Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

56 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE vato la mia ricerca di ciò che è crudo, banale, essenziale. Tu sei dotata di ricchezza, io di semplicità. Questo è il motivo per cui io sono riuscito artisticamente agli inizi della carriera e sono divenuto trasandato alla fine, mentre tu hai dovuto cominciare con tutta l'irruenza di una immaginazione indisciplinata in The Judge prima di potere raggiungere la maestria di queste storie". Le "storie" sono quelle contenute in The Harsh Voice, pubblicato nel 1935 a Londra e a New York e ora proposto in Italia col titolo di Il sale della terra (La Tartaruga, 1994, 225 pagine L. 28.000), per le quali Wells riconosceva aRebecca West lacapacitàdi controllo e padronanza della materia narrata che non riscontrava, invece, nella produzione precedente, quando individuava nell'eccesso la cifra stilistica della sua prosa. Rebecca West era lo pseudonimo, tratto da un personaggio di Ibsen, che Cicily Fairfield (1892-1983) aveva scelto all'età di vent'anni. Nata a Londra da madre scozzese e padre irlandese e formatasi in un ambiente culturale e politico assai vivace, fu suffragetta militante e giornalista in giovanissima età: fra il 1911 e il 1914 contribuì al settimanale femminista "The Freewoman", al quotidiano socialista "The Clarion" e all'organo del movimento vorticista "Blast". Figura di intellettuale versatile e cosmopolita, esibì sempre una intelligenza brillante ed una inesauribile curiosità nella pratica di vari generi letterari: dal saggio (pubblicò nel 1916 uno dei primi studi su Henry James e nel 1928 The Strange Necessity, prevalentemente su James Joyce) al racconto; dal libro di viaggio (se così può definirsi l'ancora attualissimo scritto sulla Jugoslavia P,lack Lamb and Grey Falcon, 1937, recentemente apparso in italiano in versione parziale con il titolo: Viaggio in Jugoslavia. La Croazia, Edt), al libro di storia; dalla biografia (I' acuta analisi, non ptiva di intuizione psicoanalitiche, St. Augustine, 1933) al romanzo. Qui esordì nel 1918 con The Return of the Soldier (Il ritorno del soldato, Mondadori, 1983), il più noto dei suoi testi narrativi, cui seguirono - fra gli altri - Harriet Hume. A London Fantasy (1929) e Sunflower (iniziato nei tardi anni Venti, lasciato incompleto, forse perché troppo autobiografico, e pubblicato postumo nel 1986); le protagoniste eponime di questi romanzi, accanto alla giovane suffragetta del citato The Judge (1932), rappresentano efficacemente i percorsi emancipazionisti tracciati dalla "Woman's Question" tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 e prospettano, nel contempo, figurazioni del femminile che sarebbero andàte delineandosi nei decenni successivi. Da questi personaggi emerge un'immagine di donna dotata di intelligenza, sensibilità e passionalità, inequivocabilmente moderna per la forza dell'ambizione e il desiderio di potere, sempre apetta al rischio della sofferenza se questa è la condizione necessaria all'intensità del sentire e al perseguimento della conoscenza. La qualità della scrittura di Rebecca West- ricca, esuberante, ribelle, improntata più allo spreco che all'economia - è ben testimoniata dai quattro racconti lunghi (o romanzi brevi, come li definì l'autrice) di cui è costituito The Harsh Voice, reso in italiano - presumibilmente per scelta editoriale -con quello di una delle storie che lo compongono, The Salt of Earth, appunto. Il titolo originale del libro, che potremmo tradurre Aspra è la voce, è invece assai felice perché restituisce appieno il tono duro, tagliente, ruvido di questi componimenti, il cui filo conduttore è la guerra fra i sessi. Duri e impietosi sono i personaggi, anche quando la crudeltà si traveste da abnegazione, protettività o altruismo. La loro voce è st1idula, talvolta