fiche,così compenetratecon la storiadel socialismofrancese,di Jaurès, di Mathiez, di Lefebvre.Tutti questi studi avevano anche il meritodi diffonderetemi e problemiin un'Italia intellettualecomprensibilmente avidissima,inqueglianni;di recuperareil tempoperduto. D'altra parte, se si insegue la sterminatabibliografiaventuriana,e nel contempo si consultail catalogoEinaudi,si vedràquantoilsecondodebbaallaprima, perquelche riguardaleoperestorichee anchei settoridiricercaproposti, e quanto inoltre il razionalismoilluministicodi Venturi sia riuscitoa contenere e mitigare, sul terreno storiografico, le tentazioni panideologizzantichequalchevoltanel dopoguerraemergevano,senza mai riusciread affermarsiveramente,nellacasaeditricetorinese. Venturi, uomo dellaResistenzaantifascistae del Partitod'Azione, non avevadel restomolteragionidi essereentusiastadell'Italiadei tardi anniQuaranta.Il suolaicismodemocraticoe liberalsocialistanonpoteva apprezzarené ilclericalismodominantenellamaggioranza,né lacultura stalinofilaprevalentenell'opposizionedisinistra.Approfittòdunquedella propostadell'amicoManlioBrosio,ambasciatoreitalianoa Mosca,e si recònell'URSScomeaddettoculturale.Iconvincimentiantistalinistinon poterono che trovareuna drastica conferma,ma la scopertadel gran patrimoniodellaculturarussaedanchesovieticasegnòper semprelavita intellettualediFrancoVenturielastessafuturarecezionedelmondorusso inItalia.Ledegenerazioniprogressivedelpresuntoed in realtà inesistente socialismosovietico,cosìcome l'insofferenza,già maturatanellaParigi degli anni Trenta, per la dogmatica marxista-leninista(un'ennesima resurrezionedell'oscurantismoperl'illuministaVenturi),lospinseroallo studiodelpolimorfosocialismoautoctonorusso,valeadiredelpopulismo ottocentesco,unacreaturapolitico-socialelibertariae giacobina,liberale e comunitaria,contadinae intellettuale:questo studiocomportòanche l'analisidellaspecificitàdel percorsosocialerusso.Ne sortì,al ritornoin Italia,nel 1952,lapubblicazione dellpopulismorusso, unlibrodivenuto subitoinsostituibile tuttorainsuperato.Laslavisticastoriograficaitaliana aveva improvvisamentetrovatounmaestrodi grandetalento,unerudito non recluso nell'erudizioneed anzi in grado di saldare costantemente l'erudizioneallacapacitàdi capiree di spiegare.E non furonomolti in Italia,e inEuropa,gli storiciingradodi spaziare,con tantacompetenza, con esiticosì imponenti,in così brevetempo,suproblematichee suaree geografichee linguistichetanto diverse. La carriera universitaria,non particolarmentedesiderata in un primo tempo, era ormai lo sbocco naturaleper un simile curriculum. Cagliari,Genova,ed infineil ritorno pressodi sé a Torino,lacittàche, per stileappartatoed operosità,piùgli somigliava: il classicocircuitosabaudofu rapidamentepercorso.Non restavanoormaichel'insegnamentoe glistudi.Edeccoi decabristirussi, protagonistidellastagioneaureae gloriosadel grandeliberalismocostituzionaleeuropeo.Ed ecco la collaborazionead una rivista al tempo pionieristicacome ''Movimentooperaio",ma soprattuttol'impegnoper la ''RivistaStoricaItaliana".Ed ecco infinegli studi suAlbertoRadicati di Passerano,nuovamentesu Deschamps, l'esemplaree fondamentale edizioneeinaudianadi Dei delittie dellepene di Beccaria,e poi ancora gli illuministie riformatorilombardi,piemontesi,toscani e napoletani, splendidamentecuratiper i ClassiciRicciardi,sinoallenotepreziosesul dispotismo orientale, sulla scuola scozzese, e alle grandi indagini sull' Europedes Lumières e sulle interpretazionidell'Italia delineatesi fuoridell'Italia.Emoltealtrecoseancora:tracuil'amplissimaintroduzioneallanuovaedizione(1972)del Populismorusso. Con Utopiaerifòrma dell'illuminismo, raccolta di lezioni tenute a Cambridge nel 1969 e pubblicate nel 1970 da Einaudi in uno straordinario volumetto di