6 ITAUA '95 nale. per il momento sconosciuti. dopo la scomparsa dei tradi1ionali referenti partitici, Dc e Psi in panicolare, franati assieme alla prima repubblica. Il clima complessivo della città è per tali motivi cambiato in peggio e il tasso d'angoscia dei palermitani onesti è aumentato. È presto però per dire. come qualcuno ha fatto sulle pagine di imponanti quotidiani nazionali. che il capoluogo siciliano è tornato al suo passato. che la ··grande palude .. lo ha ingoiato definitivamente, per riponarlo agli oscuri anni '70, dumntc i quali prosperavano indisturbati i tmffici di Cosa Nostra. Come se all'improvviso un decennio fosse stato cancellato e con esso perfino la memoria delle grandi battaglie antimafia. degli eroismi grandi e piccoli degli anni '80, delle recenti e imponenti manifestazioni seguite alle stragi di Capaci e via D'Amelio. I rischi di una nuova "pax mafiosa", fondata sulle tradi1ionali e 0 mcno costose" forme del controllo territoriale e della collusione, certo ci sono: lo testimonia, del resto, più di un secolo di storia della Sicilia. Nei momenti di maggiore difficollà, seguiti a pesanti sconfitte ad opera delle forze dell'ordine, la mafia ha sempre dimostrato di essere capace di ripiegare, di liberarsi delle scelte "militariste'' di alcune sue componenti estreme, per ricm,tituire un nuovo ''modus vivendi" con lo Stato. Ma a tutt'oggi non sono chiari gli orientamenti, gli equilibri interni di Cosa Nostra, scossa da un pericoloso vuoto di potere. Una cosa è comunque chiara: la scelta di una sua prcscn7.a sociale di "basso proftlo" implicherebbe la definitiva uscita di scena dell"attuale Gotha mafioso, dominato ancora dai corleonesi, e di Riina in particolare, da abbandonare al suo destino di ergastolano nelle carceri speciali. La partita è ancor'J aperta e potrebbe detenninare una nuova. sanguinosa guerra tra le cosche come agli inizi degli anni '80 e il fallimento di quella strategia. Come sempre, purtroppo. saranno i prossimi morti a dirci quale linea sarà prevalente. 2) Sono i segnali provenienti dal versante istituzionale, comunque. a destare maggiore preoccupazione. Non si può sfuggire all'impressione che. a pan.ire dalla nuova fase politica apertasi nel nostro paese, qualcosa sia mutmo nelJa strategia antimafia. che qualcosa si sia incrinato nella determinazione con cui, dalla morte di Falcone e Borsellino, lo Stato aveva condono le sue bauaglie contro Cosa Nostra. Un'autorcvoleconfenna viene dal Procuratore capo di Pa• lenno, Giancarlo Caselli, che ha denunciato. di recente. una brusca inversione di tendenza, una pericolosa caduta di "tensione" nei confronti del fenomeno mafioso da parte dell'attuale governo. E non bastano a rassicurare del contrario le dichiarazioni (in realtà abbastanza generiche) del presidente del Consiglio né le lodevoli intenzioni del Ministro degli Interni, se poi CSJX> nenti prestigiosi della maggiorana, un giorno sl e un giorno no, delegittimano. in nome del garantismo, i giudici palermitani in prima linea e mettono in discussione alcuni dei capisaldi fondamentali della lolta alla mafia (il regime di sorvcglian.ta speciale per i boss .e le norme sui pentiti). Un garantismo che mal si addice a capi mafiosi che hanno dimostrato, nel recente passato, di conservare in1atto, anche in carcere. un potere d'intimidazione e di morte, da cui la collettivit!Ideve pur difendersi. Non basta nemmeno. a dissipare dubbi e preoccupazioni, organiua.re nel nostro paese convegni internazionali sulla criminalità organizzata. se poi il Mezzogiorno viene espunto del tutto dall·agenda politica del governo e destinato ad una deriva economica che ne aggraverà le condizioni sociali, su cui, è facile profezia, la criminalità mafiosa potrà ulteriormente prosperare. 3) Non è difficile capire. alla luce di queste considerazioni, perché molti palcnnitani nutrano scarsa fiducia, per un riscatto della città, nella ··nuova" classe politica nazionale. È significativo, del resto. che quest'uhi ma goda dell'appoggio convinto (come hanno dimostrato le elezioni di man.o)di quei settori della borghesia locale che sono tra i maggiori resJXlnsabili dell'espansione e dello strapolere della mafia. Gli stessi che oggi invocano. non a caso, la fine della stagione dcll'''emcrgenla" antimafia. Le sperona di Palenno sono riposte ancora nell'opera di profonda bonifica istitul.ionale (rivolta oggi soprauuno contro la criminalità dei ··colletti bianchi", annidata nella pubblica amministrazione) di quei magistrati che hanno dimostrato più volte di voler resistere alla voglia di nonnalizza✓-.ione che si respira pesante non solo in Sicilia ma nell'intero paese. Sono legate all'impegno delle tante associazioni di base che nei momenti di maggiore pericolo si sono strette attorno al Palazzo di giustizia. come simbolo da difendere ad ogni costo nella lotta di liberazione dalla mafia. La ripresa attuale di Cosa nostra, per quanto non abbia colto di sorpresa quan1i non si erano illusi sulle vittorie parziali dello Stmo e l'arresto di alcuni boss. mette a nudo alcune deboleuc del movimento antimafia palermitano. Dimostra infatti, se ce ne fosse stato bisogno, che le grandi manifestazioni di massa, le pur importanti iniziative di pedagogia antimafiosa, i dibattili affollati non sono sufficienti, se non si accompagnano a profonde trasfonnazioni della socie1à, a modificare in modo duraturo comportamenti e pratiche illegali. Su questo si sta interrogando da tempo Palem10A11110 Uno, il cartello di tutte le organizzazioni antimafia del capoluogo, e la stessa Chiesa siciliana che sembra voler riscattare un passato di silenzio, se non di complicità. Su questo dovrebbe rineucre anche la Giunta progressista che rischia di dissipare buona parte di quel patrimonio di speranze che su di essa erano state investite appena un anno fa. Non solo per la crisi profonda del movimento politico di Orlando, la Rete, ma anche per la scarsa ·•visibilità" della politica di rinnovamento del Comune che pure. tra mille difficoltà. sta lentamente migliorando le condi1ioni di vita della città e imponendo una nuova etica pubblica. Quello che si richiede oggi a Palenno non è solo una buona amministrazione ma anche una seconda ''Primavera" che faccia nuovamente di Palazzo delle Aquile il punto di riferimento della pane più avanzata della società palennitana, del volontariato. dei centri sociali. di quanti cioè operano concretamente nel territorio. Se il vero terreno di contrasto della mafia rimane infatti quello dei diritti (al lavoro, alla salute. all'istruzione. alla casa ...), scn7..anuove fonne di partecipazione che diano voce ai bisogno dei cittadini. in particolare di quelli privi di risorse e di garanzie sociali, senza il risanamento delle grandi aree periferiche. ogni intervento rischia di essere vanificato dall'egemonia di Cosa Nostra. Poco si è fatto ancora in questa direzione. da qui bisogna ripartire.
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