Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

78 CAMUS Lei ha scelto la macchinaa vapore,e proprioquesto le impediscedi vedereadesempiochemolteobiezionisi possonomuovere all'idea di un parlamentomondiale. ma non certo quella di codificare come dice lei l'anarchia. L'anarchia nella nostra società. a livello internazionale, sta precisamente nel fauoche ogni nazione obbedisce solo a se stessa in un momento in cui non esiste più economia nazionale. Anarchia oggi è la sovranità, e si vede facilmente che è lei a difenderla, a indireno vantaggio di alcuni stati borghesio polizieschi. Ma questi equivoci mi sembrano inevitabili perché lei non ha 1occato il puntoessenziaJe. al quale dobbiamo ora venire. Nel ragionamento che ho svolto in questa sede stessa ho deno unacosasoltanto:chenessunana.1ioned'Europa è libera om1ai di fare da sola lapropria rivoluzione.Ho deuoche la rivoluzione sarà mondiale o non sarà affatto. ma che non potrà comunque avere la fonna dei nostri vecchi sogni: perchédeve passare, oggi, auraverso la guerra ideologica. E ho semplicemente chiesto che si riflet1esseaqucs1acosa di cui nessuno vuol parlare. Lei non ha detto se quest'analisi le sembrasse verao falsa, mentreproprio di questo si dovrebbe discutere. Dire invece che io rinnego il 1789e il 1917 non è discu1cre; è semplicemente assurdo. Nelle cose dello spirito e della storia ci sono eredità che è impossibile rinnegare. Né è discutere il dire che io faccio di guerra e rivoluzione un sol fascio. Perchéqui lei deforma pesantemente ciò che pure deve aver letto: ioho scritto semplicementeche oggi, nel 1948,guerrae rivoluzi0,, ne risultano indivisibili. Lei si limita a rifiutare il pacifismo- ragionevole del resto-che la miaanalisi implicava. facendo appello alla posta ingioco e al prezzo da pagare per la liber.uione umana. E indubbiamenteMarx nel 1870 nonha indietreggiatodi fron1e all'elogiodellaguerra. che egli pensava dovessefar progredirecon lesue conseguenze il movimentod' emancipazjone. Ma si trattava di una guerra relativamente economica, e Marx ragionava in funzione dello cl1€1ssepor. che è un' anna da ragaai. Sia lei che iosappiamo che oggi le conseguen1..edi una guerra atomica sono inimmaginabili.e che parlaredi emancipazione umana inun mondodevastato da una terza guerra mondiale ha qualcosadi provoca1orio.Providunque a spiegareagli abitanti di Saint-Maloo diCaen che una tena guerra è destinata a migliorare la lorocondizione! Sul piano teorico è ammissibile che il materialismo dialettico esiga i sacrifici più grandi in funzione di una società giusta, le cui possibilità di realizzazione siano notevoli. Ma quale valore hanno questi sacrifici se la probabilità è ridotta a zero. se si tratta di una società destinata ad agonizzare tra le rovine di un continente sottoposto a devastazione atomica? Questo è il solo problema che si ponga. lo me lo sono posto. e mi sono riconosciuto in diritto di consigliare solo la lotta contro la guerra. e il lungo impegno teso a realiuare una democrazia internazionale effettiva. Per parlar chiaro. non vedo come potrebbe scegliere altrimenti un uomo ansioso di gius1iziae fedele a un ideale di liberazione. Se. dunque fosse in questione solo la giustizia nessun socialista. e nessuna coscienza politica in generale. dovrebbe rifiutarsi di acceuare questa posizione: e, se una parte degli intellettuali europei la comballe, anziché farla propria, vuol dire chiaramente che non è in ques1ionela giustizia. Qui comincia la mistificazione volta a farci credere che la politica di potenza. quale che sia, possa avere come esito una società migliore dove la liberazione sociale sarà infine realiz1..ata.Politica di poten1..asignifica preparazione alla guerra: la preparazione alla guerm. e a maggior ragione laguerra stessa. rendono impossibile proprio quella liberazione sociale. La liberazione sociale e la dignità operaia dipendono strettamente dalla creazione di un ordine in1emazionale: il problema è solo di sapere se ci si arriverà con la guerra