Linea d'ombra - anno XIII - n. 101 - febbraio 1995

deigagliardettie nonhafattoinveceche imputridireperduedecenni.E le forzenuove?Tuttoilproblemaè qui. La nostracrisiè crisirivoluzionaria, ma è crisi ancora aperta, carica di due fondamentalipossibilità:un prolungamentodell'interregno(ottenutoin una qualsiasimaniera:caos continuato,occupazioneinglese obbligata ad interveniresempre più intensamente,magarianche reazioneapparentesottouna formao sotto l'altra),unasoluzioneportatadalleforzenuovechefinalmenteriescanoa prendereiJsopravventoeaguidareilpaese. Se leforzenuovesonoguardatesoltantocomeunaélitepiùo meno paretiana,essesembrerannocarichedi tuttiidifettiche lorohaimpressoil fatto di esser nate e di essersi sviluppatenei vent'anni del fascismo: insufficienzanumerica,mancanzadiesperienzapoliticadiretta,isolamento culturalee moraledell'Europa, clandestinismopersistentenon come metodomacomementalità,incapacitàa trovareunpuntodi forzachenon sia né intransigenzamoralistica,né l'adattamento machiavellicoed opportunista.E tuttoquestoè vero, il mese scorsoce lo ha dimostrato abbastanza.ÈquelfenomenochegiàqualcheannofaRosse Ili avevavisto estudiatoparlandodelpuritanesimo(nelbenecomenelmale)dellanuova éliteitalianaedilpericolodidittaturachequestaportavainsestessa.Edè lo stessofenomenocheognunodi noi sentee provaoggi nel più profondo dell'animo proprio:la rabbiadel sentirsidebole, la coscienzache ogni propriadebolezzaprolungaerischiadirenderesenzaterminel'interregno, dispostarediqualchepassolaripresacostruttiva,lasciandol'Italiainmano alleforzeche nonpossonochecontinuarelamarciaversol'assurdo.Ma fortunatamentele forze nuove, in Italianon sono una élitepiù o meno paretiana,sonounpopoloin fermentosullaviadellaliberazionee l'élite stessacredetroppoprofondamentealle ideee ai fattiper rientrarinaridi schemidisociologhi. Loscetticismoamarochestasottoogniteoriadellaéliteallostatopuro, vacancellandosisemprepiùinchisisentepresodaunacrisiincuievidenti sono le varie possibilitàdi sviluppo,ma che appuntoper questo lascia apertounvastoangoloinpredaalJavolontà. La rispondenzatraquest'élite ancora troppo staccataed il paese si è acceleratavertiginosamente1'8 settembre.Quandoal lungoventennaleo di fronteal fascismoè venuta sottendendosilagrandeiraperiltradimentoe l'abbandono,antifascismoe paese si sonogiàsentitiuna solae medesimacosa.Se saremocapacidi restarefedeliallenostreidee,sesaremocapacididiventaresemprefedeliai verifattie cioè ai sentimentiprofondidelpaese,lacrisiitalianadiventerà rivoluzioneecioèchiuderàveramenteilcicloapertosicol 1919. Non è facileintendersioggi e se ci siamofermatiun istantesu due parole (rivoluzione,élite) è perché bisogna usare prudentementedel vocabolariopoliticocorrente,spessoinfido,più spessovuoto. La nostra crisi dovrà creare il proprio linguaggio,il più semplicepossibile,ma intantodobbiamofareattenzioneagli icebergnatantiintornoa noidi un mondo in frantumi. Le meschine, ma rumorose e apparentemente dominantioggi forzedel caos stannosempreattornoa noi.Repubblica, proletariato,borghesia,senatoe tradimento,essepronuncianotuttequeste parole come fossero pietre da tirare addosso al prossimo. Anche il fascismo-buonultimo-èarrivatoalclimadirestaurazione,alleauredi vent'annifa. È tornatoal' 19. "Le chien révientà son voumissement..." Tuttoètornatosu,persinoquesto,persinol'ideadiMussolinidiprendersela col senatodel Regno,come con un organopericoloso.Liberarcidalla restaurazioneè veramenteoggiLiberarcidatuttounmondo,compostodal Re come da Mussolini, da Badoglio come dal meschino caos programmaticodelfascismochericercaoraoscenamenteunaverginità. Edè tuttounmondosolidale,con lesueregolee lesueforme,mondoche per magico incantamento(e cioè per incapacitàdegli italianiancoraa scacciarlo)è riapparso ai nostriocchi.E facciamoattenzione;in questo mondoc'èunpostobell'efattoperunatteggiamentofalsamentelegalitario dei socialistiche chiedevanoal Re di Liberarlidal fascismoper poter continuare a far propaganda per la rivoluzione.