50 milioni, continua a crescere, ogni anno e a ogni guerra. Ci ritroviamo sempre più invischiati in questo circolo vizioso che ha prodotto, per esempio, intorno alle città africane campi profughi, i cui abitanti sono sempre più numerosi e sopravvivono solo grazie agli aiuti dei paesi industrializzati. Essi sono incapaci di intraprendere una vita diversa, perché riescono soltanto a ricevere questi aiuti. lo ho visitato questi campi piuttosto spesso. Sono stato nei campi profughi sul confine tra Etiopia e Somalia proprio l'anno scorso, dove vivono 300.000 o 500.000 persone. Ognuno riceve tre litri di acqua per tutto, per cucinare, bere e lavarsi e mezzo chilo di mais. E vivono di questo. L'acqua viene trasportata da 82 autocisterne Mercedes e sele strade sono interrotte o non c'è benzina, l'acqua non arriva al campo e la gente muore il giorno dopo. Stiamo creando, attraverso questo folle meccanismo delle cosiddette organizzazioni umanitarie, un problema enorme per l'umanità, liquidando la classe contadina e rendendo l'umanità sempre più dipendente dalla burocrazia delle cosiddette organizzazioni umanitarie. Quello che dice John sulla difesa del mondo contadino significa che se continuiamo a liquidare la classe contadina, ben presto ci ritroveremo in una situazione tragica. Probabilmente John è preoccupato del fatto che la gente conosce il mondo sempre più attraverso le immagini offerte dai media. Per la prima volta nella storia dell'umanità, nella seconda metà del 20° secolo, incominciamo a vivere non una, ma due storie. Peri 5000 o 7000 anni di storia scritta abbiamo vissuto una sola storia, che abbiamo creato e a cui abbiamo partecipato. Ma dallo sviluppo dei media nella seconda metà del 20° secolo, stiamo vivendo due storie diverse: quella vera e quella creata dai media. Il paradosso, il dramma e il pericolo stanno nel fatto che conosciamo sempre più la storia creata dai media e non quella vera. Perciò la nostra conoscenza della storia non si riferisce alla storia reale, ma a quella creata dai media. lo sono ben cosciente di tutto questo perché lavoro in questo campo. lo lavoro con troupe televisive e so come lavorano. Mi ricordo, per esempio, che a Mosca durante il colpo di stato dell'81, gli operatori televisivi, dopo qualche giorno, erano già stanchi: c'era un tempo orribile, pioveva, faceva freddo. Quando si verificava qualche avvenimento importante, le troupe si riunivano, si mettevano a bere vodka o qualcos'altro e concordavano di non raccontare niente. E se gli avvenimenti non venivano riportati dalla televisione, era come se non fossero mai successi. Questi bravi ragazzi decidevano se la storia avveniva o non avveniva. Tutti noi siamo testimoni di questa situazione. Prima la professione del giornalista era una professione di specialisti. C'era un esiguo gruppo di giornalisti specializzati in un determinato campo. Ora la situazione è cambiata completamente: non esistono specialisti in nessun campo. Il giornalista è semplicemente qualcuno che viene spostato da un posto all'altro, secondo le esigenze della rete televisiva. Ma quel che più importa è il fatto che i media, la televisione, la radio sono interessati non a riportare quello che succede, ma a vincere sulla concorrenza. Di conseguenza, i media creano il loro mondo e questo loro mondo diventa più importante di quello reale. Assistiamo, allora, a questo fenomeno di spostamento in massa dei media. Se c'è una crisi nel Golfo Persico, tutti vanno nel Golfo Persico. Se c'è un colpo di stato a Mosca, tutti vanno a Mosca. Se c'è una tragedia in Ruanda, tutti vanno in Ruanda. Contemporaneamente alla tragedia del Ruanda, si sono verificati in Africa tre o quattro avvenimenti molto importanti, a cui non è stata dedicata alcuna attenzione, perché erano tutti in Ruanda. La tragedia del Ruanda è stata presentata come la tragedia africana, come la tomba dell'Africa, la morte dell'Africa. Nessuno ha osservato che il Ruanda è una nazione molto piccola, i cui abitanti ammontano amenodell' l % della popolazione africana. Ma quelli che sono stati mandati in Ruanda, siccome non sanno niente dell'Africa, sono completamente convinti che quella è l'Africa. Quindi ci troviamo in un mondo che ha perso qualunque criterio, qualunque proporzione, in cui sono i media a creare la storia. Nel 21° secolo, tra 50 anni, lo storico che studierà il nostro tempo, sarà costretto a guardare milioni di chilometri di registrazioni televisive per cercare di capire le migrazioni, i genocidi, le guerre, e ne deriverà l'idea di un mondo pazzo in cui tutti sparano a tutti, mentre noi sappiamo bene che viviamo in un mondo relativamente pacifico, se prendiamo in considerazione il fatto che sul nostro pianeta vivono quasi sei miliardi di persone, che parlano due o tremila lingue diverse, con innumerevoli interessi. Ma lo storico del 21° secolo avrà una visione del nostro mondo completamente diversa, piena di tragedie, di drammi, di problemi. Nadotti Come mai tu, John, cerchi i racconti vicino a casa, mentre Ryszard va molto lontano. Vorrei citare Walter Benjamin: "I racconti nascono da due diversi tipi di narratori: quello che deve viaggiare lontano da casa per trovare fatti e racconti, il mercante, il marinaio; l'altro è il contadino, quello che sta a casa a raccogliere ricordi e a distribuirli." In un certo modo John è il contadino, mentre Ryszard è il marinaio. È sempre una scelta psicologica e personale? Entrambi vi interessate a una narrazione utile per il resto del mondo. Quindi perché John cerca questa utilità vicino a casa e nel passato, nel ricordo dei contadini che stanno scomparendo, mentre Ryszard trova questa utilità lontano da casa e nella vita di persone completamente diverse dai suoi lettori? Siete d'accordo sul fatto che John è il contadino, che cerca il passato per raccontare il presente, mentre Ryszard è ilmarinaio o ilmercante che viaggia lontano da casa per descrivere i1presente e forse per anticipare il futuro? Berger È una domanda e un'osservazione molto interessante. Forse la differenza non è così grande. È un po' presuntuoso dire questo davanti a Richard, ma mi sembra molto importante: forse Ryszard incominciò a viaggiare a causa della situazione in Polonia e a Varsavia al tempo in cui diventò uno scrittore. Fu un modo per mettersi nelle condizioni di poter parlare della vita, cosa che non avrebbe potuto fare se fosse rimasto a Varsavia. Forse le ragioni non sono legate alla genetica, al carattere, ma alle circostanze storiche. Per quanto riguarda me, per quindici anni ho scritto del mondo contadino. I contadini parlano sempre del passato, a volte fin troppo, ma lo fanno per cercare le soluzioni migliori dei veri e propri problemi, dei pericoli assolutamente imprevedibili che devono correre coltivando la terra e allevando il bestiame. Quindi osservano il passato, come altri consultano i dizionari o le enciclopedie. Come mai ho deciso di raccontare il mondo contadino? Benché sia strano, è un esempio di come gli estremi opposti si congiungano. Venti anni fa lavoravo a un libro insieme al mio amico fotografo, John Moore, sugli emigranti, sull'emigrazione, sui viaggi, sullo sradicamento, sul ritrovarsi immerso in un'altra cultura, in un altro paese. Questa storia è molto comune nell'Italia degli anni passati: gran parte della
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==