SINISTRCAIT: IADDINEILMOND INTERVIAST: E " JULIO CORTAZAR ' LARGSUSTAFSSON NORMAMNANEA · ITALIA C:ONFIDNEILL'OPINION FRANCVOENTU.MRIAESTRO 1_,. k' " . Febbra1io995 Numero101 Lire9000 mensiledi storie, immagini, discussionie spettacolo
·"RICONOSCENDO L ORMDEICHCIlHAPRECEDUTO SIVAVAN
FINCHSIÉSCORIGNENANAZNIOUI NA Abbonarsi è unasceltacheassicurl'aindipendenzaLinead'ombrae ai lettori stessi. Ed è ancheunasceltaconveniente: UNLIBRASOCELTA CarmelBoene ABOCCAPERTA LuisBuiiuel I FIGLDIELLVAIOLENZA HeinricBhòll LEZIONFIRANCOFORTESI GuntheArnders I MORTDI.ISCORSUOLLTEREGUERRE MONDIAU ArnoSchmidt ILLEVIATAsNeOguitoda TINAODELLIAMMORTALITA' IVANTAGGI I. Risparmdiio L. 20.000sull'attuaplerezzodicopertina. 2.Bloccdoelprezzodicopertina. 3. Scontdoel20%suinumerai rretrati. 4.Scontdoel20%suivolumdiellacollana "ApertureE"d, izionLiinead'ombra. 5. Tremesdi iabbonamengtoratuitos:e infatti ci segnalate il nomediunamicogli manderemuonacopiaomaggiodella rivistaS.esiabbonaprolungheremdio3 mesiilvostroabbonamento. ,.,~ 0 BIBLIOTECA ~ z GINOBIANCO§ * uro D'OMBRA I O SÌs, ottoscrivo unabbonamenatonnuale/11numeria) Linead'ombraperunimportototaledi L. 85.000. Scelgo (salvo esaurito) inomaggio il volume: O ABOCCAPERTA O IFIGLDI ELlAVIOLENZA O LEZIONFIRANCOFORTESI O IMORTDI.ISCORSUOLLTERE GUERRMEONDIALI O ILLEVIATANseOguitoda TINAODELlAIMMORTALITA' Segnalo unamicointeressaatoricevere unacopiaomaggiodiLinead'ombra (incasodi rispostaffermativparolungherete di 3mesi il mioabbonamento). NOME_________ _ COGNOM_E_______ _ INDIRIZZ_O________ _ _______ (Ap ___ _ CITT_À_________ _ NOME________________ _ COGNOM_E______________ _ INDIRIZZ_O______________ _ CITT_À_______________ _ Indico lamodalitdàipagamen(tosenzaggiuntadispespeostali). O Assegn(obancariopostalne. __________ _ banca______________ inbustachiusa) O Awenutoversamenstoulc/cpostalne.5414020i7ntestataoLinead'ombra O Viautorizzaodaddebitarmlaicifradi L. 85.000sucartadicredito O CartaSì O Visa O Mastercard O Eurocard I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I N. SCAD. INTESTAT_A_A_____________ _ FIRMA___________ _ LINEAD'OMBRA, VIA GAFFURI4O, 20124MILANO.POTETMEANDARAENCHEUNFAXA'L02-669129JJ o
Lev N. Tolstoj DENARO FALSO Un racconto-pamphlet sulla potenza corruttrice del denaro. Lire 12.000 Aldo Capitini LE TECNICHE DELLA NONVIOLENZA Lire 12.000 "Voices" GLI SCRITTORI E LA POLITICA Nord è Sud,Est eOvest, Guerrae Pace. Ne parlano: Boli, Chomsky, Eco, Gordimer, Grass, Hall, Halliday, Konrad, Rushdie, Sontag, Thompson, Vonnegut. Lire 12.000 GilntherAndersIMORTI.DISCORSOSULLETREGUERRE MONDIALI. Lire 12.000 Albrecht Goes LA VITTIMA Cristiani ed Ebrei al tempo di Hitler. Lire 12.000 APROPOSITODEI COMUNISTI A. Berardinelli, G. Bettin, L. Bobbio, M. Flores, G. Fofi, P. Giacchè, G. Lerner, L. Manconi, M. Sinibaldi,con il Piccolo Manifesto di Elsa Morante. Lire 12.000 Heinrich Boli LEZIONI FRANCOFORTESI Poetica e morale, cultura e società. Lire 12.000 "Voices 2" IL DISAGIO DELLA MODERNITÀ Amis, Beli, Bellow,Briefs,Castoriadis,Dahrendo,f, Galtung,Gellner,Giddens, lgnatieff, Kolakowski, Lasch, Paz, Rothschild, Taylor, Touraine, Wallerstein. Lire 12.000 Arno Schmidt IL LEVIATANO seguito da TINA O DELLA IMMORTALITÀ. A cura di Maria Teresa Mandatari. Lire 12.000 Francesco Ciafaloni KANT E I PASTORI Identità e memoria, campagna e città, ieri e oggi, Italia e America, destra e sinistra. Lire 12.000 UN LINGUAGGIO UNIVERSALE Le intervistedi "Linea d'ombra" con gli scrittori di linguainglese: Ballard, Barnes, /shiguro, Kureishi, McEwan, Rushdie, Swift (Gran Bretagna), Banville (Irlanda), Gallant, lgnatieff, Ondaatje (Canada), Breytenbach, Coetzee, Gordimer, Soyinka (Africa), Desai, Ghosh (India), Frame (Nuova Zelanda). Lire 15.000 VIOLENZA O NONVIOLENZA Engels, Tolstoj, Gandhi, Benjarnin,Weil, Bonhoeffer, Caffi, Capitini, Fanon, Mazzolari, Arendt, Bobbio, Anders. Lire 15.000 Marco Lombardo Radice UNA CONCRETISSIMA UTOPIA Lavoro psichiatrico e politica. Lire 12.000 TRA DUE OCEANI Le interviste di "Linea d'ombra" con gli scrittori statunitensi: Barth, Bellow, Carver, De Lillo, Doctorow, Ford, Gass, Highsmith, Morrison, Ozick, H. Roth, Singer, Vonnegut. Lire 15.000 Riccardo Bauer LA GUERRA NON HA FUTURO Saggi di educazione alla pace: le tattiche e le strategie, le tecniche e gli strumenti per costruire insieme un mondo meno intollerante. A cura di Arturo Colombo e Franco Mereghetti. pp.128, Lire 12.000 Salman Rushdie ILMAGODIOZ Un grande scrittore analizza e discute un classico del cinema musicale e fiabesco. pp. 96, Lire 12.000 Soren Kierkegaard BREVIARIO L'etico, l'estetico, il religioso: alle origini dell'esistenzialismo. A cura di Max Bense. pp. 96, Lire 12.000 PER ELSA MORANTE La narrativa, la poesia e le idee di uno dei maggiori scrittori del '900. Parlano: Agamben, Berardinelli, Bettin, Bompiani, D'Angeli, Ferroni, Garbali, Leonelli, Lollesgaard, Magrini, Onofri, Pontremoli, Ramondino, Rosa, Scarpa, Serpa, Sinibaldi. pp. 272, Lire 15.000 SCRITTORI PER UN SECOLO 151 fotoritratti e 104 fotografie di contesto storico e biografico a cura di Goffredo Fofi e Giovanni Giovannetti. pp. 338, Lire 18.000 Aldo Palazzeschi DUE IMPERI ... MANCATI. Una dura requisitoria contro la guerra, da parte di un poeta reduce dalla prima guerra mondiale. pp. 192, Lire 15.000 Diane Weill-Ménard VITA E TEMPI DI GIOVANNI PIRELLI La biografia di un intellettuale atipico: i suoi dilemmi e le sue scelte politiche e culturali. pp. 192, Lire 15.000 Gaetano Salvemini I PARTITI POLITICI MILANESI NEL SECOLO XIX. I saggi e gli interventi di un grande storico
