mondo occidentale ha perduto ogni illusione tecnocratica. È oggi possibile allora tornare a una letteratura civile, a un nuovo tipo di impegno umanistico, una letteratura che possiamo chiamare ecologica? Io ritengo in realtà, e anche all'epoca di Arenander ne ero convinto, che il primo compito della letteratura è accorciare le distanze fra la realtà e la scrittura. Non credo e non ho mai creduto ai cosiddetti romanzi d'illusione. Ne è prova il mio rifiuto per Robbe Grillet e quei romanzi sperimentali, il cui scopo era solo di allontanare l'autore dalla sua opera, il narratore dal narrato, insomma, la finzione dalla realtà. Il romanzo è una zona di frontiera fra il mondo, la finzione e la speranza, è una sorta di campo magnetico in cui la narrazione indica la differenza fra i vari poli, per poi arricchirli reciprocamente. Per questo è necessario, anzi un dovere raccontare. Non c'è dubbio che il naturalismo è stato un fallimento, la narrativa concerne i fatti dello spirito. Ma dopo la funzione estetica, anzi una funzione estetica assolta in questi termini, la letteratura deve saper aprire la strada a un possibile progresso ecologico. In questo penso che la letteratura scandinava, con la sua tradizione linneana, abbia qualcosa da insegnare alle altre letterature. L'osservazione della natura, la classificazione, sono tutte operazioni mistiche. Si tratta di una componente molto più forte di un semplice tema artistico, è il punto di partenza, la conditio sine qua non della scrittura per il letterato nordico. A ben vedere momenti storici di caos e confusione sono i momenti in cui emerge meglio la letteratura, anzi sono i momenti della letteratura. Scrivere vuol dire organizzare il mondo, riformare la realtà e questo di adesso è un momento del genere. Ma Lars Gustafsson crede allo stereotipo della divisione fra Nord e Sud, e qual è in tal caso il modo per superarlo? Come esiste una differenza di produzione economica fra nord e sud della Svezia, e nord e sud italiani, così esiste anche su scala mondiale. Uno industriale, l'altro agricolo. Ma è possibile superarlo. Prendi l'esempio del Texas, dove vivo. I miei amici svedesi non ci credono quando dico loro che la domenica vado in motoscafo sul fiume Colorado a pescare, per loro il Texas è deserto, cactus, mandrie di vacche e interminabili strisce d'asfalto. Invece proprio grazie all'alta tecnologia si è riusciti a combinare l'allevamento del bestiame, la principale risorsa dello Stato, e la produzione di microchips, entrambi convivono pacificamente e mi pare un modello valido anche per l'Europa. Non sono tuttavia convinto che la Svezia e il nord europeo siano oggi in grado di mettere a frutto la loro esperienza sociale e civile per superare la crisi epocale. Vivere in America non mi ha impedito negli anni di mantenere i miei contatti con la Svezia. Purtroppo però con gli anni molti dettagli sfuggono. Come la foto nitida ma sbiadita di cui parla in Arenander. Alcuni anni fa Lars Gustafsson aveva messo a punto, insieme all'allora ministro svedese per lo sviluppo e la ricerca scientifica, un progetto di riconversione dei cosiddetti fondi dei lavoratori dipendenti, i lontagarfonder. Questi fondi, creati negli anni Settanta e gestiti dai sindacati, erano costituiti da un prelievo sullo stipendio dei lavoratori e erano previsti per un vasto programma del governo socialdemocratico di nazionalizzazione delle industrie. Quando successivamente fu discussa l'opportunità di smantellarli, Lars Gustafsson e il ministro Unkel proposero di destinare questi fondi - la cui restituzione avrebbe corrisposto allora a una cifra piuttosto irrisoria (circa cento cinquanta mila lire per ogni svedese)- a un'istituzione indipendente per la ricerca e le università. Del progetto di Gustafsson non se ne fece più nulla, INCONTRI/ GUSTAFSSON 49 ma introduce un tema scottante