VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE 29 siamo tutti creatori. Ci troviamo sempre più nella situazione in cui ogni opera d'arte, ogni opera letteraria è una creazione collettiva. Ai tempi di Erodoto o di Tucidide, era possibile che emergessero questi individui unici perché lavoravano in un campo vuoto. Ma tutti noi abbiamo una mente e un' immaginazione sempre più creative, perché noi tutti leggiamo molto prima di scrivere, vediamo molto prima di dipingere. Nella nostra mente esiste un'enorme interazione da patte di quello che a volte viene percepito inconsciamente e tuttavia influenza la nostra fantasia, ilnostro modo di osservare il mondo e la nostra creatività, fino al punto in cui diventa sempre più difficile tracciare una linea di demarcazione tra quello che ci appartiene e quello che appattiene all'immaginazione, alle scoperte e alle creazioni di altri. Stiamo arrivando alla situazione in cuil' atto di creazione è una conquista collettiva, che porterà il nome di qualcuno, ma in cui troviamo sempre più la partecipazione degli altri. In questo senso, chi crea dovrebbe essere molto modesto, perché è molto difficile determinare che cosa abbiamo realizzato con le nostre forze e qual è il contributo degli altri. L'arte e la letteratura contemporanea richiedono quindi la partecipazione attiva degli altri. Chiunque abbia la possibilità di leggere John Berger, si renderà conto di quanta attività mentale, quanta partecipazione attiva sia contenuta in un'opera d'arte, fotografia, opera letteraria apparentemente semplice. In questo modo ogni opera d'arte, così come ogni fotografia o opera letteraria ci appattiene sempre di più. L'arte sta diventando sempre più comunitaria e gli scritti di John Berger sono incentrati proprio su questo aspetto dell'arte creativa. Berger Forse la parola giusta è attenzione. Kapuscinsky Concentrazione? Berger Sì, la concentrazione necessaria per prestare attenzione. È chiaro che non posso dedicare la mia attenzione a tutte le fotografie che vedo, ma se una fotografia mi parla per una ragione o per l'altra o sembra sul punto di parlare, è solo una questione di prestare attenzione aquella fotografia e solo a quella fotografia, non alla tecnica fotografica, non alla biografia del fotografo, bensì a quello che vedo nella fotografia. Si dovrebbe dedicare la stessa attenzione quando si è testimoni di un'esperienza vissuta da qualcun altro o quando qualcun altro ci parla. Se si presta attenzione, è possibile che quell'esperienza ci venga trasmessa, è possibile che quell'esperienza venga trasmessa al narratore, allo scrittore e poi, attraverso l'attenzione del lettore, ritorni alla vita. Viene dalla vita, entra nel circuito della fotografia, dell'ascolto, dell'osservazione, della pagina e poi rientra nella vita. Se è questo il ciclo, i 1 ruolo del narratore diventa quello del portatore che trasporta qualcosa da un punto all'altro. Se non si resiste alla tentazione di non essere modesti, si perde la capacità di prestare attenzione. Fotodi VincenzoCottinelli Kapuscinsky Mi resi conto di non avere questa capacità leggendo la raccolta di saggi sul guardare. Gli interpreti si trovavano in una fotografia e prima di dedicarle la mia attenzione, la dovetti guardare molte volte. È la fotografia di tre giovani contadini ungheresi vestiti in abiti moderni da città, che andavano forse a una festa. La fotografia è banale, non c'è niente di drammatico: non c'è sangue, nessuna violenza. Si tratta di una fotografia molto semplice e naturale. Improvvisamente John scrisse un incredibile saggio sul rapporto, che riprese Foucault anni dopo, tra il corpo e il vestito e sull'abbigliamento come espressione della cultura. Il saggio era incentrato su come il corpo del contadino dedicato al lavoro dei campi, immerso nella natura, non era adatto agli abiti da cittadino, su come questa fosse una situazione artificiale. E da questo nacque tutta una meravigliosa teoria sul rapporto tra cultura e abbigliamento, tra abbigliamento e corpo, tra cultura urbana e contadina. Questo breve pezzo, di due o tre pagine, è una lezione su quanto possiamo imparare dal dettaglio più banale quando partecipiamo attivamente all'interpretazione, su quanto possiamo imparare quando prestiamo attenzione, su come questa attenzione sia una sorta di conoscenza, di comprensione della cultura. Maria Nadotti Siccome a me sembra che quello che si stanno dicendo Berger e Kapuscinsky, due personaggi sicuramente straordinari che trovandosi per la prima volta non potevano che dirsi delle bellissime cose e trovarsi concordi, sia un po' troppo idilliaco, vorrei farli precipitare nella realtà contemporanea, che non è una realtà fatta di attenzione. Vorrei allora citare un'osservazione da uno degli ultimi libricini di Enzensberger, Prospettive sulla realtà civile. "È fuori dubbio ormai che siamo diventati tutti spettatori e questo ci distingue dagli uomini del passato, i quali quando non erano loro stessi vittime o colpevoli o testimoni, apprendevano soltanto attraverso voci incerte leggende bianche o
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