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Direttore responsabile: Goffredo Fofi LINDE'AOMBRA anno XIII febbraio1995 numero 101 IL CONTESTO 4 Goffredo Fofi 5 Silvia Ca/amati 9 Bruno Bongiovanni 11 Franco Venturi 13 15 16 Giovanni Giovannetti INCONTRI 19 Norman Manea 48 Lars Gustafsson 50 Julio Cortdzar CONFRONTI 27 John Berger Ryszard Kapuscinsky 34 Giorgio Bert 35 Silvana Quadrino 52 Fabio Rodrfguez Amaya 54 Silvia Albertazzi 55 Maria Teresa Chialant 57 Paola Splendore 58 Giovanni Rizzani 66 Ferdinando Taviani STORIE 37 Piero ?astena 41 De/more Schwartz 70 Edward Hundert 74 Angelo Fiore 77 Clarice Lispector POESIA 60 Nellie Wong 63 Alessandro Rosada La sinistra e il linguaggio delle maggioranze Irlanda del Nord: la pace è vicina? Memoria: Franco Venturi Un maestro riservato. Su Franco Venturi 1943: crisi o rivoluzione? Cosmopolitismo e realtà locali Incontro con Franco Venturi a cura di Leonardo Casalino Giochi di mano Sopravvivere al buio a cura di Marco Cugno Il libro magazzino del Signor Arenander a cura di Susanna Gambino L'unicorno e il cavallo a cura di Mario Vargas Uosa Il silenzio e la parola Specialista, Professore ... Non parliamo di politica Guardandosi allo specchio un minotauro diventò cronopio I racconti di Rushdie tra Oriente e Occidente Aspra è la voce. I racconti di Rebecca West La Londra nostalgica di Muriel Spark Rafael Sanchez Ferlosio, o della fedeltà Arabeschi e Savinio Brevi istruzioni alle commissioni toponomastiche Ricordo di un ragazzo metropolitano, ricordi di un tifoso dei "Giants" Stalin e mio padre a cura di Francesco Ciafaloni Un caso di coscienza Lettera a un'amica Una cinese americana ha fatto un sogno a cura di Scilla Finetti Una giornata di Superman La copertina di questo numero è di Stefano Ricci Abbonamento annuale: ITALIA L. 85.000, ESTERO L. I00.000 a mezzo assegno bancario o c/c postale n. 54140207 intestato a Linea d'ombra o tramite carta di credito SI (si veda il tagliando al centro della rivista). I manoscriui non vengono restituiti. Si pubblicano poesie solo su richiesta. Dei testi di cui non siamo in grado di rintracciare gli aventi diritto, ci dichiariamo pronti a ottemperare agli obblighi relativi.
ClffADINI DELMONDO lASINISTREAILLINGUAGGIODELLMEJ\GGIORANZE GoffredoFofi Forse è già finito il periodo d'oro di Berlusconi e del berlusconismo, e non si può che fortemente rallegrarsene. Non è affatto finito però il vento della destra, che si è dato per capitani il fascista Fini, il ciellino Buttiglione. Berlusconi se vuole avere un futuro politico, si accoderà; e così, presumibilmente, Bossi. Al centro, una parte della vecchia Dc, finalmente (ma ancora non è detto) scissa in due, un'anima nera e un'anima bianca molto ingrigita dalle pratiche, dagli anni, dalle sue astuzie, e dall'arte del compromesso, di ogni possibile compromesso dentro il potere. Il laicismo - quella parodia di laicismo che è da decenni, capitani Agnelli e Scalfari, voce del capitale e dei suoi interessi - sta al centro anche lui, pure se, a ben vedere dobbiamo ad Agnelli anche l'anno-Berlusconi. (Ma cosa non dobbiamo ad Agnelli e ai suoi? Cancri, distruzione ecologica, bruttezza del paese e delle città, corruzione degli intellettuali e dei giornali, e anche trame, e anche guerre. Gli dobbiamo il meglio della nostra vita,.gli do biamo!) Gli altri, gli innumerevoli servi, i professori e gli uscieri, i ragionieri e i geometri, i silenziosi e gli urlanti, si accodano o si accoderanno. Hanno infineunasceltadecisivadi fronte: ilbipartitismo stanascendo, sognato da tanti e da sempre, e sempre meno imperfetto: formato da una destra, e da un centro con ricorrenti tentazioni di destra. Coerente con gli interessi profondi, le idee delle maggioranze vocianti e delle acque chete, è questo il destino dell'Occidente ricco, con la differenza per l'Italia di un più di sregolatezza, di intruglio baroccheggiante di particolarismi storico-antropologici? Il sistema della rappresentanza politica (i partiti) ha avuto i suoi scossoni; si sta riassestando su altri piani, di mera rappresentanza, senza più la rete di mediazioni, controlli e battaglie interni con basi e con vertici e con quadri, su regioni e città e paesini. Lascia il posto alla delega bruta, in bianco, e sulla fiducia nei confronti di chi ha scelto la carriera politica così come si può scegliere la carriera di bandito o di divo, una tra le più prestigiose e redditizie per vocazione al potere, senza mandato diretto (e controllabile) di qualcuno "dal basso". E non è questa l'era della televisione e dei suoi figli, dei cresciuti dentro i quiz e le passerelle e i comizi di stile o ferrariano o santorista o, of course, veltronista? Tutti figli della sinistra, oltre che della televisione. La sinistra, appunto. Dov'è, che fa, che dice, chi rappresenta, come si differenzia la sinistra? Nei metodi di governo là dove ha governato? Dubito che un trentenne emiliano della maggioranza ricca sia poi così diverso da un trentenne lombardo-veneto. Stessa couche, diverso distintivo, migliori servizi, ma poi dentro, in profondo, ha davvero valori, modelli, comportamenti altri? Crede davvero a qualcosa d'altro che all'affermazione dei suoi interessi, della sua cultura? Storie di cugini, se non di fratelli. Con costoro (l'anima forte del vecchio apparato Pci, e di quel che ne resta nel Pds e in Rifondazione) non ci saranno sorprese, anche se potranno esserci avventure. La sinistra è morta anche qui, nella sua "idea" e nella sua realtà storico-sociale che l'ha retta per un secolo e mezzo, con il craxismo da un lato (e le sue appendici "miglioriste") e con lacaduta del muro. Con la crisi e l'agonia della classe operaia. Con la scomparsa ancor precedente del mondo contadino. Un'altra sinistra va, altro che rifondata!, va semmai fondata. Di quella che c'è è impossibile fidarsi, -salvo che per i figli dei suoi funzionari, per coloro che vi sono cresciuti e vi si sono pasciuti, per i nuovi comici, per gli adolescenti di cinquant'anni che scrivono editoriali per l'Unità, per i burocrati umbri-toscani-emilianiromagnoli. Residuo inmutamento, e damarxisti più di loro sappiamo che si è - se non ci sono rotture decise, "prese di coscienza", "tradimenti delle proprie classi" -ciò che simangia e, aggiungiamo, ciò di cui la nostra anima si nutre, ciò che si vede e si legge (e, di conseguenza, si scrive!). Due punti fermi li abbiamo, però, nei quali credere con convinzione, con persuasione. Il primo, una realtà mondiale, che è continuamente negata dai nostri media, da tutti; viviamo in un mondo sempre più uno, dove "tutto si tiene" e nessuna scelta è priva di conseguenze sul resto. II secolo che è morto nell' 89 ci ha strappato il paesaggio e l'identità, la I ingua e la storia; ma ci ha dato in regalo ,: una cosa che il socialismo delle origini poneva sopra ogni altra, la possibilità di essere per la prima volta nella storia davvero cittadini del mondo, di comportarsi da internazionalisti proletari. Per strade contorte assai diverse daquelle preventivate dalla "scienza" marxistaleninista, oggi questo è non solo possibile, è- pena la rovina della specie - obbligato. Assumere questa nuova identità è costoso, e i