Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

18 FOTOGRAFIA (alcune "fotodinamiche" erano ottenute sovrapponendo due negative) e di altri artisti (in particolare del secondo futurismo) che si cimentarono in sovraimpressioni e "photocollages", con risultati tuttavia non sempre pregevoli. C'era poi il fotomontaggio di propaganda politica. Ma qui, non di rado, l'incontro avviene pervie meno creative, come ci testimoniano alcune fotografie ufficiali sovietiche o sovietizzate, come, ad esempio, una tristemente nota fotografia del 1920 che mostra Kart Radek, Nikolaj Bucharin e Griegorij Zinov'ev in compagnia di Lenin ad un congresso dell'Internazionale comunista: negli anni che seguono, i tre, definiti filotrockisti, finiscono in galera (Radek) o fucilati (Bucharin e Griegorij Zinov'ev) e la loro eliminazione fisica o politica ha riflessi anche su quella lontana icona: nelle ristampe successive, appesantite da drastici tagli e ritocchi, Lenin è sempre più solo. Già sul finire degli anni Dieci, la sinistra tedesca - a differenza di quella italiana-usava abitualmente la fotografia nei propri periodici, e dadaisti berlinesi come Grosz, Baader e i fratelli Hertzfelde avevano affinato e reso più cosciente l'uso del foto-collage. Dal 1920 John Hartfield (il nuovo nome di Hellmuth Hertzfelde, polemicamente anglicizzato durante la prima guerra mondiale) ne fece un importante strumento di satira politica. In seguito egli sarà l'animatore del1'"Arbaiter-Illustrierte-Zeitung" ("AIZ"), la rivista che dopo l' avvento del nazismo continuò da Praga una decisa campagna contro il regime fino al 1938. I reportage di "AIZ", tra i più informati del tempo, erano illustrati da fotomontaggi di crudo simbolismo. Manipolazioni di manipolazioni A quanto pare la "mentalità di vendere un falso come vero", almeno in fotografia, non riguarda solo il futuro e le nuove tecnologie ma abbraccia quasi due secoli - rimossi - della sua storia. La fotografia è altro dalla riproduzione del vero. Essa si perde nei frammenti indiziari, ha scritto Luigi Ghirri, "che mostrano e non dimostrano", in quanto è finzione, la più verosimile possibile, nella quale la "realtà" è bloccata in un frammento a-temporale ma spazialmente definito e reso quasi un "feticcio". Nella ricerca sociologica e nell'informazione giornalistica, insomma nella fotografia come supporto ad altri messaggi, anche molto differenti fra loro, si riafferma la Lacopertinade "LaVoce" di Venerdì20. l .95 componente ideologica. In particolare, ad ogni passaggio di mano (da un'epoca a un'altra, da un fotografo a un giornale): è il valore d'uso che via via muta e ne riscrive il senso. Un primo filtro sono le scelte dell'operatore: scelte tecniche e linguistiche (ad esempio, una stampa ad alto contrasto sarà più "drammatica"). Seguono le scelte della committenza, nel nostro caso i giornali: tagli alle immagini, figure scontornate, accostamenti di immagini, ecc ... Le scelte grafiche di impaginazione sono manipolazioni di manipolazioni. È consentito manipolare una manipolazione? Riteniamo di sì, a patto che non si scivoli nel cattivo gusto. Basta accordarsi su cos'è di buon gusto ...

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