Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

e al futuro per giustificare paure e timori. Con il trascorrere dell'anno scolastico e l'avvicinarsi del Natale, il tempo- iIfreddo, il fango per la neve disciolta, il marciapiede ghiacciato che percorrevo per andare e tornare da scuola - assunse un aspetto spengleriano. L'anno andava incontro al declino, proprio come affermava Spengler, che piacessero o meno, queste erano le inesorabili leggi della natura, della storia e di Spengler. A Natale ero in uno stato di profondo scoraggiamento in parte perché più studiavo storia più trovavo precise conferme della descrizione che ne aveva fatta Splengler: la decadenza di Atene, la decadenza di Roma, ogni impero, per quanto potente, era giunto presto o tardi alla fine, ed anche i Giants, solo l'estate prima, erano retrocessi nel campionato di seconda divisione prima della fine del massimo campionato. Le tenebre dell'inverno e della storia erano diventate così fitte che, con estrema soggezione e timidezza, osai chiedere all'insegnante di storia, alla fine di una lezione, cosa ne pensava di Il tramonto dell'Occidente di Oswald Spengler.11 campanello era appena suonato, gli altri studenti si affrettavano all'uscita è l'insegnante stesso appariva scettico e ansioso di andare da qualche altra parte. Notando il mio imbarazzo e la mia ansia, deve aver pensato che un adulto mi avesse suggerito quella domanda. Ad ogni modo non diede molto spazio all'incredulità: "Non dirmi che hai letto Spengler!" e aggiunse, con maggior gentilezza, che lui non aveva mai sprecato il suo tempo su quel genere di speculazioni letterarie, ma che amici gli avevano detto che Spengler era un irrecuperabile pessimista e assolutamente non scientifico nel suo lavoro. Liquidando così Spengler l'insegnante mi aveva lasciato gli stessi dubbi che avevo prima di porre la domanda. Non ci vedevo nulla di male nell'essere colto. Non sapevo cosa voleva dire irrecuperabile pessimista e Spengler mi sembrava abbastanza STORIE/ SCHWARTZ 45 scientifico, a giudicare da tutti i suoi grafici. Non dissi nulla, ma lui dovette essersi accorto della mia delusione, perché aggiunse che un amico intelligente e colto gli aveva detto che Spengler non era attendibile, avendo egli utilizzato quale fonte storica l'undicesima edizione dell'Enciclopedia Britannica, una specie di imbroglio scoperto quando erano stati confrontati gli errori storici di Spengler e quelli dell'undicesima edizione dell'enciclopedia. Non riuscivo a credere che Spengler fosse disonesto e che non fosse realmente colto. L'insegnante se n'era andato facendomi un largo sorriso e solo sedici anni dopo scoprii che mi aveva preso in giro e che quello che aveva detto non era vero. Aveva inventato una bugia, forse perché pensava che non dovevo fare domande su autori come Spengler. Tornando a casa da scuola, quel pomeriggio, ripensai al commento e alla spiegazione dell'insegnante di storia e mi resi conto che avevo più dubbi di quanti ne avessi avuti prima di costringermi a porgli quella domanda. Certamentedesideravo moltosentirmidirecheSpengleraveva torto, se non altro sul futuro, ma non riuscivo a credere che un essere umano di quella levatura si fosse abbassato a tali meschinità, le piccole meschinità compiute dagli studenti, e dopo aver usato l'Enciclopedia B1itannicacomeunbiginoo uno scopiazzatore,avesse nascostoche lesue conoscenze storicheerano di seconda mano.Persino a scuola pochidi noi copiavano, a meno che non temessero di essere bocciati agli esami. E lo stesso valevanellepartite.Non c'era divertimentoné orgoglio nelvincere una partita in modo disonesto. Come era possibile che un uomo dell'età di Spengler e con la sua esperienza avesse fatto quello che uno studente non farebbe se non per necessità? Più pensavo a quanto aveva detto l'insegnante di stotia, più la domanda non trovava risposta. Da una parte non riuscivo a credere che Spengler fosse uno scrittore disonesto, tanto più che egli cercava di dimostrare opinioni spiacevoli e sgradite che persino lui non doveva trovare piacevoli e

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