Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

Vargas llosa. Foto di Giovanni Giovannetti scrittore che non vuol essere altro che uno scrittore, e non ha mai ceduto alle tante tentazioni che inaridiscono e uccidono prematuramente gli scrittori latino-americani: gli onori, la pigrizia, le conventicole. Dalla terra natale a Parigi C'è chi ritiene che il romanzo "della propria terra" sia l'unico autenticamente latino-americano. Lei che ne pensa? Posso ricorrere, credo, alle stesse parole con le quali ho risposto a una domanda dello stesso tenore postami da Rubén Barreiro Seguier. Se per "terra" s'intende il dramma dell'uomo americano nel suo smisurato paesaggio (quotidiano, sociale, ideologico, storico), non può sorprendere che da questa situazione profondamente tragica sia sorto un romanzo eccellente. Così, date le pianure del Venezuela e le loro condizioni di vita e di morte, è quasi una fatalità che nasca un romanzo come Donna Barbara di Gallegos. Ma la mia sfiducia comincia quando arriva l'avverbio "autenticamente"; c'è in esso come una sottile trappola, un tentativo di forzare la mano alla realtà. Direi che il romanzo della terra è il più statisticamente latino-americano; e questo per le travolgenti ragioni telluriche ricordate. Si badi: se si accetta la nozione di "autenticità" si apre la strada alla prima prepotente pretesa che il "romanzo della terra" sia un obbligo. In questo caso, io dico con Amleto: "Ci sono più cose, Orazio, sulla terra, di quante ne veda la tua filosofia ..." , INCONTRI/ CORTAZAR 51 Lei vive da vari anni a Parigi e questa città, mi pare, ha sempre esercitato un'attrazione molto grande sugli scrittori sudamericani, per ragioni molto diverse. Cosa significa Parigi per lei? Per molti anni Parigi mi ha garantito la libertà che può nascere solo da quell'anonimato che fa tanto disperare coloro che nel proprio paese si credono importanti. lo continuo a ritenere che essere nessuno in una città che è tutto conta molto di più che non il contrario. Questa risposta mi avrebbe convinto in passato, e sento in essa una certa nostalgica confessione. Cortazar non può più vivere a Parigi nell'anonimato. A quanto mi consta, non c'è giovane poeta, narratore o critico sudamericano che passi da questa città senza cercare di incontrarlo. E lui è sempre cordiale, ospitale con tutti, purché il visitatore non gli chieda un 'intervista o lo inviti a un congresso. In questo caso rimane cordiale, ma accetta raramente di rispondere a un questionario e nessuno è mai riuscito a trascinarlo a un congresso. Una sediata sulla testa Se un ragazza di quindici anni venisse a trovarla e le chiedesse: "Voglio diventare scrittore, mi dica cosa devo fare", lei che risponderebbe? (Penso a un giovane sudamericano). A mo' dei maestri zen, cercherei di rompergli una sedia sulla testa. È possibile che il giovane sudamericano capisca cosa c'è oltre la sediata, ma se, nonostante tutto, la risposta non gli fosse chiara, gli direi che il solo fatto di chieder consigli ad altri in materia letteraria dimostra la mancanza di una vera vocazione. Potrebbe anche darsi che la sediata sia mortale e allora ci sarebbe un epigono in meno, e per i nostri paesi sarebbe pur sempre un vantaggio. · Sono certo che sarebbe diverso se il giovane sudamericano portasse a Cortazar un manoscritto e gli chiedesse un'opinione. Allora leggerebbe il testo con la stessa scrupolosa attenzione che dedicherebbe a un inedito di Shakespeare e poi chiamerebbe il giovane e gli direbbe, a seconda dei casi, di dedicarsi a "qualcosa di più utile" (l'ex ambasciatore del Perù Héctor Boza disse a Espinosa Duenas, apprendendo che era pittore: "Perché non ha fatto l'ingegnere, hombre, con un avvenire sicuro?"), oppure di correggere in parte o del tutto il manoscritto o infine di lasciarlo com'è. E in quest'ultimo caso, Cortazar farebbe l'impossibile perché il giovane sudamericano potesse trovare un editore. Non è affatto raro che tanti giovani si rivolgano a lui quando hanno bisogno di un giudizio assolutamente onesto su quello che scrivono. Preferenze Quali autori, quali libri ha più presenti attualmente? Oppure, quale poeta, quale autore di racconti o di romanzi ha riletto più volte? Le sue domande non sono intercambiabili, anche se apparentemente sembrano esserlo. Rispondo dunque a una domanda alla volta. Alla prima: gli autori che ho più presenti sono sempre i franchi tiratori, i marginali, gli "alienati" della letteratura: tutti i nobles travailleurs, per citare Rimbaud. Fare un elenco è impossibile; cito a caso Jarry, Lezama Lima, Roussel. .. In cambio, se lei mi chiede del poeta, dell'autore di racconti, del romanziere che ho riletto può volte, si riferisce nel mio caso a quelli la cui rilettura significa un piacere più che un rischio, una conciliazione più che un'avventura. Le do senza incertezze tre nomi. Il poeta Keats, l'autore di racconti Borges, il romanziere Dickens. (dal quotidiano "Expreso", Lima, 7 febbraio 1965)

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