del rapporto fra scienza e potere. L'esempio migliore viene secondo me ancora una volta dal1'America. L'esperienza della socialdemocrazia in Svezia ha portato a un eccesso di controllo sul sapere da parte dello Stato e ha provocato di conseguenza una fuga di cervelli dal paese. La ricerca invece deve tenersi il più possibile alla larga dai centri del potere politico e conservare la propria indipendenza. Per questo le fondazioni private e l'autonomia economica dei centri universitari sono validi. La socialdemocrazia svedese si è fondata su un'idea statalista della legalità, di tradizione hegeliana. Tutto va a profitto dello Stato. Per chiarire meglio questo aspetto, si vedano i numerosi punti in comune fra il liberalismo e Marx, a cominciare dal diritto di ogni lavoratore di godere i frutti del proprio lavoro. Per Marx questo prevedeva la socializzazione dei mezzi di produzione. La tendenza socialdemocratica svedese è stata invece quella di socializzare la proprietà stessa, esaltando il ruolo accentratore dello Stato. Davvero non trovo una ragione valida perché la classe lavoratrice svedese continui a votare i socialdemocratici. Molte scelte della loro politica l'hanno danneggiata, come per esempio la svalutazione voluta da Olof Palme quando era primo ministro, di cui hanno beneficiato soltanto i ricchi e gli speculatori, certo non i lavoratori. Negli stati dell'ex Unione Sovietica e in particolare in Russia assistiamo oggi a un drammatico spostamento a destra e all'insorgere di nuovi fascismi. La vecchia teoria liberale del totalitarismo risulta valida ancor oggi? A mio avviso è valida oggi più che mai. Kant è stato il primo a affermare che uno stato democratico non fa guerre: una democrazia parlamentare non ha interesse a condurre azioni militari, perché il libero mercato è possibile solo in condizioni di pace. In questo senso l'affermazione di totalitarismi e nuove dittature - vedi il caso dei dittatori in certi stati africani - e il terribile pericolo che corre oggi la Russia di ricadere nella teocrazia, stanno impedendo la ripresa economica e le condizioni necessarie per l'apertura del mercato. La gente deve capire che per fare degli affari onesti è necessario uno stato di diritto che li regoli: una costituzione, delle leggi, poi si può passare ai liberi scambi e alle speculazioni finanziarie. li problema dell'Europa è che dalla fine della guerra fredda sta attraversando un periodo di decadenza. È teatro di tanti conflitti locali, come la guerra in Bosnia, che sono sì atroci, ma non hanno raggiunto fortunatamente le dimensioni catastrofiche dell'hitlerismo e dello stalinismo. L'errore europeo è una specie di illusione infantile che induce gli stati europei a attendere sempre l'intervento degli Stati Uniti, che ne risolva tutte le questioni. È ora invece che l'Europa si impegni direttamente, che risolva le proprie questioni interne con le proprie forze. Lars Gustafsson ammonisce anche dal pericolo delle utopie. Tuttavia un 'utopia letteraria è pur sempre meno rischiosa di un 'utopia politica. Ma è bene non.fidarsi: dalla prima alla seconda il passo è breve. Pericolo che anche Platone aveva prospettato ... Una volta che ero di pessimo umore ho incontrato per i corridoi dell'università di Austin una mia giovane collega specialista di Platone. Le ho dichiarato senza mezzi termini che per me il filosofo più noioso e cretino della storia è stato Platone. La sua teoria delle idee equivale al principio secondo cui si va da lkea, il grande magazzino di mobili svedese. Vai, compri il tuo mobile, poi carichi lo scatolone in macchina, arrivi a casa, leggi attentamente le istruzioni e lo monti in pochi minuti stringendo due o tre viti. Così è il mondo di Platone: poche idee preconfezionate, senza più spazio per la fantasia e la creatività.
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