conflitti tra le identitàmorte, travolte dalla modernità, ce lo ricordano quotidianamente. Questo è una possibilità per tutti e un obiettivo per tutti e la cultura, la scuola, la sinistra hanno il dovere e debbono avere il piacere di porre questo in cima alle loro preoccupazioni, agli ideali da proporre a una gioventù disorientata e, anche per causa loro, robotizzata e sclerotica. Da questo conseguono pacifismo (non violenza o aspirazione, tensione di nonviolenza) ed ecologia, e un sacco di altre cose, di altri valori ugualmente indispensabili, ugualmente obbligati e al contempo ugualmente entusiasmanti, valori che sono obiettivi, lotta, metodo di lotta. Il secondo, una realtà nazionale che ne dipende e che va vista in rapporto a quella mondiale. La nostra identità non è più soltanto italiana. Ma per quello che è ancora dell'Italia, occorre accettare, - se si crede davvero nei valori che alcuni "grandi vecchi" (un po' bolsi, nel loro buon senso senza paesaggio e senza novità, ma sia lodato il buon senso, in una terra di mascalzoni e di imbecilli parimenti insensati) continuano a proporci, l'uguaglianza, la libertà (voglio aggiungere, e capisca chi può, la bellezza)- la possibilità di restare a lungo (o perfino sempre) minoranza. La smania a conquistare la maggioranza adeguandosi a essa, parlando il suo stesso linguaggio, è la più nefasta e la più disastrosa delle pratiche della sinistra degli ultimi decenni, ugualmente disastrosa della separatezza del passato. A forza di parlare quel linguaggio, oggi che la maggioranza non è certo fatta, qui, di poveri, proletari, la sinistra è diventata come la maggioranza, è diventata culturalmente maggioranza. E si è suicidata. Occorre, prima di ogni altra cosa, imparare un nuovo linguaggio, sia una lingua internazionale che un dialetto di pochi, e parlare con gli altri-le maggioranze-a partire da una nuova identità, da una chiara identità in costruzione.
IRLANDADELNORD 5 IRLANDADELNORD: ' LAPACEEVICINA? Silvia Ca/amati Foto di Abrahams/Grazia Neri Dopo lo storico annuncio del cessate il fuoco completo ed incondizionato, dichiarato il 31 agosto scorso dall'Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), l'Irlanda del Nord è tornata ad occupare per alcuni giorni le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Solo ai tempi di Bobby Sands, il prigioniero repubblicano irlandese che nel 1981 si lasciò morire di fame assieme ad altri nove detenuti nel carcere di Long Kesh, altrettanta attenzione era stata data dai media a questa minuscola parte d'Europa. Oggi, tuttavia, un silenzio pressoché totale è di nuovo calato sulle vicende nord-irlandesi. Un silenzio molto pericoloso. Se infatti anche per l'Irlanda vale lo stesso meccanismo in base al quale una realtà, un problema, una guerra esistono solo ed unicamente in quanto ne parlano (e nel modo in cui ne parlano) radio e televisione, non deve stupire il fatto che l'opinione pubblica italiana, quella che ha seguito le ultime vicende irlandesi, sia convinta che in Irlanda la pace sia vicina. Questo è infatti il messaggio che gran parte dei media ci hanno voluto comunicare ai primi di settembre. Dopodiché è ripresa l'informazione frammentaria e discontinua. Capire cosa stia realmente avvenendo in Irlanda del Nord è tornato ad essere un compito arduo. Perché? La risposta ci rimanda al ruolo che il Governo inglese ha sempre ostentato, agli occhi dell'opinione pubblica internazionale, nei confronti del! 'Irlanda del Nord. Attraverso un ferreo controllo dell'informazione ed il Broadcasting Ban (una legge di censura introdotta nel 1988 ed abolita solo un mese fa) Londra si è sempre presentata come "onestamente" impegnata al raggiungimento della pace nelle Sei Contee nordirlandesi. Cos'ha tuttavia significato da parte britannica il termine "pace" in questi 25 anni? Esclusivamente "fine della violenza dell'IRA". Ed è stato proprio in nome di quest'equivalenza che il Governo inglese si è servito di mezzi leciti ed illeciti per condurre una guerra non dichiarata contro l' lrish Republican Army. Eppure basta uno sguardo alla storia irlandese per capire che I 'IRA è stato solo il sintomo più grave di tutti i mali che hanno afflitto l'Irlanda fin dalla divisione del Paese nel 1921. Gran parte di essi, infatti, erano già radicati nel tessuto sociale nord-irlandese ancor prima dell'inizio della lotta armata dell 'IRA cominciata nei primi anni Settanta. Lo Stato dell'Irlanda del Nord non è altro che il risultato di una politica, perseguita per secoli, mirante ad esercitare il controllo su un'isola in grado di fornire manodopera a basso costo e surplus economico, per sostenere la politica imperiale della Corona. Ciò si è tradotto in un sistematico tentativo di distruggere la lingua, la musica, la religione, la poesia e la letteratura irlandese, ovvero l'identità stessa di un popolo. I protestanti che oggi vivono nello Stato dell'Irlanda del Nord sono i discendenti dei colonizzatori inviati nel Seicento in Ulster, la zona d'Irlanda dove la resistenza era stata più agguerrita. Tale Stato fu creato a tavolino, sotto la minaccia inglese di una guerra "immediata e terribile", per assicurare al suo interno una maggioranza "unionista", cioè fedele ali' unione con la Gran Bretagna. Per cinquant'anni a tale maggioranza fu assicurato il controllo di ogni struttura della società ed il potere politico. Gli abitanti di religione cattolica che si trovarono a vivere entro i confini di questo nuovo Stato artificiale scoprirono di essere diventati cittadini "di serie B". Gli unionisti avevano infatti carta bianca nell'assegnazione dei posti di lavoro e degli alloggi. Nelle elezioni amministrative, inoltre, per i cattolici non vi era alcun diritto di voto. Due le alternative: prendere il treno per Dublino o emigrare. Una legge di emergenza (Special Powers Act, 1922) conferì poteri eccezionali alla polizia. L'internamento senza processo, infine, venne usato come misura repressiva ogni qualvolta vi era il minimo segnale di opposizione organizzata. Solo alla fine degli anni Sessanta, sulla scia delle lotte dei neri d'America, il Civil Rights Movement si costituì per chiedere l'attuazione dei più fondamentali diritti civili. La reazione degli unionisti e dello Stato nord-irlandese fu violenta. Le immagini di quel tempo mostrano la polizia, appoggiata da bande protestanti, mentre attacca le