Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

Socialista della Romania aveva annullato, nientedimeno, il premio che mi era stato attribuito dall'Unione degli Scrittori. Era un provvedimento senza precedenti in quei quarant'anni di "cultura socialista" postbellica. Risposi, assurdamente, all'assurdo, con una protesta indi1izzata al presidente dell'Unione, ben sapendo che sarebbe pervenuta, in realtà, ad altri "organi" dello stato. Radio Europa Libera aveva spiegato l'annullamento del premio con gli attacchi antisemiti protratti dalla stampa ufficiale contro l'autoreeavevasottolineato, amo' di conclusione,che "nell'ambito della censura di nomi, il nome di Norman Manea è tra i più indesiderati ...". Quanto impreparato fossi a trasformare l'esilio interiore in esilio vero e proprio si vede anche dal fatto che, giunto senza grande entusiasmo in America, sono passati tre anni prima che riuscissi a rassegnarmi alla nuova situazione. In Le rapport de censure, lei citava leparole di un amico, esule a Parigi: "La letteratura romena ha trovato la forza di sopravvivere alla dittatura; troverà laforza di non esaurirsi ora che non esiste più alcuna costrizione? Nessuno può rispondere a questa domanda, ma la domanda bisogna porla". Qual è la situazione degli scrittori dei paesi un tempo "socialisti", che rischiano di essere impreparati a misurarsi con la nuova realtà della libertà e, in certo qual modo, paralizzati e impotenti a scrivere? La situazione dello scrittore non è mai stata facile, da nessuna parte. Oggi, alle soglie del nuovo millennio, in cui è difficile prevedere se la letteratura sopravviverà e in quali forme, le difficoltà degli scrittori di questi paesi non sono certo trascurabili. La società "chiusa" e repressiva ha onorato lo scrittore di privilegi e punizioni eccessivi, affidandogli un ruolo più rilevante di quello che avesse mai avuto. Non è dunque semplice, oggi, per lui imparare a negoziare non con un solo, onnipotente e astuto Mecenate, qual era lo Stato, ma con innumerevoli piccoli e grandi "sponsor" della letteratura, con il gusto popolare e commerciale, non molto migliore, spesso, di quello del partito unico, con le dure competizioni commerciali degli editori, con latri vialità di successo della televisione, perfino con la stanchezza del vero lettore di letteratura, per non parlare del ritratto psichico e culturale della nuova generazione. Sono tutti sintomi di una crisi che minaccia anche la società "aperta", la società di tutte le possibilità, competizioni e manipolazioni. Eppure, se paragonassimo la letteratura scritta nella società aperta, con tutte le sue carenze "democratiche", a quella scritta negli ultimi quaranta o settant'anni nell'Europa dell'Este in Unione Sovietica, nelle condizioni di "chiusura" del totalitarismo comunista, vedremmo che è preferibile, anche dal punto di vista letterario, affrontare quelle difficoltà e non queste. Ben presto, le difficoltà dello scrittore del l'Europa Orientale non saranno più, probabilmente, quelle della "Transizione", ma quelle della società capitalista di oggi, dove la cultura si "democratizza" e si trivializza commercialmente, ma dove non mancano gli scrittori di grande originalità, che difendono la propria integrità artistica, e dove escono grandi libri, libri della modernità, di questo complicato e doloroso XX secolo, e non libri del "vicolo cieco", totalitario, che ha modellato in modo disastroso la sensibilità e il pensiero di milioni e ha differito l'ingresso nella verità cruda della modernità di un'intera area geogràfica e culturale, dalle potenzialità spirituali enormi. Come visse gli avvenimenti del dicembre 1989, la caduta e il processo di Ceausescu? Crede che si possa ancora parlare di "rivoluzione"? Questaparola viene usata sempre più raramente in Romania, taluni anzi la contestano, benché esista a Bucarest un "cimitero degli eroidella rivoluzione", dove sono sepolti moltissimi INCONTRI/ MANEA 23 