20 INCONTRI/ MANEA Foto di Giovanni Giòvannetti dell'essere uomo tra gli uomin:i.Lo specchio che l'ebreo tende al mondo non è affatto compiacente, ma la storia del perseguitato che lascia, nelle sue soste, l'impronta della creatività, una traccia spirituale nella cultura dei popoli che ha incrociato, rimane uno degli atti umani più inquietanti. In questo senso, il destino ebraico afferma, nonostante i suoi traumi senza eguale, una forza costruttiva esemplare, generosa, stimolante. Non mi è facile, dopo tutto quel che è successo e succede a me e al paese in cui ho vissuto una vita, ridefinire i miei rapporti col paese a cui appartenevo. Ricordo il senso di stupore e di rivolta che provai, nel 1971, quando sfogliai un imponente volume pubblicato in Israele, Scrittori ebrei di lingua romena. L'antologia conteneva il mio primo testo tradotto ali' estero: il volume era assai bello e elegante, ma io mi consideravo, semplicemente, uno scrittore romeno, e il problema della mia nazionalità (dell' appartenenza etnica), che non ho esaltato, ma che non ho neppure negato, mai, credevo fosse esclusivamente personale e riguardasse solo me ... Così pensavo allora, così vorrei credere anche oggi. Nel frattempo, però, i troppi, tristi eventi accaduti in Romania e nell'esilio romeno mi hanno fatto ricordare la mia reazione del 1971, costringendomi a riconsiderarla, a riflettere sul fatto che non sono molti quelli che vedono le cose come me, che ero in errore, forse, quando non avevo tenuto conto dei troppi che la pensano diversamente. La verità è che l'arte è la professione più individualizzata, e l'appartenenza implicita o esplicita a una comunità entra troppo capricciosamente nell'equazione sempre fluida della creazione per poterne precedere gli effetti. Un libro sta da solo di fronte al giudizio, nessun emblema etnico lo può salvare. Neppure la solitudine dello scrittore può trovare soluzione mediante un semplice incolonnamento comunitario. Se il poeta è stato da sempre considerato una sorta di ebreo, Io scrittore ebreo, precocemente assuefatto alle ironie del destino, può rivendicare, attraverso la letteratura, la duplice premessa di rischio della sua appartenenza. Vorrei che si soffermasse sul periodo della sua formazione, umana e intellettuale. In Iniziazione (Ottobre ore otto) lei racconta la doppia iniziazione di un adolescente alt' ebraismo (da parte della famiglia) e al comunismo (da parte dello stato). Il racconto può essere considerato autobiografico? Mi sono formato, per deformazione, nella Romania del dopoguerra. Malgrado la terribile pressione che esercitava, con tutti i mezzi, il sistema cosiddetto socialista, ho combattuto, quanto e come ho potuto, per allargare le mie possibilità di informazione, di lettura, di strutturazione spirituale. Il male raramente è perfetto. Neppure il male comunista è stato perfetto. La demonizzazione della società totalitaria comunista sarebbe, oggi, una comoda semplificazione, ·perché ignorerebbe la realtà umana, fondamentalmente imperfetta, che rimane essenziale anche per la comprensione di questo maligno esperimento umano e, appunto per questo motivo, rigenerabile, un giorno, in una forma o nell'altra. Il "socialismo reale" era, in essenza, al di là delle sue numerose ambiguità, un sistema della menzogna istituzionalizzata. Quali erano le enclave in cui si poteva resistere, in cui si potevano proteggere, sia pure imperfettamente, la verità e l'individualità? Solo trovando soluzioni proprie, ancorché parziali, di autenticità,
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