BREVI ISTRUZIONI ALLE COMMISSIONI TOPONOMASTICHE PieroPastena Vi sono in Italia 8.100 comuni. E quindi, 8.100 sindaci e 8.100 segretari comunali. Ma anche 8.100 Commissioni Toponomastiche; il che vuole ancora dire, se mettiamo una media di cinque membri a Commjssione, ben 48.500 persone alle quali è affidato il delicato compito di assegnare un nome alle strade. Un incarico che troppo spesso viene espletato in maniera difforme da paese a paese, con superficialità e faciloneria, senza chiari e saldi principi ispiratori. Non è così a Borgo Alessio. In questo centro le strade vengono intitolate solo a chi è morto da un pezzo; e lo stesso avviene in molte altre città, cambia solo, di volta in volta, il numero degli anni che devono trascorrere dal decesso: dieci, venti, o anche più. Ma a Borgo Alessio la regola è recente, e fu adottata dopo il verificarsi di alcuni deplorevoli episodi. Quando questa norma non c'era, capitava che i membri della Commissione erano sottoposti alle più svariate pressioni: lettere, telefonate, anche minacce, da parte dei parenti del cattedratico insigne o del medico di chiara fama che pretendevano un giusto riconoscimento a chi tanto aveva dato alla Patria. La Commissione resisteva come poteva, tentando di non scontentare nessuno. Ma quando al viale principale fu dato il nome del defunto segretario cittadino del Partito del Popolo, al quale apparteneva il Sindaco, allora i seguaci del rivale Partito della Democrazia scesero in piazza, a reclamare eguaJj diritti per il loro presidente, anch'egli passato a miglior vita proprio in quei giorni. Le fila dei manifestanti sostarono a lungo sotto il Municipio. Poi, visto che dal palazzo non ricevevano risposta alcuna, decise di passare il tempo prendendo a sassate le finestre dell'aula consiliare. Al cui interno, il Consiglio Comunale assediato deliberò di tagliare la testa al toro e cambiare regola: occorrevano cinquant'anni almeno dalla morte, perché si potesse intitolare una strada a qualcuno. Furono addotte motivazioni nobili, ineccepibili: che solo il tempo è arbitro della vera fama, e che solo il giudizio dei posteri consacra il genio come tale. La decisione non convinse nessuno, ma almeno fece tacere tutti. E consentì alla Commissione di campare tranquilla. Adesso, ai cantoni delle vie di Borgo Alessio, sono incisi i nomi di scienziati e letterati tutti morti da tempo. Qualche piccolo problema sorge ancora, quando i discendenti di qualche notabile locale si ricordano che il loro avo è defunto da cinquant'anni, e cominciano allora a bussare alla porta del Comune. Ma una soluzione è già pronta: basterà spostare i termini di legge da cinquanta a cent'anni. E se questo non bastasse, a duecento o a trecento. Chi volete che si dia pena per un tizio vissuto alcuni secoli prima? L'esempio di Borgo Alessio, nonostante l'apparente bontà del metodo colà seguito, è però vivacemente contestato nel vicino Borgo Bernardo. Qui ci si regola così: spetta al Comune provvedere ai malati, ai disabili, agli anziani; assicurare un pasto caldo agli indigenti; sovvenzionare le imprese in crisi, proteggere insomma i deboli, gli sfortunati. E allora, anziché ricordare i I professore che ha insegnato nell'Università, che fra l'altro si trova nel lontano capoluogo, non è più doveroso riconoscere il valore del maestro che, se solo avesse avuto la ventura di vivere in città, avrebbe acquistato gloria universale con i suoi versi immortali? E il medico condotto, che ancora anziano correva al capezzale degli ammalati: perché seppellirne, con le spoglie mortali, anche la memoria? E siccome bisogna battere il ferro finché è caldo, prima ancora che un altro maestro, un altro medico prendano il loro posto, occorre che il Comune si incarichi, a poche ore dal trapasso, di trovare una strada ancora senza nome. Vige perciò qui la regola esattamente opposta a quella di Borgo Alessio: non è possibile intitolare una via dopo i cinquant'anni. A riprova della benemerita opera della Commjssione, è in piazza una statua dedicata al canonico Cercetti. "A colui che scrutò e ricompose tutto lo scibile umano, alla ricerca impossibile dell'Eterno Vero", c'è scritto sulla lapide. Gli abitanti di Borgo Bernardo guardano e annuiscono soddisfatti: senza l'interessamento del Comune, il povero canonico sarebbe passato per uno spostato, che aveva speso tutta la vita a scrivere poderosi tomi di filosofia che nessuno avrebbe mai pubblicato. Così invece è stato consacrato tra i padri della Patria. Certo, il metodo di Borgo Alessio è più comodo di quello in uso a Borgo Bernardo. Ma ammettiamolo: è tanto più gretto. Borgo Corinna invece ha scelto una strada -è il caso proprio di dirlo - a metà fra quella di Borgo Alessio e quella di Borgo Bernardo, dai quali fra l'altro è equidistante. I suoi abitanti non amano l'ingerenza della pubblica amministrazione. Il compito del Municipio, nell'opinione comune, è in sostanza di pura ragioneria: tenere il computo delle nascite e dei decessi, dei matrimoni e dei divorzi. Che il Comune perciò non perda tempo, e non spenda denari, a occuparsi di storia locale. Sicché, a far parte della Commissione Toponomastica, sono stati chiamati i primi impiegati disponibili, quelli dell'anagrafe. I quali, più che altro per deformazione professionale, e poiché le strade devon pur chiamarsi in qualche modo, assegnano ad ogni neonato il nome di una strada, per poi sostituire il titolare, alla · morte di questi, con un altro infante. Così, se a Borgo Alessio bisognava essere morti da molto tempo, e a Borgo Bernardo da poco, a Borgo Corinna bisogna invece essere appena nati. Se svantaggio vi è, questo consiste in una certa confusione che si può verificare nel senso d'orientamento dei Corinnesi. Innanzitutto per le omonimie. E poi perché possono verificarsi rapidi mutamenti di denominazione, se l'intestatario gode di poca salute. Ma per fortuna, a Borgo Corinna l'aria è salubre, il clima mite, e gli abitanti sono longevi. Accade semmai l'opposto: si è ormai vicini alla crescita zero, e c'è il rischio di lasciare le strade per mesi senza un nome. Il Comune, costretto a correre ai ripari, offre pertanto un premjo alle famiglie più prolifiche, come ai tempi del Ventennio, e nei consultori sconsiglia vivamente l'uso della pillola: con risultati non ancora del tutto positivi.
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