Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

ArchivioEffigie e un po' con ironia. Eppure l'idea e il modo dell'apparizione erano suoi, sua non solo la regia, ma la scena ed i costumi. Era il 26 aprile del '52: neppure dieci giorni dopo moriva a Roma d'un infarto che gli risparmiò senescenza ed agonia. Esposte nelle mostre, riprodotte nei libri, le scene per Armida, 6 i loro cieli mediorientali con nuvole di pietra, materiaUzzano il ricordo d'uno di quegli spettacoli che danno senso ali' espressione "civiltà teatrale". Qualche giorno dopo quel successo, Savinio scriveva a un suo gallerista: "Ho avuto due applausi alle scene. De Pirro mi ha baciato in pubblico e Scelba si è congratulato con me":7 e questo sessantenne sapientissimo tutto fiero d'esser stato complimentato da Scelba e baciato in pubblico dal potente da teatro De Pirro mi pare un'immagine altrettanto patetica e grottesca del peto del protagonista della sua Alcesti. La sua fu una sapienza ironica ed umile, che non pretendeva di sovrastare le figure da lei stessa evocate. Una sapienza spezzettata e cosmopolita: "sembrava ai suoi non molti ma fedeli lettori - diceva Sciascia-che si disperdesse troppo a scrivere sui giornali: stava invece scrivendo, e proprio scrivendo sui giornali, libri".8 Ma questo modo di farli postumi, i libri, richiede la collaborazione e la lungimiranza (non voglio dire l'altruismo, che sa sempre un po' d'untuoso) di studiosi competenti e pazienti, innamorati, che sappiano trasformare in volumi quella che un tempo fu un'influenza diffusa foglio a foglio. Questo tipo di studioso Savinio l'ha trovato in Alessandro Tinterri. Da ora al Duemila o poco oltre, con un volume di circa 8001000 pagine l'anno, a cura di Alessandro Tinterri per Adelphi, verrà pubblicata l'opera completa di Alberto Savinio, i cui testi andavano finora rintracciati disordinatamente. Il primo volume Ermafrodito ed altri romanzi, è preceduto da un'introduzione generale di Alfredo Giuliani. I seguenti raccoglieranno la frastagliatissima opera aggregandola per nuclei: racconti; scritti giornalistici; gli strani ritratti d'autore e scritti di viaggio che potrebbero dirsi incontri straordinari nel tempo e nello spazio, come il celebre Narrate uomini la vostra storia e l'amato Vita di Enrico lbsen, originariamente pubblicato a puntate nella rivista "Film", nel '43; critiche cinematografiche; teatro, e così via. I volumi saranno corredati da ampie cronologie biografiche e dalla storia dei libri saviniani, nelJa quale Tinterri inserisce - come già ha fatto ad esempio per l'edizione di Alcesti di Samuele e atti unici-ampi squarci della corrispondenza e delle discussioni con gli editori. Dalle carte di Savinio, mi dice Alessandro Tinterri, risulta che i volumi postumi erano già stati da lui progettati. Forse era dunque una sua strategia quella di comporre Libri scrivendo pezzetti a destra e a sinistra per i giornali. Sciascia ha ragione: quegli articoli non sono articoli veri e propri, non sono neppure conversevoli appuntamenti coi lettori. E non sono "pezzi", ma zampilli di complesse architetture d'acqua. Non capitoli, ma getti, o tratti d'un arabesco. Il fatto che Alessandro Tinterri sia oggi il curatore per eccellenza dell'opera e della fama di Savinio spiega in parte perché tale fama si leghi di più in più al teatro. Ma non basta. O meglio: è una felice coincidenza. Perché la fama di Savinio è di per sé teatrica, dato che in essa si mischiano senza fondersi l'intelligenza dello spettatore e quelladell 'autore, due intelligenzegemelle e a contrasto, come potrebbero esserlo Minerva la dotta e crassa Minerva. Lo spazio letterario del teatro offre tutti gli anditi necessari a questi incontri naturalissimi e incestuosi. Ed è bene che per l'edizione dell'opera omnia il curatore e l'editore abbiano fatta propria l'idea dell'unità sostanziale dello spazio letterario del teatro, rigettando ladannosa distinzione fra opera creativa ed opera critica e raccogliendo alla pari in un solo libro - come si propongono di fare - sia le opere drammatiche di Savinio che le sue visioni critiche. Quando saranno messe tutte insieme si potrà finalmente toccare con mano come Savinio davvero faccia teatro mentre sembra solo accarezzare - con quelle sue complicate arabescate carezze da orientale - le superfici della scena. Note 1) Alberto Savinio, Scatola sonora, Milano, Ricordi, 1955; poi Einaudi, 1977, a cura di Luigi Rognoni. 2) Claudio Meldolesi, Fondamenti del teatro italiano. La generazione dei registi, Firenze, Sansoni, 1984, pp. 323-327. 3) Alberto Savinio, A/cesti di Samuele e atti unici, a cura di Alessandro Tinterri, Milano, Adelphi, 1991, p. 57. 4) Palchetti Romani, p. 63. 5) Fedele d'Amico, Niobe al Luna park, "L'Espresso", 23/3/1981, cit. in Tinterri, Savinio e lo spettacolo, p. 66. 6) Sono riprodotte nel volume Il Maggio Musicale Fiorentino. Pittori e scultori in scena, a cura di Raffaele Monti, Roma, De Luca, 1985, pp. 148 e sg. A p. 156 vengono riportati i brani più significativi dell'articolo di Giorgio Vigolo. 7) Lettera citata nella cronologia a cura di Franco De Maria premessa al volume Alberto Savinio, Opere. Scritti dispersi. Tra guerra e dopoguerra (1943-1952), Milano, Bompiani, 1989, p. XXIII. Nicola De Pirro diresse la politica statale per il teatro dal '35 al '57, traversando i regimi. 8) Savinio o della conversazione, introduzione al volume Opere. Scritti dispersi ... cit., p. XI.

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