È l'atteggiamento aventinianodi cui nonpochisintomisi sonoavvertitia Roma nelmese MEMORIA/ VENTURI 13 Badoglioecheoggitentarinascereconunfalsoedimpossibilelealismodi fronteadungovernocadutoper intimoesaurimentocomequellouscito dalcolpodiStatodel25luglio. Le meschineforzedelcaos- ilfascismo chetentarisorgere-ci servanodaindicedelledebolezzeancoraesistenti nellenostreforze.Ilcaostrionfadovelarivoluzioneabortisce-comenel '19,cosìancheoggiinquelpasseggeroefantomaticoritomoal'19,al'20, al '21,al '24.Maquestoritomoapparentenonèeffettivamenteinveceche ilpuntodipartenzadellacrisiitalianachecosìricercaleproprieradici,che si rifaalleoriginiperapprofondirsi,chevolgeun istantelafacciaindietro perchésentechedovrà risolvereanchequeiproblemiche da vent'anni sonrimastiinsospesointorbidendotuttoilnostrosangue. Rjuscirannole forze nuove nel lorocompito,saprannochiudereil periodo tra le due guerre ed aprire un nuovo ciclo, ponendone le indispensabilibasi sociali,politiche,europee?Tutto il problemadella crisiitalianaèracchiusoinquestadomanda.Ècrisirivoluzionariamasarà rivoluzioneselovorremo. NicolaParuta,L.acrisiitaliana(251uglio-8settembrel943).Quademi de!I'Italialibera(finesettembre 1943). Franco Venturi LACONOSCENZADELL'ALTRO incontroconLeonardoCasalino Ho incontrato il Professor Franco Venturi nel dicembre del I 993 nella sua casa torinese di piazza Peyron. Stavo ultimando la mia tesi di laurea, che pensavo allora di intitolare La tradizione gobettiana e l'Illuminismo, e avevo deciso di pubblicare tre interviste come appendice al mio lavoro: una a Venturi e le altre due ai professori Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Il professor Venturi mi sconsigliò di parlare di una tradizione gobettiana: "si tratta di una problematica. È il rifarsi ad alcuni elementi di un pensiero e di un'opera che vanno continuamente storicizzati e ripensati". Erano molte le domande che gli volevo rivolgere ma egli non volle farsi intervistare. Mi chiese all'inizio della nostra discussione quali erano i problemi generali che avevo affrontato durante il mio lavoro e preferì raccontare liberamente senza farsi interrompere. Le questioni che gli posi possono essere così riassunte: quali erano stati i suoi rapporti con il mondo gobettiano; cosa pensava dell'insistenza di Gobetti sulle conseguenze della mancata Riforma in Italia; se aveva condiviso il giudizio severo di Omodeo sul Risorgimento senza eroi; quale ruolo aveva avuto nella lotta di Resistenza e quali erano state in seguito le sue esperienze politiche; quali rapporti aveva avuto con un altro protagonista della rivalutazione dell'Illuminismo: Luigi Salvatorelli. Il testo che segue è la testimonianza raccolta in questo incontro, che è divenuto parte integrante della mia tesi di laurea, intitolata infine PieroGobetti, Luigi Salvatorelli, Franco Venturi: un percorso possibile nella storiografia dell'flluminismo, e discussa nello scorso ottobre con i professori Giuseppe Ricuperati e Nicola Tranfaglia presso lafacoltà di Lettere dell'Università di Torino. Io non ho potuto conoscere Gobetti, ma il suo nome è sempre stato presente a casa mia. Eravamo a Parigi perché mio padre si era

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