giovani, alcuni addirittura adolescenti, morti in quei giorni. Seguii in uno stato di grandissima tensione e di esaltazione gli avvenimenti della Romania nel dicembre del 1989 che, del resto, ebbi modo di commentare sulla stampa e alla televisione americane. Ebbi addirittura la sensazione che sarei potuto tornare in Romania ... Non mi parve, neppure per un attimo, una "rivoluzione", la consideravo una rivolta autentica di una popolazione arrivata al limite della sopportazione, stimolata anche da quanto stava accadendo negli altri paesi. Il fatto che siano morte, in quei.giorni, molte persone dimostra, comunque, che è stata anche una rivolta ... ma oggi sappiamo che era stata attentamente manipolata, dai corridoi. A cinque anni da quegli avvenimenti è strano e, nel contempo, significativo che non siano state ancora chiarite le circostanze reali e il loro vero significato. Perché meravigliarsi che non vengano create le premesse per un reale dibattito, né sulle complicità sotto quarant'anni di comunismo, né sul contributo all'Olocausto, di oltre cinquant'anni fa? Non credo che questi misteri debbano essere risolti da chi sta fuori, Ciò che si vede, però, dal di fuori, nell'attuale periodo "postrivoluzionario", la dice lunga, credo, anche sulla cosiddetta rivoluzione. Ciò che è seguito agli avvenimenti del dicembre l 989, attraverso un'abile riformulazione delle insegne ideologiche e una del tutto parziale ristrutturazione dell'amministrazione, non corrisponde affatto a una rivoluzione, ma a una riforma ben temperata. Un "cimitero degli eroi della rivoluzione" è emozionante, anche se non c'è stata rivoluzione ... Ma che cosa si può dire delle migliaia di "certificati di rivoluzionario", distribuiti finanche a funzionari delle ambasciate ceausciste in servizio nel dicembre 1989? Un emblema grottesco del ridicolo di cui si riempiono istantaneamente le parole vuote, nella penosa tragicommedia di una vita politica vuota di contenuto. Il Parlamento della Romania attuale, pieno di ex profittatori del periodo ceauscista, rivitalizzati ora dalle possibilità di affermazione attraverso la demagogia "democratica", dispensa tali "certificati" anche a gente semplice che, probabilmente, ha partecipato, in un modo o nell'altro, ai controversi avvenimenti del 1989. Un tale glorioso certificato promette al povero cittadino il privilegio di concorrere, ad esempio, alla concessione di ... piccoli spazi commerciali. Spazi commerciali "entro i 50 metri quadrati", in quelli che un tempo erano piccoli negozi da ciabattino, locali dove si vendevano i barattoli vuoti, piccole panetterie, ecc ... Per occupare tre di questi spazi "rivoluzionari", si sono affrontati, or non è molto, a Bucarest. .. mille aventi diritto. Neppure l'immaginazione di un Marquez avrebbe potuto ideare una caricatura più triste di quelli che, un tempo, Lenin, Trockij, Mao, Guevara e perfino Ceausescu credevano fossero gli scopi ultimi e i simboli della Rivoluzione. Questa volta, però, si tratta indubbiamente di "eroi" della liberazione dall'utopia rivoluzionaria e dai miti totalitari. Si sente ancora uno scrittore in esilio? Alcuni scrittori dell'esilio ora vanno e vengono dalla Romania. Altri, ad esempio, Paul Goma, hanno rifiutato, in modo esplicito e categorico, di tornare in Romania. Lei potrebbe tornare? Crede che tornerà? Non mi tenta affatto passeggiare oggi, a Bucarest, sul Corso Antonescu, il dittatore militare della Romania, alleato di Hitler, che nel 941 mi mandò, bambino, nei lager per ebrei inTransnistria. Non mi tenta neppure ammirare le vetrine che espongono Vodka Nicolae Ceausescu, né assistere ai tentativi di riabilitazione del dittatore che ha avvelenato gli anni della mia maturità, o vedere il cinismo vittorioso dei suoi ex servi culturali, che dominano di nuovo le tribune pubbliche della demagogia romena. Non mi farebbe gran piacere, suppongo, visitare il nuovo Parlamento

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