24 INCONTRI/ MANEA della Romania, e assistere alle nuove pantomime di alcuni vecchi clown. Mi ha spaventato, lo confesso, anche l'evoluzione di alcune persone a cui un tempo mi credevo vicino... Brodsk:idiceva, prima della caduta dell'Unione Sovietica e dei suoi satelliti, che lo scrittore ritorna anche quando non ritorna. Si riferiva, naturalmente, al ritorno dell'opera. NeLIa' tmosfera attuale, io esito, per il momento, anche riguardo al rimpatrio dei testi... Ho pensato spesso, negli ultimi anni, allo scrittore austriaco. Thomas Bernhard il quale, pur vivendo a Vienna, aveva vietato la pubblicazione delle sueopere inun' Austriache rifiutava di guardare lesue ferite e la suacolpevolezza. Certo, Bernhard pubblicava lesue opere in altri paesi di lingua tedesca, sicché i testi arrivavano nel suo paese. Certo, Bernhard non era ebreo, la sua sfida aveva un altro peso, un1orgogliosa fierezza "nazionale". E poi, occorre una certa qual serietà perché una decisione così seria venga presa in considerazione. In Romania, che tu ritorni o non ritorni, che tornino i tuoi testi o che non tornino, niente sembra più avere troppa importanza. Un gesto così spettacolare, soprattutto da parte di un "allogeno", non desterebbe, probabilmente, che sorrisi scettici, sprezzanti. Ho preferito dunque diluire, con discrezione, al minimo, la mia presenza nella vita letteraria e pubblica della Romania di oggi. Lei ha scritto un saggio su Eliade (pubblicato anche in Italia su "Linea d'ombra", 93/1994), che ha suscitato molte discussioni e che può essere considerato anche un saggio sulla "responsabilità" degli intellettuali. Qual è stata, nel periodo della dittatura comunista, la responsabilità degli intellettuali? Sipuò parlare di un "tradimento ,. dei chierici", secondo laformula di i.Benda? Vorrei soffermarmi sul saggio che ho dedicato a Eliade perché ha un qualche rapporto con la domanda precedente. Il saggio è uscito, dapprima, sulla rivista americana "The New Republic" nel 1991, ed è stato incluso nel mio libro On Clowns: The Dictator and the Artist, pubblicato a New York nel 1992 da Grave Press. Ho scritto e pubblicato questo testo dopo la caduta del comunismo nell'Europa dell'Est, quando era diventato evidente che la destra e l'estrema destra stavano ritornando con forza sulla scena politica in questa parte del mondo e che il nazionalismo, come arma importante, se non come arma principale, nella conquista dell'elettorato avrebbe cercato prestigiosi spiriti predecessori, che diventassero le nuove immagini di culto della propaganda. Non è del tutto casuale, probabilmente, che nella Romania di oggi, un partito come "Movimento per la Romania", che si dichiara continuatore della Guardia di Ferro (il gruppo legionario alleato di Hitler e di Mussolini) imponga a coloro che ne vogliono far parte un esame sull'opera di Eliade. Bisognava ricordare, credevo io, a coloro che nonsapevanoechevolevanodimenticare,latragediaacuiavevaportato l'opzione nazionalistae bisognavasegnalareledifferenze,ma anchele somiglianze,rispettoallapiùrecentecatastrofecomunista,che aragione occupava, ossessivamente,le menti di tutti. Il saggio Felix Culpa discuteva l'opzione politica di estrema destra, negli anni Trenta, di alcuni brillanti intellettuali romeni, comeEliade, Cioran, Noica, e segnalava la persistente "amnesia" di Eliade su questo episodio, nei numerosi suoi volumi autobiografici e memorialistici; anzi, di più, una strana nostalgia per la "felix culpa" della giovinezza, addirittura una identificazione con essa, negli ultimi scritti, prima della morte. Nel 1992 il mio saggio uscì inaspettatamente, in una traduzione penosa, anche in Romania. Benché il testo avesse fermamente limitatoi suoiobiettivie sioccupassesolodi fattiattestatie indiscutibili, le reazioni che suscitavaerano quelle di un pubblico che non pareva affattopreparatoad accettarli.Lo statodi confusione,di ignoranzae di frustrazione,laprofondacrisidi identità,larinascitadei vecchimitidella ''coesionenazionale'c' ometerapiaallacomplessacrisimorale,economica e politica di questo periodo spiegano, almeno in parte, la reazione grottescache iltestoprodusseinRomania.Fu recepito,ali'istante,come unabestemmianeiconfrontideigrandivalorideLiaculturanazionale.Ne è seguita un'esplosione a catena dell'indignazione, con spettacolari rigurgiti antisemiti, che durano da due anni. Ingiurie, falsificazioni, processi alle intenzioni, avvertimenti e minacce, scomuniche e lamentazioni, niente è mancato a questa inventiva "carnevalatadeL!a bestemmia"... Sulla stampa nazionalista, che mi definiva "il nano di Gerusalemme", "traditore","Spazzatura"si potevaleggereunaprofessionedi fede del tipo di quella pubblicata su "Romania mare", il giornaledel vicepresidentedelParlamento, C. V.Tudor:"Sì, signori, lottiamoper la sacralizzazionedi Mircea Eliade... lottiamo per la riabilitazionedel Maresciallo Antonescu, del Presidente Ceausescu". Neppure sulla stampachesifregiadi insegnedemocratiche,dovesonostatoqualificato, in modo più sfumato, come "detrattore", "seguace di Ceausescu", "americano appoggiatodalla Casa Bianca", "poliziottodello spirito", sono mancate le risposte pittoresche. Lo scandalo Manea del 1992 somigliava,malauguratamente,a quellodel 1982,solochequestavolta non era più diretto dalle autorità, è stato spontaneo e libero, nella condizione della democrazia, sicché anche le invettivesono statepiù variegatee la campagnadi stampa più estesae più colorita. Ecco, se vogliamoriferirci alla "responsabilitàdegli intellettuab", abbiamo un esempioa portatadi mano,nellarealtàimmediata, il quale non fa che confermarele tristiesperienzedel passato.L'atteggiamento di alcuni intellettualinel dibattitosuEliadedi oggi... se dibattitosi può chiamare...dimostrache si continuaa evitare il confrontocon la verità incontestabilecome avveniva nelle situazionidi cattività socialistadi ieri, incomparabilmentepiù difficilie dunque, forse, più scusabili. Per quanto riguarda il paragone che, implicitamente,mi porta a stabilirefra il "tradimentodegli intellettuali"dellagenerazioneEliade, neglianniTrenta,aggravatodallamancanzadi ogni autocriticaseria,di qualsivogliaassunzionedi responsabilitào di analisilucidedella"felix culpa", e quellasotto ilcomunismo,direiche sotto il comunismo,sotto la dittatura comunista, gli intellettuali che tradirono il loro onore e l'indipendenza spiritualelo fecero,nellamaggiorpartedeicasi,nonper convinzione,comei loropredecessorifilofascisti,maperopportunismo, eerdebolezza,perpaura,per interesse.Questonon ]j scusa,naturalmente. Edavverodisgustoso,devoarnmetterlov, ederequantiscrittorimportanti abbiano, né più né meno, preso in giro se stessi, facendo tutti i compromessie approfittandodi tutti i privilegi. Ma fortunatamentevi furono, sia neglianni del fascismo sia negli anni del comunismo, non pochi artisti che non si lasciarono sedurre, intimidire,comprare,dimostrando in tal modo che si poteva resistere! L'esempio del nostrograndeEugen Ionescoche, negli anni istericidel fascismo, in Romania,prese le distanze,schifato,dalla "rinocerontite" allegra e colpevoledei suoi illustri colleghie poi, a Parigi, quando la sinistrafrivolae rumorosasidavaa tuttelemanipolazionifilosovietiche, ignorandolarealtàdelGulag,nonesitòadaffrontarla,eranoto-è bene ricordarlo-a parecchiartistiemarginatio addùitturasconosciutinegb ultimi decenni. Forse un vero dibattito su questo argomento dovrebbe muovere proprio da Eugen Ionesco! Come testimone oculare del periodo di "rinocerontite"nazionalisticadellaRomaniaprimadellaguerra,Eugen IonescoconsideròEliadeun tipico"guardista"e siespresseconestrema severità sull'opzione politica estremista di destra di Eliade e di altri inteUettualriomenidiprestigio.AllafinedeUaguerraEugenTonesconon poté tacere su questo tragico e grottescoperiodo.Scrisse che sarebbe rimastoanchedopolamortelontanodacolorocheavevavistoincolonnarsi a fiancodei fanaticicombattentidell'odio: "Se loro starannoalladestra
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