Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

giorno a casa da scuola a piedi, per diventare forte e autosufficiente. Poiché avevo già dei buoni motivi economici e culturali per tornare a piedi da scuola e ladistanza dal liceo al mio appartamento era di soli trentasette isolati, considerai questo impegno troppo poco gravoso, e pensai che era necessaria maggior austerità. Non avrei ottenuto nulla se non fossi anche andato a scuola a piedi ogni mattina. Questo non solo mi avrebbe reso forte e autosufficiente in metà tempo, ma avrebbe raddoppiato le mie disponibilità economiche. In breve tempo scoprii che mi ero spinto troppo oltre. Andare a piedi a scuola mi faceva arrivare in ritardo ed era la causa di un disastroso aumento di appetito a pranzo. Il denaro risparmiato sul biglietto del tram veniva speso in panini e tavolette cli cioccolata. Riuscii con difficoltà a risolvere la situazione alzandomi molto presto al mattino, cosicché non arrivavo in ritardo a scuola, e portando panini e frutta nella cartella. All'ora di pranzo mangiavo i panini e la frutta con un senso di vergogna e di colpa come per un'azione segreta e indegna; l'azione era dettata da uno scopo encomiabile, ma gli altri ragazzi con cui pranzavo pensavano che fossi molto affamato, molto povero e un po' strano. Ciò nonostante, andare a piedi costituì un eccellente progresso, e attirai l'attenzione dell'insegnante di storia facendo in classe domande cui rispondeva con stupore e piacere. Di solito gli venivano poste poche domande e molto spesso era a sua volta indotto dall'indifferenza degli studenti o dalla loro poca preparazione a porre semplici domande ottenendo ridicole risposte. Un mese dall'inizio del semestre, aveva fatto una domanda semplice su quanto era stato dato da leggere e aveva ricevuto risposte così ridicole che si era interrotto, in silenzio aveva tentato di reprimere i suoi sentimenti, e alla fine, rivolto alla classe, aveva fatto quella che STORIE/ SCHWARTZ 43 ritenni un'osservazione estremamente ironica: "Quando non sapete cosa rispondere" ci disse, "diteAsiaMinore. Avrete un'alta probabilità di dare la risposta giusta". La classe aveva riso, pensando che fosse un'osservazione molto strana. Questo accadde anni fa, e nei cinque anni successivi quell'ironico consiglio sembrò diventare sempre meno divertente, a meno che una verità tragica non possa anche essere comica e far saltare il canale di Suez non possa essere considerata anche una barzelletta e Nasser possa essere definito semplicemente un pagliaccio. Le domande che ponevo in classe avevano lo scopo di trovare informazioni che dimostrassero che Spengler aveva torto; sebbene queste domande spesso non avessero attinenza con l'argomento di cui si discuteva in classe, e sembrassero molto strane agli altri studenti, ciò nondimeno, la curiosità e l'intensità con cui le ponevo eranoschietteesembravocosìinteressatoallerispostechel'insegnante ne era compiaciuto, nonostante una certa perplessità e stupore. Il mio interesse nel destino della civiltà occidentale e in Spengler si trasformò presto in una preoccupazione tale da indurmi a prestare sempre meno attenzione a H.L. Mencken e alle novità relative alla campagna acquisti del campionato Hot Stove riportate nelle pagine sportive dei quotidiani. Più camminavo e più notizie scoprivo sulla storia della civiltà e più pensavo che la città era ostile e distante, un pensiero ricorrente che mi veniva in mente quando attraversavo una strada e che mi sembrava la prova inconfutabile, mobile e dotata di ubiquità che Spengler aveva ragione. Questa ossessione per la storia, la civiltà, il futuro e il mio andare a piedi ebbero inizio nell'ottobre del 1926. L'anno successivo, l'anno in cui Lindbergh fece la trasvolata dell'Atlantico da solo - secondo il "New York World" "la più grande azione compiuta da un

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