LARISATADEIPOVERI lARHODESCIAONFORMISTA FrancaCavagnoli Nella tuasontuosadimora/sgobboe sudoper te/eppure nel cuore di Harare/tuvedi in me un estraneo./Quandosaròmorto e sepolto/le tue azioni ti s1razieranno il cuore." Non fosse per l'indicazione della città- Harare- si potrebbe pensare che i versi di questa poesia siano stati scritti in pieno colonialismo. E invece l'autore, S.J. Nando, li ha scritti per criticare il ceto dei nuovi ricchi neri, lacui corruzione e mancanza di sensibilità per la sane dei concittadini meno privilegiati non sono che uno dei tanti malicheafniggonoil loro Paese.lo Zimbabwe. ''Immagino che uno dovrebbe essere conten10 che i canivi non siano soltanto i bianchi. lo però non credo di essere contento•·osserva un connazionale bianco. La poesia la si può leggere per intero nel libro-reportage dì Doris Lessing, Sorrisoafricano (traduzione di Andrea Buzzi, Feltrinelli, pp. 441, lire 28.000), la cronaca di quauro visite nello Zimbabwe compiute dalla scrittrice inglese nel 1982, 1988, 1989 e 1992. Invitata a non rimettere mai più piede nella Rhodesia del Sud, lasciata nel 1949 per Londra, dopo un viaggio compiuto nel 1956, nel 1982 Lessing ritorna nel luogo in cui aveva trascorso quasi trent'anni della sua vi1a.Nel frattempo molto è cambiato, non soltanto il nome del Paese. Divenuta colonia nel 1924, la Rhodesia del Sud aveva chiesto l'indipendenza in seguito all'indipendenza della Rhodesia del Nord (Zambia) nel 1963. Ma poiché i bianchi non avevano garantito il governo della maggioranza nera entro un periodo di tempo ragionevole, la Gran Bretagna rifiutò. Così nel 1965 lan Smith recise i legami con la madrepatria nella Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza (Udi), che di fatto segnò l'inizio della Guerra di Indipendenza. Quando i bianchì si resero finalmente conto di non poter vincere lagucrra,gli inglesi negoziarono lecondizioni di pace, tra cui le prime elezioni a suffragio universale del Paese. LoZanu, il partito di Mugabe, ebbe la meglio sullo Zapu. il partito di Nkomo sicché nel 1980 Mugabe divenne Primo ministro dello Zimbabwe. Quando nacque. il nuovo stato aveva davanti a sé la lezione di tre Paesi da cui trarre insegnamento: Zambia, Tanzania e Mozambico. in cui la fuga precipitosa dei bianchi o la loro cacciata aveva prostrato l'economia. Mugabe imparò la lezione e varò una politica caula e ponderata di acquisto delle tenule agricole bianche via via che esse si rendevano disponibili e di insediamento graduale di nuovi agricoltori. QuaJche dato fornito da Lcssing ci aiuta a capire che cosa è oggi lo Zimbabwe: la mortalità infantile è del 61 per mille e 1'86% dei bambini è vaccinato contro morbillo, poliomelite, tetano e pertosse. La durata media della vita è di 57 anni per gli uomini e 61 per le donne. li tassodi alfabetizzazione è del 75%. Percontroc'è una malnutrizione periodica legata alla siccità, e soltanto il 10% della popolazione ha l'acqua potabile. La crescita della popolazione è uguale a quella del Kenya. la più alta del mondo. L'economia dello Zimbabwe è tra quelle che più dipendono dai capitali esteri. Il 70% del capitale è sono il controllo degli stranieri, in particolare 130 società inglesi e 43 sudafricane. Gli stranieri possiedono il 60% delle industrie dello Zimbabwe. il 90% delle miniere e il 90% delle tenute agricole. Durante il regime bianco gli africani vivevano nelle Riserve indigene - l'equivalente rhodesiano delle homelands sudafricane-dove furono relegati quando i bianchi si presero le terre migliori. Ma c'erano anche Aree di acquisto indigene dove i neri potevano comprare la !erra. Dopo la liberazione le riserve si trasformarono in Aree comunitarie; vennero inoltre create Aree di reinsediamento incui i neri venivano sistemati su terre non ancora assegnate o su terre un tempo di proprietà dei bianchi. All'origine queste ultime dovevano essere qualcosa di assai simile ai kolchoz, ma il dibauito riguardante le modalità in cui i cittadini di queste aree giungeranno a possedere le loro terre è ancora aperto. Nel corso della sua prima visita due aspetti colpiscono subito la visitatrice: la retorica imperante da un lato e il logorroico Monologo dei bianchi dall'altro. La retorica si era affacciata sulla scena politica del Paese due anni dopo la liberazione, non appena Mugabe aveva varato la sua attenta politica di ridistribuzione delle terre: "una retorica insensata e torrenziale quanto inqualsiasi paese comunista" precisa Lessing. ma per fortuna il r.ipporto fra quanto accadeva e il modo in cui era descritto era minimo. ''Infiammata e giustificata da anni di retorica, la popolazione nera si precipitò sulle nuove fattorie senza aspettare un'assegnazione formale, salvo poi essere rimossa in caso di mancanza di requisiti.'' Le promesse fatte daJla retorica di stato durante la Guerra del bush non parlavano di requisiti. Ebbri di retorica, più soddisfacente dell'alcol, migliaia di cittadini si ritrovarono a svolgere lavori mal pagati, a gravitare ai margini della vita criminale delle grandi città o senza lavoro nelle campagne. Nel 1982 molti bianchi non si erano ovviamente ancora rassegnati alla perdita di decenni di privilegi e chi non aveva ancora "preso il volo" verso il Sudafrica, meditava di farlo. Intanto mugugnava contro i neri, insistendo sulla loro inferiorità. Lessing individua innumerevoli varianti di quello che ironicamente chiama ''il Monologo" dei bianchi contro i neri, vituperi pronunciati sulla veranda al tramonto con un drink in mano come ai bei tempi. "Quale profonda inferiorità. quale senso di inadeguatezza nasconde questa insistenza sull'inferiorità altrui?" si chiede Doris Lessing. La variante più sorprendente è senza dubbio quella che accomuna gli svedesi nel risentimento contro i neri, rei di essere stati tra i primi a dare una mano al nuovo Zimbabwe. Ma il Monologo non risparmia nessuno: né gli slogan del comunismo, né l'incompeten1.a dei burocrati, i politici corrotti, gli occupanti abusivi delle terre, il tribalismo. gli instancabili viaggi di Mugabe all'estero. Nel corso della seconda visita, nel 1988, ecco però che Doris Lessing si trova di fronte uno stato d'animo del tutto diverso: tutti lodano"il nuovoZimbabwe,caotico, inebollizione, violento. pieno di energia, pieno di ottimismo". Chi è partito in quattro e quattr'ono per il Sudafrica è tornato indietro. "Una volta vivevamo in un paese stupendo chiamalo Rhodesia del Sud. Ora viviamo in un paese stupendo chiamato Zimbabwe": il Monologo è ormai un ricordo del passato e gli scaffali dei supermercati sono stracolmi di prodotti perché l'industria
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