Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

Alberi Camus SPAGNA,CONLARABBIA NELCUORE traduzionedi MarcelloFlores (Questo scritto di Camus è apparso in traduzione americana nel numero XIV-XV della rivista "Twicea Year". Non compare nella raccolta completa degli Essais pubblicata dalla Bibliothèquede la Pléiade anche se nella bibliografia lì acclusa compare come "L'Espagne libre. - Prèfoce. Calmann-Lévy, rcpris par "1Wice a year". Mancando l'originale, probabilmente un manoscritto anda10 perduto, si è fatta la traduzionesulla traduzioneamericanadi Louise Varese) Sono nove anni ormai che gli uomini della mia generazione hanno piantato con forza la Spagna nei loro cuori. Nove anni che è stata con noi come una ferita apena. Attraverso la Spagna hanno conosciuto per la prima volta il sapore della sconfitta; hanno scoperto, con una sorpresa da cui si sono a fatica ripresi, che è possibile avere ragione ed essere battuti; che la forta bruta può costringere lo spirito ad arrendersi e che vi sono tempi in cui il coraggio non riceve compenso. È senza dubbio per questo che molti nel mondo hanno vissuto il dramma della Spagna come una tragedia personale. Pochi hanno intuito che era la prima battaglia in una guerra a cui non ci avevano ·preparato né le nostre virtù né le nostre colpe. Anche chi non godeva del dono della profezia sentiva con tormento che si trattava della sua guerra, dal momento che era una guerra per la Libertà. Questo era esattamente, una guerra per la Libertà. Lo capimmo dai quotidiani, anche dai più riluttanti. Ci sono cose di cui oggi nessuno parla ma che, all'epoca, rimodellavano la storia col sangue. Almeno non abbiamo scordato che la guerra civile spagnola fu, in primo luogo, la rivolta di un Generale contro le istituzioni democratiche che un popolo aveva scelto liberamente. Non abbiamo scordato che questo Generale, mentre invocava Cristo, mandava co111roil popolo truppe marocchine e le legioni italo-tedesche nel nome della Santa Spagna. L'indignazione che afferrò i nostri cuori inesperti nel 1936 fu accompagnata dal senso di un'ingiustizia commessa che doveva essere vendicata con la massima celerità, se non si voleva che sul fianco dell'Europa restasse una ferita aperta il cui pus avrebbe po1u10diffondersi. L'ingiustizia, 1uuavia, doveva ricevere la ricompensa che le è sempre riservata su questa terra. La stampa pubblicò i comunicati trionfali degli squadroni aerei italiani fianco a fianco con quelli del Comitato di non intervento. La Repubblica spagnola fu minata nella sua forza, e di fronte alla rabbia e al dolore che non ci aveva abbandonato per tutti questi anni vedemmo con inquietO stupore lo spettacolo di un'ingiustizia che poco a poco aveva assunto proporzioni storiche ed era staia sanzionata dalla disfatta di un popolo e dalla codardia del mondo. Quel mondo, comunque, persiste nel chiamare legale ciò che è stato instaurato, mentre noi persistiamo a chiamare legale ciò che è stato scelto liberamente. Molte delle ragioni per le quali la guerra di Spagna ci ha CAMUS 75 perseguitato sono scomparse. La crudeltà di quella lotta ci sembra adesso quasi naturale dopo cinque anni di indicibile violenza. Ma resta la passione di un popolo e lo spettacolo di un'ingiustizia che non si è mai risarcita. Le ostilitA sono terminate, il buio di una dittatura si è dissolto, ma la Spagna è ancora nei nostri cuori. All'estremo del continente un quadrato buio ci ricorda ancora le ragioni di quella guerra, e quanto avessimo sbagliato a considerarla conclusa così come, nove anni prima, ci eravamo sbagliati nel non credere che era iniziata. La sconfitta del coraggio e la consacrazione dell'ingiustizia della storia sono un luogo comune in questo mondo. Forse, nel caso della Spagna, non saremmo così indignati se avessimo avuto coscienze più tranquille. Ma come avremmo potuto averle quando è impossibile dimenticare che Franco non è il solo responsabile per alcuni degli assassini che hanno scandalizzato ciò che era rimasto della coscienza dell'Europa? È per questo che la morie di Federi go Garcia Lorca ci appare meno sopportabile di quella di altri. Siamo entrati in un'epoca in cui ogni uomo può ragionevolmente auendersi di dover fronteggiare un giorno un plotone d'esecuzione. Siamo ancora in quest'epoca ed è naturale che ogni uomo libero sì debba preparare a una simile eventualità o, almeno, debba prenderla in considerazione valutando le sue probabilità e facendo l'inventario delle sue convinzioni. La morte di Lorca era in linea con l'ordine, un ordine odioso, sotto cui siamo vissuti fin d'allora. L'esecuzione di Granada fu il proclama che si era entrati in tempi cupi, in cui si può sparare ai poeti perché la loro esistenza è entrata in contraddizione con quella dei loro boia. Alcuni di noi, per lo meno, avevano iniziato a prepararsi invece di lamentarsi. Ma sembra che non fossimo preparati a sufficienza. Bisognava andare ancor oltre, rivendicare la nostra parte negli assassini e vedere Antonio Machado morire non appena uscito da uno dei nostri democratici campi dì concentrazione mentre qualche anno dopo Companys veniva consegnato a Franco da un Maresciallo di Francia per essere giustiziato a piacere. Come potremmo dimenticare? A causa di tutto ciò una faccia si è macchiata di sangue e sporcizia, la faccia della Spagna, che abbiamo nutrito così a lungo e da cui adesso non saremo mai partoriti. È per questo che dalla caduta di Barcellona sentiamo in noi da qualche parte una mancanza, un vuoto, un'attesa. In questo mondo chiamato libera1oc'è un paese da cui distogliamo ostinatamente gli occhi, perché ci parla di ingiustizia e rimorso. Noi agogniamo la pace ma la Spagna non ce la garantirà. Ma sarebbero cosl pesanti i nostri cuori se questa non fosse, allo stesso tempo, la patria di ogni passione e di ogni grandezza? È vero ho motivi personali per questa scelta. La Spagna è la mia seconda patria per legami di sangue. In questa Europa avara, in questa Parigi dove concepire una passione è così spregevole, è la metà del mio sangue che medita i sette anni di esilio, che desidera la sola terra con cui mi sento in perfetto accordo, il solo paese al mondo dove si riesce ad unire, in un'esigenza trascendente, l'amore e la disperazione della vita .. Non è solo una ragione personale a suggerirmi la speranza di una Spagna libera. Tutta l'intelligenza dell'Europa si volta verso la Spagna quasi sapesse che questa terra miserabile ha in sua custodia alcuni dei segreti regali che l'Europa, in un'abbondanza di guerre, rivoluzioni, epopee meccaniche e avventure spirituali, sta cercando disperatamente di formulare. Che Europa prodigiosa sarebbe senza la Spagna angustiata dalla povenà? Quale meraviglia più grande ha inventato l'Europa della luce intensa e sublime dell'estate spagnola, dove gli estremi si uniscono, dove

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