Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

66 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE ARABESCHIESAVINIO FerdinandoTaviani Questo artista dalla musa celibe, Alberto Savinio, voglioso di non fecondare alcunché, praticò soprattutto l'arte dello spettatore. Nel volume che raccoglie i suoi scritti di critica musicale, 1 c'è un pezzo che andrebbe annoverato fra i classici di quest'arte: è intitolato La "Nona" in negativa. Ascoltava la sinfonia di Beethoven allaBasilica diMassenzio di Roma, alla fine degli anni Trenta o all'inizio dei Quaranta, e il gioco delle risonanze nell'abside antica gli inviava prima il suono degli ottoni e dei legni e in ultimo, più debole, quello degli archi, "sicché i piani della sonorità orchestrale erano invertiti" e "ne risultò una Nona in negativa". Aveva così l'impressione di vedere "attraverso la pelle e la carne diminuite di consistenza, lo scheletro della donna amata", e ricordava Platone che nel Crizia vide "l'Attica dimettere il suo manto vegetale, e rivelare una spaventosa nudezza". Savinio conclude dicendo: "È il rovescio della medaglia che fa progredire il mondo" e "di nulla si giova tanto l'intelligenza, nulla l'affina tanto, quanto il raffronto tra aspetto e aspetto di una medesima cosa". A me pare che a volte le opere creative di Savinio siano la rappresentazione delle sue radiografie critiche di spettatoreascoltatore-lettore, e che siano le radiografie ad interessarlo più della carne e della pelle con cui le riveste rendendole opere sue. Alcesti di Samuele mi sembra ad esempio fatta in gran parte sulla radiografia di Sei personaggi: stratificazioni di parole e di giochi metateatrali che in realtà non servono a rappresentare, raccontare o spiegare, ma a nascondere. Quella che un tempo era la peripezia tragica è ora un moncherino che all'improvviso sfonda l'involucro parlato che soffoca e protegge un grumo di vita doloroso e indecente. Alcesti di Samuele, il testo teatrale più importante di Alberto Savinio, scritto nel '48, pubblicato l'anno dopo, rappresentato da Strehler al Piccolo Teatro di Milano nel 1950 senza alcun successo (anzi: secondo Meldolesi2 fu in seguito a tale insuccesso che Strehler tagliò via dal suo lavoro lo sperimentalismo d'avanguardia che aveva caratterizzato i suoi primi anni di regia), è un testo eccessivo, tutto divagazioni intelligenti, oberato dalle parole, dalle discussioni metateatrali, da ogni tormentata trovata della tradizione futurista surrealista pirandelliana, con al centro un nocciolo sanguinolento. La fabula è storia recente, un orrore che non può farsi neppure tragedia: la moglie ebrea d'un importante editore musicale viennese si è uccisa per liberare il marito dalle conseguenze delle Leggi di Norimberga. Il punctum è il momento in cui il marito finisce di leggere la lettera d'addio dell'ebrea sua moglie: "abbassa lentamente la mano che sorregge la lettera. Nello sforzo di contenersi gli scappa un peto". AlbertoSavi~ioin una foto degli ultimianni e nella pagina seguentein un ritrattod'archivio (ArchivioEffigie) I peti, fra le due guerre, avevano avuto un certo successo nei numeri di music-hall e nell'immaginazione surrealista, soprattutto quando rendevano lampante un contrasto abissale, emessi, per esempio, da una bellissima e aristocratica signora (si pensi a Vitrac e a certe petomani famose). Il peto del protagonista di Savinio mette in scena e dipana la loro drammaturgia intrinseca, quasi la quintessenza della metafisica del grottesco: è il centro segreto della tragedia, coperto da una montagna di parole. È il punto di una prospettiva intima e irrappresentabile3. La tragedia -per dirla senza scherzare-ridotta alla sua sostanza materiale nel contesto quotidiano non può che essere una loffa. C'è un'avanguardia fatta di coraggio e di ribellione: Savinio non v'appartiene. C'è un'avanguardia fatta di fastidio per le mediocrità e le ipocrisie, di piacere per la libertà, volatile e con il gusto di fisica e metafisica, libera dalle essudorazioni della psicologia. Spesso i tempi costringono i suoi adepti ad essere personalmente coraggiosi. Ma di per sé è soddisfatta delle sue immersioni e delle sue apnee. Savinio, in quest'ambito, non si saprebbe dire se sia più un maestro o un prototipo. Si pensi, ad esempio, quanto di Savinio si trova in Raul Ruiz, un altro artista coltissimo, personalmente coraggioso: si pensi ai suoi recenti spettacoli teatrali, soprattutto Edipo iperboreo, o ad un film come La Ville des pirates, girato poco più di dieci anni fa, a

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