o con la pace. Su questa scelta dobbiamo concordare o dissentire: tutte le ahre scelte mi sembrano futili. Lei dice che per meuere fine alla guerra occorre sopprimere il capitalismo. e su questo sono d'accordo. Ma per sopprimere il ca• pitalismobisogna fnrglila guerm: questo è assurdo, e iocontinuo a pensare che il male non si combatta con il peggio, ma con il male minore. Lei mi dirà che si tratta dell'ultima guerra, quella che aggiusterà tutto. Ho propriopaura che sia l'ultima. e inogni caso non posso accettareche si gettinodegli uomini inquesta nuovaavventura dicendo loro. una volta ancora, che occorre farlo perché i loro figli non vedano più cose simili. In realtà il mondo capitalista e lo stesso Stalin esitano di fronte alla guerra: mentre lei. che si dice socialista, non sembra esitare. Il paradosso è solo apparente e vor• rei, con la massima semplicità di cui sarò capace, spiegarle il perché. Un ceno aspetto critico del marxismo mi pare tuttora valido. Ma se io fossi statomarxista,dall'importanteconcettodi mistificazione avrei tratto laconclusione che le migliori intentioni, comprese quelle che muovono il marxismo odierno, possono essere mistificate. C'era inMarx una lezione di modestiache mi sembra progressivamentedimenticata: inoltre, c'erano in lui un riconoscimenlodella realtà e un'umil1àdi fronte all'esperienza che l'avrebbero senz·altro spinto a rivederealcune delle concezioni che i suoi odierni seguaci vogliono disperatamente mantenere nella sclerosi del dogma. Misembra impenso.bilechedavantialla disintegrazione dell'atomo e alla spaventosacrescitadei melZOdi distnu.ioneMarx stesso non sarebbe stato indotto a riconoscere un cambiamento in termini oggettivi del problema rivoluzionario.Ancheperché Marx amava gli uomini (quelli veri, viventi, nonquelli della dodicesima genew.ioneche a lei è più facile amare,dato che non sono prese111i adircqualegenercdi amore rifiutino). Ceni marxisti, invece. si rifiutanodi vedereche i dati oggettivi sono cambiati. E sono molte. da cinquant'anni a questa parte, le cose di cui non hanno voluto tener conto: perché alla storia reale preferiscono la propria ideadella storia. È ladebole1.1.adel ruionalismo.Marx credeva di aver corretto Hegel. maciò che di Hegel ha trasmesso con il suo pensiero ha finito, nei suoi successori. per prevalere su di lui. La ragione è semplice, e non la dirò con la sufficienzadel giudicema con J'angosciadi chi sa. troppobene per sentirsi al riparo da ogni rimprovero. di essere complice di tutto il proprio tempo. I marxistidel ventesimosecolo si trovano- e non sono i soli -al termine cti quella lunga tragedia del pensiero contemporaneo che non si potrCbbesintetiz1are se non scrivendo la storia dell'orgoglio europeo. In Lenin erano presenti Marx e Neciaiev.ed è ques1'uhimo ad avere poco a poco il sopravvento. E il più assoluto razionalismoche la storia abbiamai conosciuto finisce. com'è logico. per identificarsi col nichilismo più assoluto. In realtà, nonostante le sue affermaz.ioni,non è più in causa un pr0,, blema di giustizia ma un mi10prodigioso di diviniuazionc dell'uomo. di dominio. di unificaJione dell'universo per lasola forza della ragione umana.Aessere incausa è laconquista della totalità, e la Russia si crede lostrumento di questo messianismosen1.aDio. Che peso possono avere lagiustizia, la vi1adi alcune generazioni, il dolore umano di fronte a questo smisurato misticismo? Adirla schietta. nessuno.Alcunementi di spropositate ambizioniguidano un esercito di credenti vecso una terra santa immaginaria. Per un quarto di secolo i marxisti hanno veramente guidato il mondo; ma allora tenevano gli occhi apeni. Oggi loguidano ancoracon la for. z.a dello slancio, ma ad occhi onnai chiusi. Se non li riapri.rannoin tempo andranno in pezzi ai piedi di un muro d'orgoglio, e milioni di uomini pagheranno il prez1.0di questa superbia. Ogni idea falsa finiscenel sangue, ma si tratta sempredel sangue altrui. Il che spie•

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