centossessantaseidensissimepagine,Venturiripresee approfondìi temi affrontatineglistudigiovanilisuDiderote Deschamps,ma anchequelli presenti nell'edizionedi Beccaria, riproponendola gran questionedel nesso inscindibiletra utopiae riforme,tra volontàdi cambiareilmondo dacimaa fondoconfervidaimmaginazionesocialee possibilitàconcreta e praticadi attutirnel'illiberalismoe le ingiustizie.Questolibretto,in cui MEMORIA/ VENTURI 11 si possono forse udire i rumori di fondo della vorticosa stagione sessantottesca, che pure Venturi, con sarcastica e antidemagogica franchezza, detestò,si presentaquasi- il che Venturi stessoavrebbe energicamentenegato- come il disvelamentodelle ragionistorichee politicheche lo tenevano legato ai Lumi e all'indagine incessantesui medesimi.Volete le riforme? Non abbandonatela tensione veicolata dall'utopia. Per avere il possibile, per essere realisti, si deve infatti immaginare- "domandare", recitavaun imperiosograffitodi quella stagione- l'impossibile.Intanto,nel 1969,aveva avuto inizio,con il primovolume, lagrandiosaimpresadelSettecentoriformatore. Nel 1990 i volumieranodiventatisette.Il Settecentosiesponevaora in tuttala sua fantasticaed affascinantecomplessità.Le riformedel secolodeiLumi si inserivanoinuncontesto,esploratocomemaiinprecedenza,chesiapriva allacrisie poialcrollodell'AnticoRegime.Seprimal'utopiaalimentava le riforme,ora le riformealimentavanola reazionea catenache sarebbe sfociata,suscitandoaspettativeeappetiti,nellarivoluzione.Nonsipuòqui comunquerenderecontodi quest'ultima,e colossale,fatica.Si può solo aggiungere, davanti ad una carriera inimitabile, sempre sospesa tra presentee passato,com'è prerogativadi tuttiglistoricidi granrazza,che nessunaoperadelmaestrocui a lungocontinueremoa chiedereudienza è veramente invecchiata. È un prodigio, questo, che chiunque può riscontrare.L'elegantee asciuttagiovinezzadi tutti gli scrittidi Venturi risultaparticolarmenteluminosanellaindecorosatrivialitàanticulturale dell'Italia dei primi anni Novanta. È evidente, ed è anche un remoto barlumedi speranza,che l'utopia e le riformenon hannoesauritoil loro reciprocoscontrarsiecercarsi.GrazieaVenturi,combattentee storicodei Lumi, siamo in grado di avvistareil barlume.Nessun congedo,nessun addio, dunque.Piuttostoun ringraziamento.In nome delle generazioni future. Franco Venturi 1943: CRISIO RIVOLUZIONE? Se ilfilo dellariflessionesui nessitrautopiae riforme,tramoralitàe politica,costituisceuna significativachiavedi letturadellaricchissima produzionestoriograficadiFrancoVenturi,nellastessalucesipossono rileggeremoltiscrittimenonoti ai qualiegliaffidò,neglianni Trentae Quaranta,un'analisimilitanteche lomostraappassionatoe partecipe "storicodelpresente",mentreeraattivamenteimpegnatonelmovimentoantifascista. Figuradi rilievodelgruppodi "GiustiziaeLibertà",primanell'esiliopariginopoinellalottaannata inItalia,VenturidurantelaResistenza era responsabiledellastampadel Partitod'Azionee curò i "Quaderni dell'Italialibera",unaseriedi opuscolichegiànellapoverissimaveste tipograficaevocano la condizionedella clandestinitàin cui erano destinatia circolare.Autoredi duedei "Quaderni"(firmaticonalcuni dei nomi diversiche assunse, insiemeal piùfamoso Nada, nellalotta clandestina)fu lo stesso Venturi:entrambidel 1943, sono dedicatia Socialismodi oggi e domani (afirma Leo Aldi), e La crisi italiana (25 luglio-8settembre1943),afirrnaNicolaParuta.Questosaggio,scrittoa fine settembre,a ridossodegli eventi,e da alloramaipiù ripubblicato, affrontacon grande vigoreintellettuale i drammaticiquarantacùique giomidell'Italiabadoglianae ilcrollodellostatodopol '8settembrecon ildisastrocheneseguì.Nelquadrodiunacondannainappellabiledelle vecchieclassidirigentiriemerseall'ombradellamorwrchia("llvecchio
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==