manifestazioni per le strade organizzate dal Movimento in tutta l'Irlanda del Nord. La spirale di violenza raggiunse il culmine nell'agosto 1969, con una serie di attacchi scatenati da gruppi unionisti contro quartieri cattolici a Belfast, Derry ed in altre cittadine delle Sei Contee. Tra le 30.000 e le 60.000 persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Migliaia fuggirono al sud, dove l'esercito dell'Eire aveva predisposto ospedali da campo per i rifugiati. Venutasi a creare una situazione incontrollabile, il 15 agosto 1969 il Governo inglese decise di inviare le sue truppe sul suolo irlandese per riportare l'ordine, dando assicurazioni che il loro dispiegamento sarebbe stato solo temporaneo. Fu in quel periodo che I 'IRA si ricostituì per svolgere un'azione difensiva a protezione dei quartieri cattolici contro gli attacchi delle bande protestanti. Richiamandosi ad una tradizione secolare di resistenza armata i nuovi volontari, pochi di numero e male armati, si considerarono i continuatori di
6 IRLANDADELNORD quegli irlandesi che il lunedì di Pasqua del 1916 erano insorti a Dublino contro gli inglesi (Easter Rising). Sebbene violentemente repressa, l'insurrezione aveva rappresentato una pietra miliare nella storia dell'indipendenza del Paese. Solo all'inizio degli anni Settanta, a seguito di una scissione verificatasi all'interno dell'Esercito Repubblicano Irlandese, i'IRA decise di cambiare la propria strategia militare, passando da azioni di tipo puramente difensivo ad una vera e propria guerra, condotta contro le forze inglesi anche in Gran Bretagna. Dal 1969 ad oggi la violenza dell'IRA e di altri gruppi paramilitari repubblicani ha causato quasi 2.000 morti. Dall'arrivo dei soldati inglesi, tuttavia, la strategia perseguita dal Governo inglese per cercare di vincere la guerra contro i'IRA ha trasformato l'Irlanda del Nord in uno Stato dove si registra una violazione dei diritti umani che non ha eguali in Europa. Ciò ha finito per rafforzare il sistema sociale di apartheid che, per sua natura, da sempre ha discriminato una parte dei suoi cittadini. Numerosi sono i documenti di prestigiosi organismi internazionali per i diritti umani, quali Amnesty International ed Helsinki Watch, nei quali tali violazioni sono denunciate. Una lunga lista di orrori quotidiani, che nulla hanno da invidiare alle peggiori dittature latino-americane. A renderli "legali" sono state due leggi anti-terrorismo, I' Emergency Provision Act (1973) ed il Prevention ofTerrorism Act (1974), nonché le Diplock Courts, tribunali speciali presieduti da un solo giudice e privi di giuria, in grado di accettare come prova di•· colpevolezza la semplice parola di un membro delle forze di sicurezza o un'autoaccusa firmata dall'indiziato. In questi anni si sono così moltiplicati all'ennesima potenza i casi analoghi a quello raccontato nel film In nome del padre del regista Jim Sheridan. Nel novembre 1991 il Regno Unito ha dovuto render conto alla "Commissione delle Nazioni Unite contro la tortura" di gravi casi di maltrattamenti avvenuti nel centro di interrogatorio di Castlereigh, a Belfast, come documentato in rapporti di Amnesty International e del Committee on the Administration of Justice, prestigioso organismo di Belfast che da anni lavora per la difesa delle libertà civili. I poteri eccezionali che le leggi per il terrorismo hanno conferito a soldati inglesi e polizia hanno avallato un uso della forza a pura discrezione di soldati e polizia. Dal 1976 al 1989 i plastic bullets ("proiettili di plastica", un'arma letale della lunghezza di 10 cm e del peso di oltre 100 g) hanno causato la morte di 14 persone, in maggioranza bambini, sebbene il loro uso sia stato condannato dal Parlamento Europeo. Le forze di sicurezza sono state inoltre accusate di praticare in Irlanda del Nord lo shoot-to-kill, ovvero una precisa politica, deliberata ed illegittima, mirante all'eliminazione fisica, in alternativa ali' arresto, di sospetti oppositori o attivisti repubblicani, a causa della quale hanno perso la vita anche civili non coinvolti nel conflitto. Tali uccisioni, definite da Amnesty International "esecuzioni extra-giudiziali", sono state accompagnate dalla pressoché totale immunità dei responsabili. Tra il 1969 ed il 1993 circa 350 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza (metà delle quali disarmate), eppure solo 21 agenti sono stati incriminati. 19 di essi sono stati prosciolti dall'accusa. Degli altri due uno è stato rilasciato con la condizionale e l'altro condannato a due anni e mezzo di carcere. Scontata la pena, ha ripreso servizio nelle file dell'esercito. Dalla fine degli anni Ottanta sempre più numerosi e comprovati sono stati i casi di collusione tra i gruppi paramilitari protestanti (UDA, UFF e UVF) e le forze di sicurezza. Come ammesso dalla stessa RUC, la polizia nord-irlandese, migliaia sono ad oggi i documenti della polizia riguardanti civili cattolici (molti dei quali successivamente assassinati) finiti "misteriosamente" nelle mani delle squadre della morte. Emblematico il caso di Brian Nelson, un protestante agente dei sevizi militari inglesi che, infiltratosi nell 'UDA, per oltre dieci anni passò a quest'ultima informazioni sui cattolici da assassinare, tenendone regolarmente informati i suoi superiori dell' intelligence militare britannico. Tali collusioni gettano discredito sulla pretesa del Governo inglese di presentarsi come mediatore "super partes". Appoggiando le death squads, che negli ultimi due anni hanno causato più vittime dell'IRA, Londra risulta apertamente schierata a fianco di una delle due parti coinvolte nel conflitto. È tuttavia il caso di Crossmaglen, un paesino di 4.000 abitanti sul confine con l'Eire, a rappresentare il simbolo di ciò che è oggi l'Irlanda del Nord. Grazioso villaggio abitato interamente da cattolici e situato in una zona dove sempre frequenti sono stati gli attacchi dell'IRA, è letteralmente saturato da torrette e posti di osservazione dell'esercito ·inglese, costruite in cima alle colline circostanti, lungo le strade d'accesso e nella piazza principale del paese. Crossmaglen è una sorta di "Twilight Zone". Registra infatti livelli di radioattività che non hanno eguali altrove, ma anche aborti spontanei sempre più frequenti, un incremento costante di emorragie cerebrali e tumori tra gli abitanti, capi