Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

IRLANDADELNORD 5 IRLANDADELNORD: ' LAPACEEVICINA? Silvia Ca/amati Foto di Abrahams/Grazia Neri Dopo lo storico annuncio del cessate il fuoco completo ed incondizionato, dichiarato il 31 agosto scorso dall'Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), l'Irlanda del Nord è tornata ad occupare per alcuni giorni le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Solo ai tempi di Bobby Sands, il prigioniero repubblicano irlandese che nel 1981 si lasciò morire di fame assieme ad altri nove detenuti nel carcere di Long Kesh, altrettanta attenzione era stata data dai media a questa minuscola parte d'Europa. Oggi, tuttavia, un silenzio pressoché totale è di nuovo calato sulle vicende nord-irlandesi. Un silenzio molto pericoloso. Se infatti anche per l'Irlanda vale lo stesso meccanismo in base al quale una realtà, un problema, una guerra esistono solo ed unicamente in quanto ne parlano (e nel modo in cui ne parlano) radio e televisione, non deve stupire il fatto che l'opinione pubblica italiana, quella che ha seguito le ultime vicende irlandesi, sia convinta che in Irlanda la pace sia vicina. Questo è infatti il messaggio che gran parte dei media ci hanno voluto comunicare ai primi di settembre. Dopodiché è ripresa l'informazione frammentaria e discontinua. Capire cosa stia realmente avvenendo in Irlanda del Nord è tornato ad essere un compito arduo. Perché? La risposta ci rimanda al ruolo che il Governo inglese ha sempre ostentato, agli occhi dell'opinione pubblica internazionale, nei confronti del! 'Irlanda del Nord. Attraverso un ferreo controllo dell'informazione ed il Broadcasting Ban (una legge di censura introdotta nel 1988 ed abolita solo un mese fa) Londra si è sempre presentata come "onestamente" impegnata al raggiungimento della pace nelle Sei Contee nordirlandesi. Cos'ha tuttavia significato da parte britannica il termine "pace" in questi 25 anni? Esclusivamente "fine della violenza dell'IRA". Ed è stato proprio in nome di quest'equivalenza che il Governo inglese si è servito di mezzi leciti ed illeciti per condurre una guerra non dichiarata contro l' lrish Republican Army. Eppure basta uno sguardo alla storia irlandese per capire che I 'IRA è stato solo il sintomo più grave di tutti i mali che hanno afflitto l'Irlanda fin dalla divisione del Paese nel 1921. Gran parte di essi, infatti, erano già radicati nel tessuto sociale nord-irlandese ancor prima dell'inizio della lotta armata dell 'IRA cominciata nei primi anni Settanta. Lo Stato dell'Irlanda del Nord non è altro che il risultato di una politica, perseguita per secoli, mirante ad esercitare il controllo su un'isola in grado di fornire manodopera a basso costo e surplus economico, per sostenere la politica imperiale della Corona. Ciò si è tradotto in un sistematico tentativo di distruggere la lingua, la musica, la religione, la poesia e la letteratura irlandese, ovvero l'identità stessa di un popolo. I protestanti che oggi vivono nello Stato dell'Irlanda del Nord sono i discendenti dei colonizzatori inviati nel Seicento in Ulster, la zona d'Irlanda dove la resistenza era stata più agguerrita. Tale Stato fu creato a tavolino, sotto la minaccia inglese di una guerra "immediata e terribile", per assicurare al suo interno una maggioranza "unionista", cioè fedele ali' unione con la Gran Bretagna. Per cinquant'anni a tale maggioranza fu assicurato il controllo di ogni struttura della società ed il potere politico. Gli abitanti di religione cattolica che si trovarono a vivere entro i confini di questo nuovo Stato artificiale scoprirono di essere diventati cittadini "di serie B". Gli unionisti avevano infatti carta bianca nell'assegnazione dei posti di lavoro e degli alloggi. Nelle elezioni amministrative, inoltre, per i cattolici non vi era alcun diritto di voto. Due le alternative: prendere il treno per Dublino o emigrare. Una legge di emergenza (Special Powers Act, 1922) conferì poteri eccezionali alla polizia. L'internamento senza processo, infine, venne usato come misura repressiva ogni qualvolta vi era il minimo segnale di opposizione organizzata. Solo alla fine degli anni Sessanta, sulla scia delle lotte dei neri d'America, il Civil Rights Movement si costituì per chiedere l'attuazione dei più fondamentali diritti civili. La reazione degli unionisti e dello Stato nord-irlandese fu violenta. Le immagini di quel tempo mostrano la polizia, appoggiata da bande protestanti, mentre attacca le manifestazioni per le strade organizzate dal Movimento in tutta l'Irlanda del Nord. La spirale di violenza raggiunse il culmine nell'agosto 1969, con una serie di attacchi scatenati da gruppi unionisti contro quartieri cattolici a Belfast, Derry ed in altre cittadine delle Sei Contee. Tra le 30.000 e le 60.000 persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Migliaia fuggirono al sud, dove l'esercito dell'Eire aveva predisposto ospedali da campo per i rifugiati. Venutasi a creare una situazione incontrollabile, il 15 agosto 1969 il Governo inglese decise di inviare le sue truppe sul suolo irlandese per riportare l'ordine, dando assicurazioni che il loro dispiegamento sarebbe stato solo temporaneo. Fu in quel periodo che I 'IRA si ricostituì per svolgere un'azione difensiva a protezione dei quartieri cattolici contro gli attacchi delle bande protestanti. Richiamandosi ad una tradizione secolare di resistenza armata i nuovi volontari, pochi di numero e male armati, si considerarono i continuatori di

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