iste1ica, nei dialoghi se1Tati e nelle battute rancorose, così come cruda, ironica o sarcastica suona la voce narrante nelle parti descrittive o nel commento autoriale. Sono prevalentemente voci femminili quelle più aspre, perché sono le donne - le vere protagoniste di queste storie - ad assumersi tutte le responsabilità della vita, nel bene e nel male. E infatti al timbro vocale di alcune di loro si trovano frequenti riferimenti nei racconti. Così, in Il sale della terra è di "un semitono troppo acuta" (p.123) la voce della madre di Alice, quando tenta di difendersi dalla soffocante e perentoriainvadenza della figlia; mentre in L'immutabile visione Sam preferisce non fiatare dinanzi al sospetto d'infedeltà dell'amante Lily, nel timore di provocare "quella terribile voce in cui l'aveva udita dire alla cameriera di colore che alcune paia delle sue calze mancavano" (pp. 179-180), e si diverte, invece, in un'altra situazione in cui, dietro la porta chiusa, "sentiva la voce acuta di lei che metteva a dura prova una voce più profonda" (p.188). Le donne dominano questi racconti, in cui si esibisce una variegata gamma di caratteri femminili che rivisitano, attraverso la parodia, alcuni stereotipi sessuali. Grottesca - quasi una caricatura - è Alice (Il sale della terra); preda di un delirio di onnipotenza, si ritiene superiore agli altri e indispensabile ai familiari, le cui esistenze cerca di controllare e dirigere, interferendo nelle banalità quotidiane così come nelle grandi scelte di vita, convinta com'è di poterli salvare col suo infallibile intuito. Un intuito che, però, non salva lei da una fine tragica, quando non capisce a qual punto abbia esasperato il marito Jimmy da cui viene avvelenata e, in certo modo, liberata. Più complessa e articolata è la personalità di Josephine, detta Josie ( Condanna a vita). Incapace di accettare dal futuro marito, Corrie, la rottura del fidanzamento alla vigilia delle nozze, ella gli impone l'unione ma rimane condannata a una condizione di scissione interiore, messa in scena dal suo stesso corpo, fragile e possente insieme. C'è la ritrosa, virginale Josie e la superba, sensuale Josephine; la perpetua fanciulla, dolce, timida e sofferente, e la imponente, splendida donna che, "come la polena di un veliero, fendeva veloce le acque della crescente ricchezza del marito e del lusso perfetto della propria casa" (p.24). Ad avere la meglio sarà quest'ultima, l'ambiziosa donna di affari che alla fine scatena nell'ex-marito desideri omicidi; ma, in definitiva, rimane intrappolata con lui in un indissolubile vincolo di odio e amore. Più intrigante, e non soltanto per il finale a sorpresa, risultaNon e' è dialogo, strutturato intorno a un triangolo amoroso non convenzionale: Etienne, una sorta di patetico libertino non più giovane, vanesio ed egoista, che s'illude di usare le donne e rimane, invece, vittima della vendetta di Nancy Sarle; quest'ultima, abilissima donna di affari ame1icana, dal corpo sgraziato ma dagli immensi occhi azzurri, che rivela risorse insospettate; e l'anonima narratrice di cui si apprende, soltanto alla penultima pagina, essere stata sposata ad Etienne, al quale è inconsapevolmente ancora legata, tanto da soffrire alla scoperta che Nancy lo ha rovinato - sentimentalmente e finanziariamente- "non per amore, ma per indifferenza" (p. 121). L'egoismo, il cinismo e l'ipocrisia sono gli unici sentimenti vincenti in queste storie, anche quando si accompagnano al bisogno irrinunciabile di amore. È l'amore che sembra trionfare, infatti, in L'immutabile visione con cui si chiude la raccolta. Qui, Lily, l'attraente ballerina di cabaret, apparentemente vuota ed opportunista, si rivelerà sinceramente affezionata al ricco amante Sam, sostenendolo nel momento del tracollo finanziario non

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