attivisti repubblicani, a causa della quale hanno perso la vita anche civili non coinvolti nel conflitto. Tali uccisioni, definite da Amnesty International "esecuzioni extra-giudiziali", sono state accompagnate dalla pressoché totale immunità dei responsabili. Tra il 1969 ed il 1993 circa 350 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza (metà delle quali disarmate), eppure solo 21 agenti sono stati incriminati. 19 di essi sono stati prosciolti dall'accusa. Degli altri due uno è stato rilasciato con la condizionale e l'altro condannato a due anni e mezzo di carcere. Scontata la pena, ha ripreso servizio nelle file dell'esercito. Dalla fine degli anni Ottanta sempre più numerosi e comprovati sono stati i casi di collusione tra i gruppi paramilitari protestanti (UDA, UFF e UVF) e le forze di sicurezza. Come ammesso dalla stessa RUC, la polizia nord-irlandese, migliaia sono ad oggi i documenti della polizia riguardanti civili cattolici (molti dei quali successivamente assassinati) finiti "misteriosamente" nelle mani delle squadre della morte. Emblematico il caso di Brian Nelson, un protestante agente dei sevizi militari inglesi che, infiltratosi nell 'UDA, per oltre dieci anni passò a quest'ultima informazioni sui cattolici da assassinare, tenendone regolarmente informati i suoi superiori dell' intelligence militare britannico. Tali collusioni gettano discredito sulla pretesa del Governo inglese di presentarsi come mediatore "super partes". Appoggiando le death squads, che negli ultimi due anni hanno causato più vittime dell'IRA, Londra risulta apertamente schierata a fianco di una delle due parti coinvolte nel conflitto. È tuttavia il caso di Crossmaglen, un paesino di 4.000 abitanti sul confine con l'Eire, a rappresentare il simbolo di ciò che è oggi l'Irlanda del Nord. Grazioso villaggio abitato interamente da cattolici e situato in una zona dove sempre frequenti sono stati gli attacchi dell'IRA, è letteralmente saturato da torrette e posti di osservazione dell'esercito ·inglese, costruite in cima alle colline circostanti, lungo le strade d'accesso e nella piazza principale del paese. Crossmaglen è una sorta di "Twilight Zone". Registra infatti livelli di radioattività che non hanno eguali altrove, ma anche aborti spontanei sempre più frequenti, un incremento costante di emorragie cerebrali e tumori tra gli abitanti, capi di bestiame che nascono con due teste o muoiono improvvisamente senza alcun motivo. Dopo anni di ricerche lo scorso agosto la dottoressa Mary Allen ed il medico gallese Roger Coghill, nel corso di una conferenza stampa, hanno lanciato un appello alla comunità scientifica internazionale per fermare ciò che sta avvenendo a Crossmaglen. Secondo i due medici le radiazioni sono provocate dai raggi infrarossi ed a microonde emanati dalle sofisticatissime telecamere e dagli strumenti di sorveglianza con cui le forze di sicurezza tengono sotto controllo la popolazione 24 ore al giorno. Di tutto questo poco o nulla è trapelato attraverso i media. Utilizzando un'immagine dei tempi della Guerra del Golfo, per 25 anni l'Irlanda del Nord è stata presentata come una sorta di deserto dove, di tanto in tanto, improvvisi fuochi (le bombe dell'IRA) venivano ad accendere uno spazio disabitato. Milioni di sterline sono stati spesi in propaganda e controllo dell'informazione, affinché l'immagine "ufficiale" dell'Irlanda del Nord fosse quella di un luogo in cui due comunità, mosse da un odio secolare, si combattevano tra loro, mentre Londra faceva del suo meglio per cercare una soluzione. Un bisogno quasi ossessivo di convincere l'opinione pubblica internazionale che al Governo inglese non spettavano altri ruoli o responsabilità. Ciò spiega perché nel dicembre scorso John Major e la sua controparte irlandese Albert Reynolds abbiano firmato il nuovo piano di pace per il futuro dell'Irlanda del Nord proprio sulla soglia del n. 10 di Downing Street, davanti a decine e decine di telecamere nazionali ed estere. Quella stretta di mano, trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo, è servita a convincere ancora una volta che il Governo inglese era seriamente impegnato a riappacificare le due fazioni in lotta in Irlanda del Nord. Eppure, ad una attenta lettura del testo, la Downing Street
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