di bestiame che nascono con due teste o muoiono improvvisamente senza alcun motivo. Dopo anni di ricerche lo scorso agosto la dottoressa Mary Allen ed il medico gallese Roger Coghill, nel corso di una conferenza stampa, hanno lanciato un appello alla comunità scientifica internazionale per fermare ciò che sta avvenendo a Crossmaglen. Secondo i due medici le radiazioni sono provocate dai raggi infrarossi ed a microonde emanati dalle sofisticatissime telecamere e dagli strumenti di sorveglianza con cui le forze di sicurezza tengono sotto controllo la popolazione 24 ore al giorno. Di tutto questo poco o nulla è trapelato attraverso i media. Utilizzando un'immagine dei tempi della Guerra del Golfo, per 25 anni l'Irlanda del Nord è stata presentata come una sorta di deserto dove, di tanto in tanto, improvvisi fuochi (le bombe dell'IRA) venivano ad accendere uno spazio disabitato. Milioni di sterline sono stati spesi in propaganda e controllo dell'informazione, affinché l'immagine "ufficiale" dell'Irlanda del Nord fosse quella di un luogo in cui due comunità, mosse da un odio secolare, si combattevano tra loro, mentre Londra faceva del suo meglio per cercare una soluzione. Un bisogno quasi ossessivo di convincere l'opinione pubblica internazionale che al Governo inglese non spettavano altri ruoli o responsabilità. Ciò spiega perché nel dicembre scorso John Major e la sua controparte irlandese Albert Reynolds abbiano firmato il nuovo piano di pace per il futuro dell'Irlanda del Nord proprio sulla soglia del n. 10 di Downing Street, davanti a decine e decine di telecamere nazionali ed estere. Quella stretta di mano, trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo, è servita a convincere ancora una volta che il Governo inglese era seriamente impegnato a riappacificare le due fazioni in lotta in Irlanda del Nord. Eppure, ad una attenta lettura del testo, la Downing Street
FotoAbrohoms/Network/GrozioNeri Declaration appare ambigua e contraddittoria. Ribadisce infatti il cosiddetto "veto unionista", ovvero il diritto della maggioranza della popolazione nord-irlandese ad avere l'ultima parola nei confronti di qualsiasi cambiamento dell'assetto costituzionale dell'intera Irlanda. Un veto che, fin dalla divisione del Paese, ha impedito qualsiasi progresso politico ed ha fallito l'obiettivo di portare pace e giustizia in Irlanda del Nord. Secondo quanto promesso da fohn Major, la popolazione del sud e del nord saranno sì chiamate a decidere se desiderano o meno entrare a far parte di un'Irlanda unita, ma solo attraverso due referendum separati. Quella riconosciuta dalla Declaration è quindi "un'autodeterminazione subordinata". Assumendo l'equivalenza 32 = 26 + 6 (considerando cioè le 26 contee del sud come separate dalle 6 del nord) Major ha ribadito per l'ennesima volta che il futuro di tutta la gente dell'isola d'Irlanda deve essere condizionato dalla volontà degli unionisti nord-irlandesi. Un secondo elemento di critica alla Declaration ne rivela l'ambiguità di fondo. Nel loro accordo Londra e Dublino fanno intendere che la questione più importante da affrontare è la rimozione delle "cause del conflitto", ovvero "la violenza dei gruppi paramilitari" e, nella fattispecie, la violenza dell'IRA. Significativo il titolo scelto dal quotidiano di Belfast "The Irish News" per annunciare la firma della Declaration : Peace blueprint: challenge to the IRA (Proposta di pace: una sfida all'IRA). Sorretto da questa logica, quindi, il documento Major/ IRLANDA DELNORD 7 Reynolds mostra di non aver apportato alcun cambiamento al vecchio modo di considerare il conflitto nord - irlandese che, come si è detto, fa del! 'IRA la sola causa dei mali che affliggono le Sei Contee. In realtà, se è vero che la fine della lotta armata del i'IRA è condizione imprescindibile per il raggiungimento della pace, va anche detto che tale violenza non è la causa, bensì il sintomo della violenza istituzionalizzata che ha caratterizzato lo Stato dell'Irlanda del Nord fin dalla sua costituzione. Preoccupante, quindi, è il fatto che nella Downing Street Declaration Londra e Dublino non abbiano assunto alcun impegno concreto per portare giustizia e democrazia in Irlanda del Nord, uno Stato ancor oggi tenuto a guardia da 30.000 uomini armati e dove la tortura è di casa. Il cessate il fuoco dichiarato dall'IRA, giunto dopo otto mesi di intenso dibattito all'interno del Sinn Féin, nelle fasi che lo hanno preceduto ha visto un diretto coinvolgimento del Governo americano. In campagna elettorale il presidente Bill Clinton aveva promesso agli oltre 40 milioni di irlandesi che vivono negli Stati Uniti un concreto interessamento alle sorti del loro Paese. Nel corso degli incontri che gli intermediari di Clinton avevano avuto con il Sinn Féin, lo SDPL (Socia! Democratic and Labour Party, il principale partito cattolico nord-irlandese) e Dublino era stata prospettata la possibilità di un forte sostegno economico qualora il processo di pace fosse iniziato. Oltre a creare imbarazzo e disappunto, l'appoggio politico che l'amministrazione americana ha dato a questo nuovo fronte "cattolico-nazionalista-irlandese" ha rappresentato per il Governo inglese una spina nel fianco, nonché un'ingerenza nei propri affari interni. Cinque settimane dopo l'annuncio dell'IRA è stato
8 IRLANDADELNORD compiuto un altro importantissimo passo in avanti verso la strada della pace, con la dichiarazione di cessate il fuoco giunta anche da parte dei gruppi paramilitari protestanti nord-irlandesi. Deposte le armi costoro hanno dato vita a due formazioni politiche che rivendicano un posto al tavolo dei negoziati, allo stesso modo degli altri partiti: il Progressive Unionist Party, capeggiato da David Ervine, ex membro del gruppo paramilitare protestante Ulster Volunteer Force; e l'Ulster Democratic Party, guidato da Gary McMichael, figlio di John McMichael, il leader dell'Ulster Defence Association ucciso dall'IRA negli anni Ottanta. La nascita in così breve tempo di queste due nuove forze politiche, "riciclate" dal lealismo più intransigente, quello che negli ultimi 25 anni ha siglato centinaia di assassinii, si spiega con la profonda crisi attraversata oggi dai partiti unionisti "tradizionali". Il reverendo Jan Paisley, esponente del Democratic Unionist Party, ritiene un vero e proprio tradimento l'atteggiamento del