Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

30 VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE - .. nere, quel che accadeva altrove, lo venivano a sapere solo per sentito dire. Ancora alla metà del 20° secolo la popolazione sapeva poco o nulla dei grandi crimini deU'epoca. Hitler e Stalin fecero di tutto per tenerli nascosti. Il genocidio era un segreto di stato. Nei campi di sterminio non c'erano telecamere. Oggi, invece, gli assassini sono ben disposti a farsi intervistare e imedia, dal canto loro, fieri di non mancare quando si uccide. La guerra civile si trasforma in un serial televisivo. I reporter assicurano di assolvere in tal modo soltanto il loro dovere e cioè quello di dare l'informazione. Ci mostrano impietosamente, così ci dice, quel che è accaduto e il commentatore di suo ci mette l'opportuna indignazione. L'orrore è cosa consueta ..." Allora che cosa succede, diceEnzensberger, noi dalle immagini, dal terrore delle immagini, dei racconti di realtà, veniamo trasformati in due possibili cose: terroristi o voyeur. "Ciascuno di noi in questo modo si vede sottoposto a un ricatto permanente, perché solo chi è reso testimone oculare può sentirsi chiedere con tono carico di biasimo, che cosa intenda fare contro quello che gli viene mostrato. Così la televisione, ossia il più,; corrotto dei media, ad esempio, assurge a istanza morale." Berger Non sono assolutamente d'accordo. Ryszard scrive di catastrofi che avvengono in tutto ilmondo. I suoi libri non sono per niente idilliaci. Sono libri che ci portano A CASA, brutte notizie. Sempre. Io ho passato gli ultimi 15 anni scrivendo della tragica scomparsa dei contadini da tutto il mondo. Ho dedicato gli ultimi tre anni della mia vita a serivere un romanzo sull'AIDS, Last Friday Drives Monday Crazy. Non penso di aver proposto una visione idilliaca del mondo. Questa è l'ultima cosa di cui possiamo essere accusati sia io che Ryszard. Il libro di Enzensberger, che peraltro è un grande poeta, francamente è folle. Penso che sia un paranoico fino a un punto molto triste. È un bravo ragazzo ed è un peccato che si sia abbandonato a una tale paranoia. Naturalmente esistono queste due possibilità. È assolutamente vero che di fronte a quello che chiamo informazione, di fronte allo schermo televisivo- ma questo è solo un modo di fare informazione - di fronte ai mass media in generale, si possono avere solo due possibilità: essere un voyeur o quello che lui definisce un terrorista. Non sono sicuro di quello che intende veramente con questa definizione, forse un complice. Ma esistono altre possibilità se non si considera soltanto l'informazione che si riceve dai media. Quando Ryszard e io parliamo di attenzione, è precisamente perché giriamo le spalle allo schermo e cerchiamo di tornare alla vitae lì è richiesta l'attenzione. A volte questa attenzione è molto difficile da dedicare. Non è un'attenzione di natura sentimentale, per niente. È quello che imparano i bambini nel gioco, prima che venga posta fuori di loro a scuola. Per ricevere qualcosa, occorre dedicare la propria attenzione. Kapuscinsky Non posso schierarmi così decisamente contro Enzensberger perché è il mio editore, ma sono d'.accordo con Foto di Giovanni Giovannetti John sul fatto che Hans Magnus, essendo un grande poeta, prende una posizione piuttosto paradossale nei suoi saggi e specialmente in questo libro. Gli piace portare la dissertazione fino all'estremo per provocare proprio questo tipo di risposta, come abbiamo ascoltato adesso. Qualche anno fa, Francis Fukuyama, il grande scienziato politico americano, ha scritto un saggio sulla fine della storia. Si trattava di una tipica provocazione intellettuale mirata a provocare risposte come quella in cui si afferma che la storia non è giunta al termine, ma anzi è all'inizio. La questione è che incomincia la storia di altri. Naturalmente questa è un'affermazione estremista, paradossale e provocatoria, in cui ci vengono assegnate queste due posizioni estreme, ma naturalmente la vita non sta agli estremi. La vita e quindi le realtà del mondo stanno nel mezzo, non agli estremi. Secondo me, la scomparsa del mondo contadino dal globo è uno dei più grandi paradossi del mondo contemporaneo, perché produciamo una quantità di cibo sempre inferiore per una popolazione in continua crescita. La liquidazione del mondo contadino, che è un fenomeno sociale ed economico su scala mondiale, consiste in un atto di suicido globale. Il mio campo è l'Africa e posso dire che si tratta di un processo tipicamente suicida, a cui l'umanità a volte si abbandona: il continente che ha sempre meno cibo e sempre più abitanti sta liquidando la classe contadina e lo sta facendo molto rapidamente. In pratica, una grossa parte dell'umanità vive di aiuti e con questi aiuti che inviamo in Ruanda e altri paesi stiamo creando una situazione tragica: una classe parassita di profughi su scala mondiale, che vengono allontanati dai loro villaggi, dai loro campi, dal loro bestiame, messi nei campi profughi e alimentati dalle organizzazioni mondiali, molte delle quali sono completamente corrotte, in cui va a finire il nostro denaro, le nostre tasse. Stiamo creando una classe di milioni e milioni di persone, i cosiddetti profughi, che riescono a vivere solo se gli aiuti continuano ad arrivare, perché sono già incapaci di tornare a casa e di produrre, dato che hanno cessato di imparare l'arte della produzione. Questa classe di parassiti, che conta già 40 o

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==