, 50 INCONTRI/ CORTAZAR Julio Cortazar L'UNICORNOEILCAVALLO IncontroconMario VargasLlosa tylario Vargas Uosa (Lima, 1936) con il romanzo La città e i cani (1962) aveva fatto un esordio strepitoso nell'ambito del mondo ispanico. Nel 1965 viveva a Parigi dove si stava già costituendo il gruppo del futuro «boom» latinoamericano. Tra loro c'era l'argentino Julio Cortazar che dal 1951 stava a Parigi e nel 1963 aveva pubblicato a Buenos Aires il romanzo Rayuela (Il gioco del mondo, Einaudi, 1969) che, da lì a poco, l'avrebbe consacrato definitivamente come uno dei maestri della letteratura del Novecento. Qui di seguito si riporta la versione integrale di un réportage sullo scrittore argentino preparato dall'allora non ancora rinomato peruviano. Si tratta di un importante documento per la storia della letteratura dove, a trent'anni di distanza, si avverte l'acume dell'intervistatore e le diffidenze nei confronti degli autori «consacrati» come egli stesso diventò in seguito. Ironie della vita, forse perché Yargas LIosa, pur restando un grande scrittore, nel tempo è caduto nelle trappole di alcune delle cose che allora metteva in discussione~ Una delle cose che più mi sorprendono nella sua opera e la perfetta alleanza di due generi: il realista e il fantastico. Ma ho letto da qualche parte che lei si considera anzitutto un autore del genere fantastico. Ciò significa che lei ritiene quest'aspetto della sua opera più importante di quello realista? Ogni persona che abbia una concezione surrealista del mondo sa che questa alleanza di "due generi" è un falso problema. Intendiamoci per prima cosa sulla nozione stessa di surrealismo; per me è semplicemente un modo di essere il più aperti possibile sul mondo, e il risultato di quest'apertura, di questa porosità di fronte alle circostanze si traduce nell'annullamento della barriera più o meno convenzionale che la ragion ragionante cerca di stabilire tra ciò che considera reale (o naturale) e ciò che qualifica come fantastico (o soprannaturale), fra tutto ciò che tende alla ripetizione, accetta la causalità e si sottomette alle categorie del raziocinio, e tutto ciò che si manifesta come eccezionale, estremo, insolito. Di conseguenza è sempre stato più facile e più frequente incontrare un cavallo che un unicorno, anche se nessuno può negare che l'unicorno proietti sulla vita dell'uomo un'immagine almeno della stessa intensità di quella del cavallo. Per una visione surrealista, la determinazione del grado di realtà del cavallo e dell'unicorno è una questione superflua, che ha tutt'al più un 'importanza pragmatica, senza poi contare che in certe circostanze il cavallo può essere molto più fantastico di un unicorno; così, in quest'alternanza per cui una o l'altra modalità dell'essere ci si impone con un'evidenza totale e indeclinabile, i termini scolastici di realtà e fantasia finiscono per perdere ogni valore di classificazione. E io non so - per tornare concretamente alla sua domanda - dove comincia e dove termina il reale o il fantastico; nei miei primi libri ho preferito inserire il fantastico in un contesto minuziosamente realista (i racconti di Bestiario, per esempio), mentre oggi tendo a render manifesta una realtà ordinaria dentro circostanze per lo più fantastiche. È evidente che mi sono allontanato dall'unicorno per intrecciare un'amicizia più stretta con il cavallo; ma questo spostamento di accento non julio Cort6zar.Fotodi PaolaAgosti/Effigie è una rinuncia o una scelta unilaterale. C'è lo Yin e c'è lo Yan: questo è il Tao. Uno scrittore vivo Nessuno direbbe che Julio Cortdzar ha già compiuto cinquant'anni. Non mi riferisco solo al suo aspetto (anche se davvero,fisicamente, dimostra molti anni di meno) ma soprattutto al suo atteggiamento. Superata una certa età, raggiunto un certo prestigio, gli scrittori latino-americani danno l'impressione di precipitare nel pantheon degli ottimati della letteratura. Si sdraiano sulla confortevole mole di ciò che hanno scritto e letto, e non scrivono più oppure si ripetono, perde la curiosità, la passione della lettura, e la letteratura diventano per loro nient'altro che unpassaporto per inviti in occasione per accettare cariche pubbliche per lo più onorefiche a congressi e colloqui, o afare il ministro o l'ambasciatore. Ho sempre avvertito uno strano malessere nella conoscenza diretta degli scrittori "consacrati" latino-americani al di sopra dei cinquant'anni, constatando il terribile deterioramento della loro vocazione, il loro anacronismo. Credo che in questo senso Cortazarcostituisca la sola eccezione. Non solo la sua cultura è enorme, ma anche attuale, qualcosa di vivo che si corregge e arricchisce quotidianamente e quotidianamente allarga i suoi confini. La capacità che ha di entusiasmarsi, la sua fame di scoperte letterarie sono le stesse di un adolescente. Ed è ammirevole che ci sia tra di noi uno
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