Governo britannico nei confronti del Sinn Féin e rifiuta qualsiasi proposta di dialogo. L' Offcial Unionist Party, il principale partito unionista delle Sei Contee, ha più volte richiesto assicurazioni a John Major affinché nessun cambiamento nell'attuale assetto politico/costituzionale nordirlandese avvenga senza il consenso della maggioranza della popolazione delle Sei Contee. I futuri sviluppi politici in Irlanda del Nord, quindi, si prospettano oggi molto incerti. In questa fase sempre più determinante si rivela il ruolo che il Governo inglese intenderà svolgere. Dalla dichiarazione,. del cessate il fuoco dell'IRA Londra ha intrapreso alcuni passi concreti per facilitare tale processo. È stata abolita la censura contro il Sinn Féin ed annunciata la decisione di riaprire tutte le strade sul confine. Il divieto di entrata in Gran Bretagna contro i due esponenti del Sinn Féin Gerry Adams e Martin McGuinnes è stato sospeso, mentre, con un gesto esemplare, i soldati di stanza a Derry sono stati fatti rientrare nelle caserme. Il passo politico più importante è stato, tuttavia, l'inizio di "colloqui esplorativi" con il Sinn Féin e con i due nuovi partiti vicini ai gruppi paramilitari protestanti. Sebbene si tratti di concessioni senza precedenti, per lo meno nei rapporti tra nazionalisti irlandesi e Governo inglese, esse giungono in un momento in cui fortissima è la pressione internazionale su Londra affinché dia inizio al processo di pace. Va inoltre ribadito che l'atteggiamento di eccessiva cautela dimostrato in questi mesi da John Major ha deluso le aspettative di gran parte dell'opinione pubblica britannica e di osservatori internazionali. Per quanto continuamente rassicurato da Albert Reynolds, John Hume (leader dello SDPL) e dallo stesso Governo americano, solamente dopo sei settimane il Primo Ministro inglese ha riconosciuto come permanente il cessate il fuoco dell'IRA. Inoltre i primi incontri ufficiali del "Forum per la Pace e la Riconciliazione", promossi da Reynolds a Dublino e aperti a tutti i partiti del nord e del sud dell'Irlanda, sono stati disertati non solo dagli unionisti, ma anche dai rappresentanti del Governo britannico. Un gesto interpretato come segno di chiusura nei confronti del "fronte cattolico-nazionalistairlandese", con il quale il dialogo prima o poi dovrà iniziare. La decisione che tuttavia ha suscitato maggiori critiche è stato il rifiuto inglese di estendere anche al Sinn Féin l'invito a presenziare al forum internazionale sul futuro economico dell'Irlanda del Nord. Tenutosi a Bel fast a metà del dicembre 1994, ha visto la presenza di oltre duecento delegati provenienti da una quindicina di Paesi. Se decine di milioni di sterline stanno per essere versati nelle casse di Londra per favorire la ripresa di un'economia in grave crisi come quella nordirlandese, nessun passo è stato tuttavia intrapreso da parte britannica per garantire la fine della discriminazione contro i lavoratori cattolici. Mancando una decisa politica che assicuri la parità nel lavoro, i nuovi investimenti stranieri rischiano di consolidare una situazione di apartheid economico che, come si è visto, è stato uno dei capisaldi su cui da sempre si è fondato lo Stato nord-irlandese. Ancora del tutto aperta, inoltre, rimane la questione del rilascio dei settecento detenuti politici in carcere in Inghilterra e nelle sei Contee, dal momento che in questi mesi John Major ha più volte ribadito che "nel Regno Unito non esistono prigionieri politici, ma solo persone che hanno infranto la legge". A questo proposito Londra non ha assunto nessun impegno nei confronti di una possibile revisione della legislazione d'emergenza, tutt'oggi in vigore in Irlanda del Nord e in Gran Bretagna, mentre la polizia mantiene ancora in pieno i suoi poteri eccezionali. Come denunciato dall'organismo "Peace Action Monitor Group", dopo il cessate il fuoco dell'IRA è continuato l'abuso ingiustificato della forza nei confronti dei civili da parte delle forze di sicurezza, così come non sono cessati gli arresti arbitrari, le minacce di morte ed i maltrattamenti ai posti di blocco, nonché devastanti perquisizioni di abitazioni: il giorno in cui a Belfast John Major annunciava ufficialmente la storica apertura al Sinn Féin, a Cookstown proiettili di plastica venivano sparati dalla polizia a distanza ravvicinata, causando diversi feriti. Una grave incognita che incombe sul futuro nord-irlandese, infine, è il nuovo assetto politico venutosi a delineare nella Repubblica d'Irlanda, dopo la crisi di governo di cui ba pagato le spese il Fianna Fail, il partito di Albert Reynolds, costretto alle dimissioni. La nuova "coalizione arcobaleno", un'atreanza eterogenea formata dalla destra irlandese del Fine Gael, dal partito laburista di Dick Spring e dal Democratic Left, al governo nell'Eire dal dicembre scorso, ha così sottratto al processo di pace uno dei suoi artefici. John Bruton (Fine Gael), oggi successore di Reynolds alla carica di primo ministro e noto per le sue idee conservatrici, si è sempre dichiarato a favore, come più volte richiesto dallo stesso Governo di Londra e dagli unionisti, dell'eliminazione dei due articoli della costituzione irlandese che sanciscono l'unità del territorio nazionale irlandese. Con Bruton, quindi, il ruolo svolto finora dal Governo di Dublino nei confronti della crisi nord-irlandese potrebbe drasticamente mutare. Ora che le armi dell 'IRA e dei gruppi paramilitari protestanti tacciono, in Irlanda del Nord rimangono tuttavia ancora al loro posto i soldati inglesi, le caserme, i centri di interrogatorio, le torrette di avvistamento, i check-point. Eppure questa dimenticata parte d'Europa non ha bisogno di una "pace armata", ma di una "pace con giustizia". Una volta avviato il negoziato politico, sarà necessario progettare cambiamenti costituzionali, previo accordo tra tutte le parti in causa e secondo la volontà liberamente espressa della popolazione irlandese nel suo insieme, senza interferenze esterne. Solo in tal modo sarà possibile creare una società pluralistica e democratica, nella quale non esistano più cittadini "di serie B", soldati per le strade, leggi d'emergenza, apartheid, violazioni dei diritti umani, collusioni tra squadre della morte e forze di sicurezza. È questa la sfida che la comunità internazionale oggi lancia all'Irlanda del 2000.
