Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

58 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE narrativa ancora non tradotta. Fin dai primi romanzi, pubblicati negli anni Cinquanta, il tema morale svolto in chiave poetica si accompagna alla nota surreale e fantastica. Le vaghe atmosfere da thriller di The Comforters, di Robinson, di Memento Mori celano allegorie della lotta tra il bene e il male. L'ingannevole semplicità delle sue trame, la scrittura disadorna e pungente, il gusto del macabro e del grottesco, ne fanno una scrittrice dai toni antirealistici che meglio si comprende se collocata accanto alle storie macabre e surreali di certi autori americani contemporanei come Donald Barthelme piuttosto che ai caustici romanzieri cattolici inglesi - Firbank, Waugh e Greene- cui di solito il suo nome è associato. Il suo è uno humour asciutto da commedia sofisticata come si vede ad esempio in Simposio (Adelphi 1991), oppure in Identikit e Non disturbare, due brevi romanzi pubblicati da Bompiani negli anni Settanta, opere sperimentali e autoreferenziali di gusto postmodernista. A mille miglia da Kensington, un romanzo a metà strada tra lvy Compton Burnette Agatha Christie, ambientato nelle stanze prive di riscaldamento di una pensione di South Kensington, ricrea una di quelle comunità fittizie di persone sole e disagiate, che spesso si incontrano nei romanzi di Muriel Spark, come l'ostello per giovani donne de Le ragazze di pochi mezzi (riproposto negli Oscar Mondadori nel 1992). È questa ambientazione più di__ognialtro elemento a ti.nere insieme il romanzo, che è privo df un vero e proprio intreccio costruito com'è per un accumulo di episodi di vita quotidiana legati l'uno all'altro dall'atmosfera evocata e dalla situazione, le piccole comunità all'apparenza innocue in cui si annida il male o si nasconde unmistero. I personaggi di A mille miglia daKensington sono gente comune e allo stesso tempo eccentrica: una profuga polacca che fa la sarta con una propensione per il dolore "simile alla voluttà", un'infermiera, una coppia senza figli, uno studente senza soldi, una ragazza in cerca di lavoro o di avventure e l'impiegata di una piccola casa editrice. Intorno a loro Spark costruisce una trama percorsa da un sottile filo di inquietudine, basato su telefonate e biglietti di minaccia rivolti all'innocua sarta. Come in Memento Mori (Adelphi 1993), il telefono è il sinistro strumento che annuncia la morte -quasi un filo diretto con il destino. Emerge soprattutto, in A mille miglia da Kensington, l'umanità dei personaggi non ancora diventati nullità di un ingranaggio urbano e capitalistico che ne annienterà dilla poco l'individualità appiattendoli nellaanonima e involgaritamiddle class dei decenni successivi.Qui ciascunomostraunsensodi solidarietàneiconfronti degli altri e un senso di ottimismo che sopravvivono fino al beffardo lieto fine.Doppio dell'autrice, il personaggio narrante, è la ancora giovane e attraente, benché grassa, vedova di guerra, Mrs. Hawkins. La casa editrice in cui lavora, sopravvissuta a stento alle difficoltà di guerra e alla penuria di carta, è un'altra accolta di tipi eccentrici, tra i quali campeggia il pisseur de copie, un poveraccio pronto a tutto pur di pubblicare, che nel romanzo incarna lo spirito del male. Pungente l'ironia dell'autrice nei confronti del mondo delle lettere che lascia trasparire vari riferimenti autobiografici. Negli stessi anni, Muriel Spark, da poco stabilitasi a Londra, lavorò prima per i servizi segreti e poi come segretaria della Poetry Review e molte sono le somiglianze tra i fatti e le persone che appaiono in A mille miglia da Kensington e quelli del primo volume della sua autobiografia Curriculum Vitae apparso nel 1992 e non ancora tradotto in italiano. RAFAELSÀNCHEZFERLOSIO, ~ O DELLAFEDELTA GiovanniRizzoni Rafael Sanchez Ferlosio è noto in Italia come autore di tre romanzi, Il Jarama (Einaudi, 1963), Imprese e vagabondaggi di Alfanhui (Theoria, 1991) e La testimonianzadi Ya,foz (Bibliotecadel Vascello, 1-995), nonché dei raccontidi Elogio del lupo (Biblioteca del Vascello, 1992). Meno conosciutoè invece il Ferlosiosaggistae polemista, familiare al pubblico spagnolosoprattutto attraversogli interventisul quotidiano "El Pafs".Dei suoi due corposi volumi di Ensayos y articulos, uscitinel 1992, da noi è statopubblicatosoloun pregevole estratto dalle Edizioni Linea d'ombra, nella collana "Aperture",coniltitolo Lafreccinnell 'arco. Ora unnuovoimportante passo in questa direzione è compiuto dall'editore Garzanti che presenta Relitti (pp. 133, lire 18.000),una densa raccoltadi aforismi e riflessionidello scrittorespagnolo,a cura di Danilo Manera. IltitolosceltodaFerlosioèsignificativo: Relittirifuggedall' essere l'esposizione organica di una Weltanschauung in qualche modo sistematica.Esottoquestasceltastaqualcosadipiùprofondodelgusto per il frammento:staessenzialmenteil rifiutodell'ideologiain nome delle idee: "Avere un'ideologia" afferma Ferlosio "non significa avere delle idee. Queste ultime non sono come le ciliegie: se ne vengono scompagnate, fino al punto che una stessa persona può metterneinsiemevarieche si trovano in conflittoleuneconlealtre..." Il rifiuto dell'ideologia non comporta tuttavia la caduta nel minimalismo: Ferlosio scrive le sue riflessioni partendo da una prospettiva"alta", quella della critica delle cultura. È un punto di partenza etico-filosofico decisamente impegnativo e abbastanza insolitoper noi, ormai abituati ad assisterealle dispute di filosofie artisti sulle ristrutturazioni della Rai o i formati delle targhe automobilistiche. Se la criticadi Ferlosionon fa riferimentoad un'etica (nel senso diun sistemacompiuto),traetuttaviaalimentoda unben determinato ethos,un atteggiamentoassai definitocon cui si guardaallaculturae alla società. Lo si potrebbe definire un ethos di irriconciliazione rispettoalletragicheantinomiecheciproponel'esperienzaquotidiana delmondo.È forseper questoche, sevi è un'opera allaqualei Relitti ferlosianipossonoessere paragonati,verrebbeda fare riferimentoai Pensieri di Leopardi,non solo per l'estremo rigore della forma che sostieneilfilodellariflessione,masoprattuttoper l'assuntofilosofico fondamentaleda cui questa sembragenerata:la considerazionedella naturae dellastoriacome duepotenzevirtualmentealleatenell'annichilimentodell'individuo e delle opere dello spirito, almenosino al giorno in cui si continueràad accogliereunaconcezioneche spaccia la giustiziaper natura e che convalidala natura come giustizia: "in mezzo a due grandi bestie, una più feroce dell'altra, la Natura e la Storia, si accalca,sgomenta la progenieumana.Ma, propriocome i suoipiùprimitiviantenati,continuaavenerarecomedivinitàr,endendo loro atterrito culto e offrendo sacrifici apotropaici, i suoi più impenetrabilie mortali nemici. Adora così come madre l'inumana bestiadellaNaturae come maestrala cruentabestiadellaStoria".Da questaprospettiva"giustificazionista",fruttodi un incrocioperverso

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