GIOCHI DI MANO INFOR/v\AZIONEEFOTOMONTAGGIO Giovanni Giovannetti Venerdì 13 gennaio, mattino. Ultimi febbrili contatti per la formazione del nuovo governo (nel pomeriggio il presidente Scalfaro conferirà l'incarico a Lamberto Dini). In buvette a Montecitorio i deputati seguono le frenetiche trattative tra la Lega (che ha candidato Irene Pivetti) e le altre forze politiche. Il ministro Maroni, visibilmente seccato, chiama i giornalisti e lancia un duro attacco al "Corriere della Sera": "Un giornale che si permette di pubblicare un falso o è ridotto molto male o c'è qualcosa dietro", sbotta il Ministro; "È un fatto molto grave. Se passa la mentalità di vendere un falso come vero la situazione si fa pericolosa". A parlare non è un comune cittadino, ma il ministro dell'interno, nel pieno di una grave crisi politica. Situazione pericolosa? Chi o cosa turba le istituzioni e il primo responsabile dell'ordine pubblico? Un fotomontaggio che lo riguarda. Maroni con Totò Riina? Maroni con Cutolo? No: Maroni con Umberto Bossi e insieme sostengono una sciarpa: della Lega Nord. Una elaborazione elettronica assai "credibile". Cecenia, stesse ore. Dopo giorni di dura battaglia le truppe russe conquistano il palazzo presidenziale di Grozny. A Mosca il quotidiano filo-presidenziale "Rossiskic Viesti" pubblica la foto di una enorme bandiera russa sopra la ex dimora di Dudaev, ancora fumante per le bombe. Nessuno a Grozny ricordava quella scena. Era stata ricreata in un laboratorio fotografico delle forze armate. Milano, una settimana dopo. Il quotidiano "La Voce" pubblica in copertina un fotomontaggio dal titolo "Achtung television!": con un richiamo ai fotocollages annitrenta di John Hartfield (su "AIZ" contro Hitler e Goebbels) si accosta una parata nazista ai volti di Silvio Berlusconi, Carlo Rossella (Tgl), Enrico Men tana (Tg5), Clemente Mimun (Tg2), Emilio Fede (Tg4) e Paolo Liguori (Studio Aperto). Scoppia il finimondo, con repliche e contro repliche al veleno. Le nuove tecnologie digitali nei processi di fabbricazione delle immagini annunciano una grande rivoluzione nel modo di concepire e produrre immagini ottiche e nei territori a venire del rapporto tra fotografia, tecnologia e consumo. Fra l'altro, è ormai semplicissimo imbastire fotomontaggi verosimjli. Ma è consentito manipolare immagini destinate al consumo editoriale? A quali nuovi, oscuri scenari aprirebbe la sistematica manipolazione della realtà? Una risposta la diamo subito, ovvia: la realtà è la realtà, cioè qualcosa di profondamente diverso da una fotografia. Il "punctum" ideologico Fotografia come verosimiglianza, dunque. Sembrerà paradossale, ma la storia del fotogiornalismo (la storia della fotografia) potrebbe essere scritta raccontando solo i falsi: il miliziano spagnolo di Capa? un falso, la presa del Reichstag da parte delle truppe sovietiche nella foto di Jewgeni Chaldej? un falso, come la bandiera statunitense sull'isola di Iwo Jima (foto di Joe Rosenthal). E alcune tra le più note fotografie di WalterEugene Smith erano frutto di sapienti regie di camera oscura. Insomma, certe foto 'false" col tempo diventano "vere", grazie alla loro potente (e positiva quanto controllata) carica simbo I ico-evocati va. Poi ci sono lefoto "vere" che dicono ilfalso: occultamenti "ideologici" (letture parziali di guerre o quant'altro secondo convenienze di regime) di cui è piena la storia della fotografia. Anche qui si comincia molto presto, quando (1855) l'inglese Roger Fenton fu incaricato di riprendere il lato "buono" della guerra di Crimea degli anglo-francesi (e piemontesi) contro le truppe dello Zar. Fenton fu inviato al fronte per riprendere la guerra nei suoi aspetti posi tivi e tranqui 11 izzanti. Da Sebastopoli l'inviato del Times riferiva di assedianti morti per il freddo, infezioni e penuria di cibo; sicché-avverte Wladimiro Settimelli -niente di meglio della fotografia (malauguratamente ritenuta "testimone fedele" dall'opinione pubblica meno avveduta) avrebbe potuto manipolare la realtà per conto della "ragion di Stato". Il viaggio in Crimea di Fenton era finanziato da un editore di Manchester sotto il patrocinio del segretario di Stato per la guerra. Al suo ritorno quelle foto furono esposte a Londra e a Parigi col patrocinio della regina Vittoria e di Napoleone III. Nel nostro secolo, il consumo pubblico di fotografie da parte dei giornali si sovrapporrà a quel lo privato. Ma la fotografia dei giornali era lo specchio fedele della vita nazionale? A questo punto sono eloquenti i resoconti che i giornali italiani diedero degli eventi bellici nazionali, dalla prima guerra d'Africa fino alla Grande guerra, ai quali la "Domenica del Corriere" e "Illustrazione italiana" dedicarono un interesse quasi esclusivo. Ma quale guerra mostravano gli "illustrati"? Una guerra ben organizzata dove c'erano solo morti eroiche, o di parte nemica. L'attendibilità dell'informazione non era migliore negli altri paesi. Un canovaccio (la censura o l'autocensura) che si ripeterà di guerra in guerra, di regime in regime fino a noi. Un'arte popolare e rivoluzionaria E veniamo alla "madre" di tutte le manipolazioni, vale a dire il fotomontaggio. Ne tracceremo qui una breve biografia. "In uno degli atteggiamenti era totalmente ignuda, seduta semisdraiata in una poltrona, con una mano alla natura (... ), avente in prospettiva di essa i ritratti di Sua Santità, del Signor Generale, dell'eminentissimo Antonelli, e dell'ufficiale de' zuavi De-Castro. La seconda posizione rappresentava la regina ignuda al bagno in una bagnarola rotonda, sulla quale galleggiavano membri umani in tutte le proporzioni quali essa andava accarezzando. La terza si vedeva ignuda, lunga sopra a un sofà avente sopra in atto di coito uno zuavo in modo da non vedersi il volto, e si divulgò esser quello De-Castro ufficiale de' zuavi ... ". L'anno è il 1862, la città Roma. Sotto accusa sono dei fotomontaggi pornografici e si cita dalla deposizione resa ai giudici da Costanza Vaccari Diotallevi che passerà poi a commentare altre analoghe immagini. I fotomontaggi inquisiti erano un greve scherno del la giovane ex regina di Napoli Maria Sofia di Baviera, ormai esule a Roma, una esponente di primo piano tra gli oppositori dell'unità nazionale e perciò, secondo l'accusa, fatta bersaglio di alcuni "ignobili individui" al soldo dei piemontesi. La Diotallevi, pornografa e pentita "ante litteram", chiamò a correo non meno di cento persone (anche un monsignore!), in gran parte membri del clandestino Comitato nazionale romano, tutti, a suo dire,
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