Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

Lars Gustafsson IL LIBRO MAGAZZINO DEL SIGNOR ARENANDER incontrocon SusannaGambino Foto di Giovanni Giovannetti "Se non avessi fatto il filosofo e fossi stato più bravo in matematica, probabilmente sarei diventato un fisico. La fisica e la filosofia si occupano in fondo delle stesse cose: il vuoto, la materia, la struttura dell'universo sono problemi della scienza, ma sono anche oggetto della riflessione epistemologica". Lars Gustafsson è considerato oggi uno dei maggiori esponenti della cultura svedese. Narratore, saggista, poeta e professore di Storia del pensiero europeo all'università di Austin in Texas a Milano per presentare il suo ultimo libro, pubblicato dalla casa editrice Ipet~borea, La vera storia del signor Arenander (pp.153, L 22.000). E l'ultimo nell'ordine in cui sono comparsi gli altri romanzi per i tipi della casa editrice milanese (Morte di un apicultore 1989, Preparativi di fuga l991, Il pomeriggio di un piastrellista 1992), ma costituisce uno dei suoi primi lavori, uscito per la prima volta in Svezia nel L966. Emilia Lodigiani, la direttrice efondatrice di Iperborea, lo ha definito "un libro magazzino", definizione felice che Gustafsson sottoscrive in pieno. Ne La vera storia del signor Arenander sono infatti anticipati i principali temi della sua produzione successiva, in termini che consentono di accostarsi alla ricerca letteraria di Gustafsson secondo un percorso di lettura incrociato nel tempo. È un libro molto difficile, che appartiene alla mia giovinezza. A dire la verità non lo capisco molto bene questo signor Arenander, è passato troppo tempo e avrei bisogno di rileggerlo. Spero soltanto che Arenander non sia io! Su un 'imponente trama di rimandi ai maggiori filosofi di questo secolo, Ludwig Wittgenstein e Heidegger in primo luogo, la vicenda del romanzo vede protagonista un uomo sull'orlo di una catastrofe interiore, un alienato nel senso dato alla parola dal giovane Marx, che cerca lentamente di recuperare la memoria e la parola, sullo sfondo di un destino che appare irrealizzabile. Incontrare i miei lettori è un momento molto bizzarro per me scrittore, significa scoprire una parte della mia vita che normalmente resta invisibile. Lo scrittore ha infatti una propria vita, dallo sviluppo temporale lineare, almeno così pare a me della mia carriera. Ogni libro che scrivo è una tappa lungo un asse diacronico, mentre i miei romanzi nelle mani di lettori anonimi, seduti magari su un autobus a Stoccolma, prendono strade imprevedibili, scompigliando completamente quest'ordine e provocandomi sempre un certo stupore. La vera storia del signor Arenander esce per la prima volta in anni in cui le neoavanguardie europee, l 'école du regard in testa, hanno proclamato la morte del romanza. Un dibattito che per altro è ancora aperto. Il romanza, dopo essere stato nell'Ottocento epos del!' ascesa della borghesia, quindi strumento d'espressione privilegiato della riflessione sulla crisi della modernità, conosce la sua ultima grande stagione d'impegno nel secondo dopoguerra, come forma cli testimonianza, documento della storia e della verità. Ma la drammatica crisi che investe la generazione intellettuale alla fine degli anni Cinquanta conduce a uno scollamento, un clivage fra la letteratura e i ritmi sociali, o per dir meglio, un ritardo della riflessione umanistica rispetto alla velocità delle tra~formazioni tecnologiche e del progresso. È vero anche che non è la prima volta che questo ritardo provoca nei letterati accenti pessimistici e antiprovvidenziali, ma questo nuovo smarrimento mette in dubbio la possibilità stessa di esprimersi cli parlare e raccontare. È così che il romanza si disperde nei rivoli della sperùnentazioneformale,forse proprio perché questa fine di secolo vive una crisi della civiltà dalle dimensioni quasi apocalittiche, l'inesorabilità del progresso ha assunto forme aberranti, mentre il

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