Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

UNMAESTRODIFFICILE RICORDODIFRANCOFORTINI GoffredoFofi Franco Fortini è stato un personaggio fondamentale nella nostra storia, vivoe stimolantesempre, irritantee provocatoriomolto spesso.Nonfosseche per questo. per la sua capacitàdi spiazzare, di spostare gli accenti, di rompere i gusti delle certezze acquisite, gli dobbiamo in tanti molta gratitudine. Il suo modo di intervenire era sempre un po· sacerdotale e coi modi di una retorica alla, del richiamo aprincipi massimi oa nascosteverità.e nellacertezzadi una propria funzioneda svolgere nell'esortare o nel querelare.Esso funzionava per la verità solo in parte, o per qualche tempo. Ci si accorgeva facilmente della sua indefinitezza e astrattezza. e ci se ne emancipava rapidamente. chi prima chi dopo a seconda della propria autonomia di pensiero e, nel caso dei più giovani, delle tappe della propria crescita. Gli si doveva comunque qualcosa, gli si doveva, in definitiva, una sorta di insoddisfazione continua ed esigente, lo stimolo a una ricerca che non sarebbe mai finita. Foto di GiovonniGiovannetti. MEMORIA 7 Fortini poteva essere molto ingombrante solo per chi gli attribuiva più peso del dovuto e ne faceva una sorta di guru, accettando la sua autoinvestitura a superio di una o più generazioni. Da questa sua vocazione, priva bensl di calore. di fascino, derivavano incomprensioni quasi obbligate. E relative scomuniche: lui ti "scomunicava·• e tu, se non eri troppo succube e fragile, lo ''scomunicavi" a iua volta. Recuperando il rapporto dopo qualche tempo, ma a volte no, rompendo definitivamente come è accaduto a tanti. Si continuava tuttavia a leggerlo, ora condividendo, e ora rifiutando le sue posizioni come era giusto che fosse. Colpiva, dell'uomo Fortini, una sorta di freddezza, di chiusura, l'incapacità di stabilire rapporti solidi. Insomma, era un uomo di testa e di nervi e poco di cuore, e delle tre virtù teologali gli apparteneva in toto la fede (l'intelligenza) e molto poco la carità. Il Fortini a cui io resto più affezionato è senza dubbio quello degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta, documentato negli scrilli di Dieci inverni e Verifica dei poteri, non sempre accettabili - a rileggerli - in tutti i giudizi e le proposte, ma d'estremo interes!e per chi andava scoprendoli qua e là sull'"Avanti'' e sulle riviste di quegli anni. In tempi di guerra fredda e di una sinistra appiattita sul modello stalinista e sulla sua variante addolcita e toglìattiana erano boccate d'aria, indicazioni di libri e autori da scoprire, demolizioni di miti ricattatori, proposte di percorsi diversi. Non ci bastavano, avevamo bisogno contemporaneamente di altro, ma erano comunque centrali, indispensabili. Cos'era l'altro di cui avevamo bisogno? Era qualcosa di più irriverente, oppure qualcosa di più ..,radizionalc" e di una di-

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