8 IRLANDADELNORD compiuto un altro importantissimo passo in avanti verso la strada della pace, con la dichiarazione di cessate il fuoco giunta anche da parte dei gruppi paramilitari protestanti nord-irlandesi. Deposte le armi costoro hanno dato vita a due formazioni politiche che rivendicano un posto al tavolo dei negoziati, allo stesso modo degli altri partiti: il Progressive Unionist Party, capeggiato da David Ervine, ex membro del gruppo paramilitare protestante Ulster Volunteer Force; e l'Ulster Democratic Party, guidato da Gary McMichael, figlio di John McMichael, il leader dell'Ulster Defence Association ucciso dall'IRA negli anni Ottanta. La nascita in così breve tempo di queste due nuove forze politiche, "riciclate" dal lealismo più intransigente, quello che negli ultimi 25 anni ha siglato centinaia di assassinii, si spiega con la profonda crisi attraversata oggi dai partiti unionisti "tradizionali". Il reverendo Jan Paisley, esponente del Democratic Unionist Party, ritiene un vero e proprio tradimento l'atteggiamento del Governo britannico nei confronti del Sinn Féin e rifiuta qualsiasi proposta di dialogo. L' Offcial Unionist Party, il principale partito unionista delle Sei Contee, ha più volte richiesto assicurazioni a John Major affinché nessun cambiamento nell'attuale assetto politico/costituzionale nordirlandese avvenga senza il consenso della maggioranza della popolazione delle Sei Contee. I futuri sviluppi politici in Irlanda del Nord, quindi, si prospettano oggi molto incerti. In questa fase sempre più determinante si rivela il ruolo che il Governo inglese intenderà svolgere. Dalla dichiarazione,. del cessate il fuoco dell'IRA Londra ha intrapreso alcuni passi concreti per facilitare tale processo. È stata abolita la censura contro il Sinn Féin ed annunciata la decisione di riaprire tutte le strade sul confine. Il divieto di entrata in Gran Bretagna contro i due esponenti del Sinn Féin Gerry Adams e Martin McGuinnes è stato sospeso, mentre, con un gesto esemplare, i soldati di stanza a Derry sono stati fatti rientrare nelle caserme. Il passo politico più importante è stato, tuttavia, l'inizio di "colloqui esplorativi" con il Sinn Féin e con i due nuovi partiti vicini ai gruppi paramilitari protestanti. Sebbene si tratti di concessioni senza precedenti, per lo meno nei rapporti tra nazionalisti irlandesi e Governo inglese, esse giungono in un momento in cui fortissima è la pressione internazionale su Londra affinché dia inizio al processo di pace. Va inoltre ribadito che l'atteggiamento di eccessiva cautela dimostrato in questi mesi da John Major ha deluso le aspettative di gran parte dell'opinione pubblica britannica e di osservatori internazionali. Per quanto continuamente rassicurato da Albert Reynolds, John Hume (leader dello SDPL) e dallo stesso Governo americano, solamente dopo sei settimane il Primo Ministro inglese ha riconosciuto come permanente il cessate il fuoco dell'IRA. Inoltre i primi incontri ufficiali del "Forum per la Pace e la Riconciliazione", promossi da Reynolds a Dublino e aperti a tutti i partiti del nord e del sud dell'Irlanda, sono stati disertati non solo dagli unionisti, ma anche dai rappresentanti del Governo britannico. Un gesto interpretato come segno di chiusura nei confronti del "fronte cattolico-nazionalistairlandese", con il quale il dialogo prima o poi dovrà iniziare. La decisione che tuttavia ha suscitato maggiori critiche è stato il rifiuto inglese di estendere anche al Sinn Féin l'invito a presenziare al forum internazionale sul futuro economico dell'Irlanda del Nord. Tenutosi a Bel fast a metà del dicembre 1994, ha visto la presenza di oltre duecento delegati provenienti da una quindicina di Paesi. Se decine di milioni di sterline stanno per essere versati nelle casse di Londra per favorire la ripresa di un'economia in grave crisi come quella nordirlandese, nessun passo è stato tuttavia intrapreso da parte britannica per garantire la fine della discriminazione contro i lavoratori cattolici. Mancando una decisa politica che assicuri la parità nel lavoro, i nuovi investimenti stranieri rischiano di consolidare una situazione di apartheid economico che, come si è visto, è stato uno dei capisaldi su cui da sempre si è fondato lo Stato nord-irlandese. Ancora del tutto aperta, inoltre, rimane la questione del rilascio dei settecento detenuti politici in carcere in Inghilterra e nelle sei Contee, dal momento che in questi mesi John Major ha più volte ribadito che "nel Regno Unito non esistono prigionieri politici, ma solo persone che hanno infranto la legge". A questo proposito Londra non ha assunto nessun impegno nei confronti di una possibile revisione della legislazione d'emergenza, tutt'oggi in vigore in Irlanda del Nord e in Gran Bretagna, mentre la polizia mantiene ancora in pieno i suoi poteri eccezionali. Come denunciato dall'organismo "Peace Action Monitor Group", dopo il cessate il fuoco dell'IRA è continuato l'abuso ingiustificato della forza nei confronti dei civili da parte delle forze di sicurezza, così come non sono cessati gli arresti arbitrari, le minacce di morte ed i maltrattamenti ai posti di blocco, nonché devastanti perquisizioni di abitazioni: il giorno in cui a Belfast John Major annunciava ufficialmente la storica apertura al Sinn Féin, a Cookstown proiettili di plastica venivano sparati dalla polizia a distanza ravvicinata, causando diversi feriti. Una grave incognita che incombe sul futuro nord-irlandese, infine, è il nuovo assetto politico venutosi a delineare nella Repubblica d'Irlanda, dopo la crisi di governo di cui ba pagato le spese il Fianna Fail, il partito di Albert Reynolds, costretto alle dimissioni. La nuova "coalizione arcobaleno", un'atreanza eterogenea formata dalla destra irlandese del Fine Gael, dal partito laburista di Dick Spring e dal Democratic Left, al governo nell'Eire dal dicembre scorso, ha così sottratto al processo di pace uno dei suoi artefici. John Bruton (Fine Gael), oggi successore di Reynolds alla carica di primo ministro e noto per le sue idee conservatrici, si è sempre dichiarato a favore, come più volte richiesto dallo stesso Governo di Londra e dagli unionisti, dell'eliminazione dei due articoli della costituzione irlandese che sanciscono l'unità del territorio nazionale irlandese. Con Bruton, quindi, il ruolo svolto finora dal Governo di Dublino nei confronti della crisi nord-irlandese potrebbe drasticamente mutare. Ora che le armi dell 'IRA e dei gruppi paramilitari protestanti tacciono, in Irlanda del Nord rimangono tuttavia ancora al loro posto i soldati inglesi, le caserme, i centri di interrogatorio, le torrette di avvistamento, i check-point. Eppure questa dimenticata parte d'Europa non ha bisogno di una "pace armata", ma di una "pace con giustizia". Una volta avviato il negoziato politico, sarà necessario progettare cambiamenti costituzionali, previo accordo tra tutte le parti in causa e secondo la volontà liberamente espressa della popolazione irlandese nel suo insieme, senza interferenze esterne. Solo in tal modo sarà possibile creare una società pluralistica e democratica, nella quale non esistano più cittadini "di serie B", soldati per le strade, leggi d'emergenza, apartheid, violazioni dei diritti umani, collusioni tra squadre della morte e forze di sicurezza. È questa la sfida che la comunità internazionale oggi lancia all'Irlanda del 2000.
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