UN MAESIRORISERVATO SU FRANCOVENTURI (l 914-l 994) BrunoBongiovanni Pagesinéditescontreuntyran. Cosìsi intitolavailprimotestopubblicato a Pariginel 1937 dal ventitreenneFrancoVenturi.Si trattavadi unbreve e straordinariolavoro-cui Venturianteposeunadottaintroduzionescrittonel 1770 da Diderot contro Federico II il Grande, un sovrano innamorato,com'è noto,dellascintillanteculturailluministicafrancese, ma da questanon sempre,e con buonissimeragioni;ripagatoin egual misura.Ed in effetti,nello stessoanno, all'Essaisur lesprejugés del baroned'Holbach,cheavevaelencatolemisureidoneearenderelesocietà menorigidamentegerarchiche,sostenendonelcontempoche seiprincipi non avessero applicatotali misure i philosophes avrebbero dovuto direttamentesuggerirlealpopoloe allapubblicaopinione,il redi Prussia Federico aveva contrappostoun Exomen in cui aveva respinto la sovversivapropostae argomentatoche i buonicittadinieranoquelliche sempre e comunque rispettavano le leggi dei governi sotto i quali vivevano. La difesadell'amicoHolbacheffettuatadaDiderot-appunto le pages contreun tyran - era statadecisae durissima.Non era stata pubblicata,pur avendoprobabilmentecircolato.Non era però, come si sarebbepotutopensare,difficilissimoreperirla.Nell'introduzioneallasua meritoriaedizionedelle Oeuvrespolitiques di Diderot,Paul Vernière, tuttavia,accennerà,consussiegosorispettoe congiustificatagratitudine, alle "pages" del philosophe "par miracle retrouvéespar Franco Venturi". Quest'ultimo,nel 1988,cinquantunannidopo,nellapremessa ali'edizione italianadellaleunessedeDiderot, ribatterà,conlosplendido e luciferino understatement dellatradizioneintellettualetorinese,che il presuntomiracolononerastatacosaparticolarmentedifficile:erabastato aprireilcatalogodeimanoscrittidellaBibliothèqueNationale,consultarne l'indicedei nomie scorrerei titolisegnatisottolavoce"Diderot,Denis". Questoè statoFrancoVenturi.Grandissimostudiosodi storia,ilpiù grandedelsecoloinItaliaconOmodeo,ChabodeMomigliano,e traipiù grandi in Europa e nel mondo, era capace di sorvolare, con serena noncuranza,sui grandiosirisultaticoncettualidellapropriaricerca,e di sostenere,citandoargutamenteChabod,che"l'artedellostoricoconsiste nelleggertuttoe nelcontrollarelecitazioni".Empitistaa-ideologiconella scabragrammaticastoriografica,ed alienonelprogrammascientificoda qualsivogliaarditezzaepistemologica, eraingradodisciorinareaposteriori una sontuosasintassistoriograficache, trasformandol'eterogeneofluire del tempo in "sto1ia",metteva razionalmentein fila, con prodigiosa chiarezza,loscorrereevenemenzialedelleopereedeigiorni: il sensodelle cose, rifiutato a priori con qualche ironico e mai irenico fastidio, 1icompariva in rebusipsis insiemeai fatti stessitenacementebraccati, secondo una logica,anzi un metodo, rigorosamentecostruttivoe non meramente speculativo. L'epoca che fu la sua gli fu d'altronde drammaticamented'aiuto. Emigrato in Franciacon il padre Lionello, storicodell'artechenonavevaprestatogiuramentoal fascismonel 1931 - pur dovendoi professoriuniversitaricompilaresemplicementeuna cartada bolloda L. 5 -, divenneben presto,in ragionedellamiliziain "Giustiziae Libe1tà",un veroe proprioesule.L'erudizionee ilgustodi scavarenellevecchiecartefu dunqueunasoladellemolleche lospinsero a pubblicarelepagineineditediDiderot:lalottasemprepiùnecessaiiapoliticae morale- contro le tirannie,il rapprochement irresistibile d inevitabiletra ildispotismononpiù illuminatoe i foschitotalitaiismidel XX secolo(sipensiche ilpoveroFedericoIIeradiventatounodeglieroi "ufficiali" del nazionalsocialismo),soprattutto il reperimento nella stagione delle Lumières di un punto di riferimentoineludibileper ricominciarenella libertàe nella giustiziala storia d'Europa, avevano riempitodi contenutivitalied urgentil'impulsoalla ricerca.L'impegno alimentavala probitàdegli studi: quest'ultima,con rigore perseguita, assistevae illuminaval'impegno.Croceavevad'altra partegiàspiegato che tutta la storiaè storiacontemporanea.Venturi, dal canto suo, pur rifuggendo,come si è visto,da qualsiasiformula, ivi compresequelle crociane,seppesemprescovarenelpresenteglistimoliper"trovare"eper comprendereilpassato,e rintracciaredelparinelpassatoelementiidonei a razionalmenteafferrare,e a criticare,se necessario,il presente. Così,quando,nel 1939,venneinfrancesepubblicataa Parigi,presso l'editoreSkira,cognatodi Venturi, laleunesse de Diderot, dedicatasin tropposignificativamenteallamemoriadi CarloRosselli, fu evidente,e ancor più lo sarà in seguito, che i primi quarant'anni della vita del philosophe costituivano,oltre che un contributodi prim'ordine alla protostoriae allastoriadelle Lumières, untentativo,giàsufficientemente maturoeconsapevole,didareinizio,nell'esilio,e perdipiùinunannoche fu senz'altro il peggioredel secolo, alla storiografianeo-illuministica italiana,tuttafattieproblemi,tuttaconcretaattenzione ali' empiriadeidati e solenne e fiduciosa sottomissioneal tribunaledella ragione e agli imperativicategoricidi unapoliticanondisgiuntadallamorale.Diderot, e l'approccio "politico" all'illuminismo,in un'epoca in cui venivano privilegiati l'approccio letterario, fùosofico, o scientifico, furono scandagliati nfattineglianni oscuriincui il fascismoitalianosembrava avereraggiunto(siseppepoiche lecosenonstavanocosì)ilmassimodel consenso,neglianniinoltredelGrandeTerrorestaliniano,delconsumarsi della tragediaspagnola,dello sbriciolarsidel FrontePopolarefrancese, dellosciaguratoPattodiMonacoedell 'appeasement britannico:è inutile ricordarequel che, consulibus soprattuttoMolotov e von Ribbentrop, avvenne poi nel conclusivo 1939. La storiografianeo-illuministica italiana,all'originedi una scuoladi settecentistitra lepiù importantidel mondonellasecondametàdel secolo,ebbedunquei suoinatali,graziea Venturi,inoredrammatiche.I