Delmore Schwartz RICORDI DI UN RAGAZZO METROPOLITANO, RICORDI DI UN TIFOSO DEI 11 GIANTS'' traduzionedi Irene Pologruto È passato molto tempo dal periodo della mia infanzia e prima adolescenza aWashington Heights, vicinoaCoogan's Bluff e quindi anche vicino ai campi di baseball. Gli anni dal 1921 al 1928, dal punto di vista temporale, possono essere sia un periodo lungo, sia breve, dipende da cosa uno prova: se, da adulti, si è felici o se si soffre per aver avuto una infanzia infelice. Ma, in un certo senso, è un periodo molto lungo, a prescindere dall'esperienza personale. A volte ho la sensazione di aver vissuto gli anni della fanciullezza all'iniziodelXIXsecolo, e penso, come affermò il poeta,di avere più ricordi che se fossi vissuto un migliaio di anni. È, comunque, una sensazione del tutto personale, sebbene altri possano provare le stesse mie sensazioni. L'era della grande prosperità fu ovviamente un periodo di travolgente ottimismo; oggi, nel 1958, è difficile credere che molti esseri umani non sappiano di vivere nel secolo più apocalittico e terrificante dalla caduta di Roma. Quando ero ragazzo, mi sembrava del tutto ovvio che, giorno dopo giorno, ogni cosa sarebbe andata migliorando da ogni punto di vista, specialmente per chi viveva a Manhattan e tifava per i "Giants". Quindi non rimasi né impressionato né sorpreso nel leggere su un quotidiano che un medico e psicologo francese, il Dottor Coué, giunto nel Nuovo Mondo suggeriva a chiunque di propendere verso un estremo ed assoluto ottimismo, in qualsiasi occasione, fosse anche di difficoltà o dolore. Egli affermava - o penso di ricordare che affermasse - che bastava ripetersi che ogni cosa sarebbe andata per il meglio, e quello che uno desiderava accadesse sarebbe esattamente accaduto: il dogma dell'ottimismo avrebbe reso il perseguimento della felicità una vera realtà che superava continuamente e sempre più se stessa. L'ottimismo del Dottor Coué mi aveva in parte colpito perché egli non viveva a Washington Heights e non tifava per i Giants. Provavo pietà e compassione per gli esseri umani che abitavano a BrookJyn, Philadelphia, St. Louis, San Francisco, in Europa, Asia e Africa e per tutte quelle sfo~nate generazioni che erano nate prima del XX secolo. TImio naturale e giovanile ottimismo pervadeva ogni cosa, come consigliava il DottorCoué, ed era sostenuto da cose e fatti incontestabili, che si verificavano in particolare a Washington Heights. In quegli anni, infatti, furono costruiti il ponte George Washington e il Medicai Center, e inoltre negli anni 1921, 1922, 1923 e 1925 i Giants vinsero il campionato di baseball, quattro volte di fila, cosa mai successa prima. Molte altre cose, invenzioni, eventi e avvenimenti mi apparivano semplici esempi e prove di una convinzione che non avevo mai messo in dubbio. Tutto sarebbe migliorato sempre di più: tutto sarebbe migliorato, si sarebbe arricchito e sarebbe diventato più eccitante e più importante e grandioso: fu inventata la radio, Gertrude Elderle attraversò a nuoto la Manica, Lindbergh fece da solo la trasvolata dell'Atlantico, la Società delle Nazioni si adoperava per impedire ulteriori guerre, il bigottismo era un fatto medievale, la medicina guariva un numero sempre maggiore di malattie e queste manifestazioni di inarrestabile progresso sembravano tanto importanti quanto le celle frigorifere elettriche, gli ascensori, il sassofono, le attrici hollywoodiane o l'ammirazione idolatrante che alcune delle mie insegnanti suscitavano in me. Una di loro, una giovane donna sposata, mi colpì a tal punto che non l'ho più scordata, era ladiscendentedi uno dei firmatari della Costituzione, era molto carina e, durante la prima ora di lezione, leggeva "The New York Times". Le scuole pubbliche cominciavano già ad essere sovraffollate e come risultato si formavano sempre più classi speciali. Spesso, venivo promosso alla classe speciale. In un certo periodo, quando, per indolenza e per infruttuoso, mal riposto sforzo di essere uno dei ragazzi cattivi, anziché uno dei buoni, fui promosso ad una classe normale, non trascorse più di un mese prima che il vice direttore venisse, discutesse con l'insegnante e mandasse cinque studenti, me compreso, nella classe speciale da poco costituita. Questo accadeva nel 1924 e la convinzione di cui ero persuaso allora mi induceva a credere che i quattro campionati consecutivi vinti dai Giants e il fatto di essere un privilegiato delle classi speciali fossero entrambe manifestazioni di una concreta e piacevolerealtà. lgnoravo
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