Linea d'ombra - anno XIII - n. 100 - gennaio 1995

macabro sorriso mostrava l'osso e comunicava un gelo di mone. E la lxmiglia dell'olio veniva spremuta dopo la fine. Si sparse la voce per la città che la salvezza fosse sul monte. E una mattina d'inverno ci avviammo verso Monte Mario due ore prima della luce. Pervenuti alle sue falde distinguemmo nel primo grigiore dell'alba delle ombre fre11olosedirette nella medesima direzione e che all'inizio della salita accennavano a divenire corrente. In cima quelle ombre che avevano preso compauezza salendo. si sparpagliavano persen1ieri e viottole, attraverso campi eoni verso dimore a un solo piano e senza letto al modo delle casette arabe. S ·indirizzavano dall'una ali' altra affannosamenie doJX)aver preso corpo, contorni e colore. Ognuna di quelle casette era meta di carovane che si aggruppavano davanti alle JX)rte,e nella luce già fatta si facevano alle soglie delle persone dall'espressione accigliata e dura di rimprovero verso l'ìnopJX)rtuno e moleslo pellegrinaggio. Dichiaravano a voce alta di non avere nulla e di non poter dare nulla a nessuno per nessuna ragione e a nessun prezzo. Non era vero. Alcuni privilegiati, o iniziali, dopo un basso parlamentare venivano fatti entrare sollevando un coro di proteste fra quelli che si trovavano supplicanti alle JX)ne.O se prestavano orecchio non avevano di che soddisfare le richieste. Si chiedeva farina e avevano solo del carbone, si chiedeva il carbone e avevano delle lenticchie. Si chiedeva la carne e offrivano le verdure, si chiedevano le verdure e offrivano le castagne. E in modo così ostile, così crudele che ci sentivamo colpevoli dì cercare il cibo e di aver fame. E se taluno perduta la calma davanti a codesti strani abituri incominciava a gridare, le porte si chiudevano er♦ meliche e dalla casetta non usciva un segnale. Destituiti di dignità umana si era giun1i al livello delle bestie in cui lo stimolo della fame governa ogni azione, e ci trovavamo davanti ad altre bestie in vena di rapacità. Ma il sorgere del sole che sopra i monti indorava la terra e le pinete prossime e lontane, e quelle zone di Roma vaticana nelle sue moli vetuste, facendo palpitare e brillare l'aria fredda e rattrappire il corpo divenuto assente demro la veste, dava un rapimento in cui diveniva bellezza e grandezza anche l'interiore avvilimento e disperazione, e faceva dimenticare la gita infruttuosa, la lunga via percorsa nel l'oscurità, la misera ragione che ci aveva spinti lassù a quell'ora, e il trattamento poco umano riservat0 a coloro che si aggirano per fame sopra la terra. Dopo ripetute esperienze con risultati trascurabili e inadeguati frutti, rinunziammo a quelle penose ricerche sui monti. Le braccia erano cadute stanche e insoddisfr111elungo il cor♦ po in cui si estingueva la fede. Ma la provvidenza non abbandona le proprie creature, equesta non è una bella immagine ma una for.1.a vera. Un giorno che andammo ad aprire, quasi presaghi per un colpo di campanello imperceuibile, vedemmo davanti alla porta un contadinello daJla faccia rotonda rossa e sorridente, con una grossa valigia che aveva posato sul pianerottolo delle scale. Credemmo sul principio chiedesse alloggio, oramai non c'era novi1à che potesse stupire. l'animo era aperto alle sorprese; invece no, e lo osservammo prima con indifferenza, quindi con curiosità. ''Vuole del pane?" disse il contadinello con un sorriso di salute che stuzzicava l'appetito già di per sé tanto impeninente. "E perchè no?". A questo punto strizzò un occhio ammiccando alla valigia che aveva posata vicino alle gambe. "Entrate, entrate pure.'' Presa la valigia sotto il braccio pareva di vederlo avvicinarsi al presepe. STORIE/PALAZZESCHI 61 Spalancata