fruttisi vedrannoappieno,in Italiae fuori d'Italia, solomoltiannidopo.Ancheperquelche riguardai solistudisu Diderot,a propositodeiqualiPaoloAlatriebbea scriverenel 1966che il riconoscimentodiunDiderot"politico"eradacollocarsi, ali' internodella comunitàdeglistudiosi,nell'ultimodecennio,valea direa cavallotragli anni Cinquantae Sessanta. Si pensi di quanto aveva anticipatotale riconoscimento,e con quali risultati,Venturi.LucienFebvre,sodaledi MarcBloch,capostipiteconquestidelle"Annales",equindidiunascuola nonsemprein sintoniacongli umorie i malumoriventuriani,ebbe,sulla sua rivista,a definireentusiasticamenteil librodi Venturi,all'iniziodel 1940, p1imadella disfatta della Francia e dunque della democrazia continentale,"nutriente".Omodeo, nel settembredel 1939,con l'Italia ancora "non belligerante",vi aveva coraggiosamenteintravisto,recensendolo su "La Critica" di Croce, il presuppostodi una più adeguata interpretazionedelsecolodeiLumi.Siavvertivadunqueungranbisogno di illuminismomentrel'Europa stavaper precipitarenell'oscurantismo de!J'ultimafase,lapiùtragica,delJaguemideiTrent'AnnidelXXsecolo. Nel frattempo, anzi nello stesso "fatale" 1939, Venturi aveva spalancatoun ulteriorescenaiioallasuccessivastoriografiadei Lumie, insieme,della storiadel pensieropolitico.Aveva cioè fornito la prima edizionedele VraiSystèmeoulemotdel 'énigmemétaphysique tmorale di Deschamps,preziosoincunabolodelprotosocialismo,de!J'utopismo, dell'evoluzionismosocialeedelcosiddetto"statodeicostumi".Nell'anno incuiStalin,mostrandodefinitivamenteilvoltodel suoregime,sialleava ad Hitler,si 1itomavaproficuamenteallefontidi un pensiero- quello socialista-che sierapropostol'emancipazione laredenzionesociale. Ancheinquestocaso,nellacatastrofedel 1939,eraingioco,perconoscere epercapire,i I 1itomoalleorigini.L'utopismosettecentescoconosceràpoi
1O MEMORIA/ VENTURI Foto di Giovanni Giovannetti una gran messe di studi e lo stesso Venturi tornerà, in tempi meno calamitosi, sull'argomento. Già individuato era però il nesso inscindibile tra l'utopia e le riforme, vale adire tra il febbrile scatto delladicontinuità del pensiero c1itico e il concreto e fattivo operare, a contatto con le istituzionipolitichee lerealtà sociali, in vistadel meglio. In questo quadro si inserisce anche il lavoro sul riformatore piemontese Dalmazzo Francesco Vasco (1732-1794), pubblicato a Parigi nel 1940. Arrivò comunque subito il periodo della prigionia, e dell'impegno militante, cioè di Nada - nome di battaglia acquisito dal partigiano Venturi in memoria degli spagnoli conosciuti durante l'internamento-o dell'Uomo dagli occhi di pantera, altro nome di battaglia di Venturi. L'intransigentismo azionista, vissuto come erede dell'illuminismo, fu comprensibilmente il suo credo politico negli anni della Resistenza. Anche nel fuoco della guerra partigiana, del resto, Venturi non evitò di esibire le robuste ragioni intellettuali del proprio impegno. Fu per questo, ancora molti anni dopo, affettuosamente canzonato da Giancarlo Pajetta. La prefazione all'edizione einaudiana del 1944, riproposta senza nulla mutare nel 1983, dell'Esprit de conquete di Benjamin Constant (Conquista e usurpazione, nella traduzione italiana di Carlo Dionisotti), mise del resto in luce le ambiguità del liberalismo moderno e insieme i problemi che la battaglia politica contro il dispotismo comportava e comporta. Difficile, dunque, anche per chi aveva una prepotente vocazione per gli studi, fu nel 1945 la smobilitazione. Lo stesso Venturi, così, non pensò subito, come ebbe a scrivere a Giulio Einaudi, ali' insegnamento universitario. Diresse a Torino l'effimero, e pur interessantissimo, ancora oggi, quotidiano del Partitod' Azione. Nel 1946, tuttavia, nella "Biblioteca oltremontana" delle fiorentine edizioni U, vale a dire per "l'amico e maestro Aldo Garosci", pubblicò un testo, Le origini dell'Enciclopedia, destinato a diventare celebre soprattutto a partire dal 1962, quando venne riproposto da Einaudi. Venturi cominciava a raccogliere a piene mani quel che aveva seminato nell'immediato anteguerra. Solo pochi erano però ormai in grado di sapere che Le origini dell'Enciclopedia erano praticamente il capitolo successivo di una ricerca iniziata con la Jeunesse de Diderot, un testo rarissimo e divenuto quasi leggendario sino alla riedizione del 1988, nell'originale italiano, presso Sellerio. Storia delle idee, della trasmissione della cultura, della politica, del pensiero politico, dell'editoria, ma anche delle mentalità sociali e religiose, s'intrecciavano indissolubilmente. Una grande avventura intellettualee storiografica era ormai partita con fermezza e senza clamori, un'avventura priva sin dal suo inizio di ambiti concettuali predeterminati e di confini territoriali: Francia, Italia, Russia, spazi tedeschi ed euroorientali, spazi nordamericani, inglesi ed eurooccidentali, lostoricoprocedeva con grande naturalezza in lungoe in largo. Non vi era un ubi consistam in cui ritagliare una qualche comoda nicchia "specialistica". L'opera di Venturi, infatti, partecipava intimamente, e con grande respiro, di quella sensibilità cosmopolitica che fu propria del Settecento. Si vedeva del resto, sin dal 1937, che ogni passo compiuto poggiava non su un qualche itinerario accademico, ma sulla curiositàintellettualeconnessacon lapassionepolitica. Le scarnepaginette introduttiveal librodi Constantavevano inoltrefatto intravedereuna gran competenza in tema di dibattito storiografico sulla rivoluzione francese: tale competenza fortunatamente non restò inespressa e nel 1948 poté uscire Jean Jaurès e altri storici sulla rivoluzionefrancese, un libro che affrontava di petto gli stessi nodi politici,mai asettici,delle tesi storiogra-
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