la valigia era piena di buon pane bianco ca;alin♦ go, sacchetti di farina candida come neve, fagiuoli, pancia di maiale e salsicce. Lo aspettammo dipoi tante volte, riuscendo ad affascinarlo di gentilezza e cordialità, stringendogli la mano con effusione. E non molti giorni da questa prima visita ne ricevemmo un'altra, quella di una donna con una valigia anch'essa, pareva d'essere diventati un albergatore; e anche lei strizzava un occhio, poverina, ammiccando alla valigia piena di carne. Da quel giorno, allri uomini, altre donne. vecchi, giovani, ragazzi e di media età: una processione. Eci sentimmo, alla fine, come il Bambino Gesù la none di Natale. Ma a differenza del Santo Bambino, indegni peccatori che noi siamo. ne mandavamo indietro la maggior pane e con maniere piuttosto esplicite. Li giudicavamo dall'aria, avevamo acquis1ato l'occhio clinico per respingerli o farli entrare. Oseremo aggiungere a nostro discarico che 1alecontegno non dipendeva da insufficienza di cuore ma di tasche, giacché al Santo Bambino tutti portavano qualche cosa, ma lui non pagava nulla, se avesse dovuto far come noi lo avremmo voluto vedere. Avreste detto che fra tale scorribanda di offerte si fosse stabilita una vera e propria concorrenza, una gara per far calare i prezzi: invece no. macché, la gara si era stabilita, ma per farli crescere. Più ne venivano e più si arrotondavano le cifre, e uguali per tutti senza eccezione, senza tare, senza polemiche. Il minimo appunto sul prezzo o sulla qualità delle derrate. faceva richiudere di colpo le allettanti valige col loro panorama tanto salubre. Venivano tutti di lontano, lontanissimo, avevano percorso strade impervie sono le bombe, sotto la mitragliatrice, avevano rischiato le mille volte d'essere uccisi, poverini, per portarci da mangiare. Richiesti, poi, se non incontrassero mai quelle famose squadre fantasma organizzate dal ferreo Duce, e di cui tutti parlavano con terrore, sorridevano bonariamente: ''Gli do un chilo di farina, gli do una lonza, una vescica di grasso, una ruota di pane ...", rispondeva il contadinello. ';Gli do mezzo chilo di car♦ ne" rispondeva la donna con voce avara. E altri con occhio sagace: "Gli allungo cento lire, non sto nemmeno a aprire le valige". E uno infine ci disse che una volta alla stazione era il vigile di servizio che si incaricava personalmente di trasportargliele. Questo servizio così pratico, così comodo e congegnato in modo ammirevole, presentava un solo inconveniente: il prezzo della merce. Un ultimo residuo dì pudore civico ci consiglia a sorvolare su tale argomento. Che cosa vuol dire quando ci si impunta a vivere. Ostinazione? Vigliaccheria? Curiosità? No. Un amore vero e profondo, non bestiale, di ques10 dono che soltanto i tedeschi e i bruti possono disconoscere e del quale, per una civiltà quasi millenaria ci eravamo creata una religione che non ci consentiva di morire con una bestemmia sulle labbra. Arrivati gli alleati, doJX) tante commedie, tanti sotterfugi e nascondigli, la borsa nera e quella bianca vennero portate in mezzo delle strade, alla luce del sole, i prezzi non migliorarono punto, anzi per la verità seguitarono a salire, ma almeno ci venne risparmiata l'ipocrisia e l'imbecillità. E ci vennero risparmiate quelle insopportabili file di ore per avere un cesto d'insalata o mezzo chilo di zucche, e spesso per non averle e nelle quali la popolazione, poco amante dell'ordine. si macerava nel litigio e nel livore. Con tante spaventose anni che si sono inveniate a nessuno è saltato in men1e di crearne una per far paura all'eco♦ nomia. L'economia risulta fino ad oggi il personaggio più coraggioso di tutte le guerre.

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